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STORIA - TRADIZIONI

Quel “Mondo Piccolo” di ieri

Castelmassa dedica una mostra (che presto approderà anche in Spagna) a Giovannino Guareschi, ideatore di Don Camillo

di Isora Furini

Ventaglio Novanta n. 10 1995 pp. 69–71

A Castelmassa una mostra singolare, che racconta per immagini, oggetti e diversi scritti la vita di Giovannino Guareschi. La rassegna è importante perché ci fa conoscere meglio il personaggio, ci fa penetrare nella sua psiche da cui traspare un'anima permeata dalla fede in Dio. È singolare per noi perché possiamo ripercorrere tappe non secondarie della storia del nostro tempo.

Si entra nella sala municipale e subito le stampe, gli scritti, le fotografie, disposte in bianchi spazi espositivi, fanno scattare la molla dell’evocazione, dell’abbandono emotivo e fanno capire molte cose a chi a quei tempi era così piccolo da non rendersi conto degli eventi.

“Tutto il mondo di Guareschi” si intitola questa rassegna. Fin dalla nascita del protagonista, (1908 a Fontanelle di Roccabianca nella bassa parmense) si ha in parallelo una pagina di storia sociale e politica del nostro paese. Vediamo nel primo pannello la costituzione delle prime cooperative rosse, gli anni del collegio “Maria Luigia” di Parma con Zavattini primo istitutore di Guareschi, primo promotore delle sue qualità e capacità d’umorista. Più avanti appaiono le vignette del Bertoldo con le didascalie e i trafiletti di giornale, che testimoniano una stagione felice per la satira nazionale. A fianco si legge: “1936-43 Milano. Alla scoperta di Milano… Io Margherita, una valigia di cartone e una maledetta voglia di lavorare”. “Io sono nato nella bassa parmense, vicino al Po, e la gente che nasce in quei posti ha la testa dura come la ghisa; arrivai a diventare redattore capo del Bertoldo, sul quale lavorò Steimberg. Era Steimberg il più grande grafico del mondo…” (da Beppe Gualazzini; Guareschi Milano 1981).

Scoppia la guerra e “…Io nel 1942 presi una grossa sbornia, perché mio fratello era disperso in Russia e non si riusciva a sapere niente di lui. Urlai quella notte, per le strade di Milano e dissi cose che poi trovai scritte su due fogli protocollo… poi allo scopo di togliermi dalla circolazione mi fecero richiamare alle armi il 9 settembre 1943. Scoppiato il pasticcio venni fatto prigioniero dai tedeschi a Alessandria e venni inviato in un lager polacco e da qui in altri lager…”. Così leggiamo sul pannello in alto, illuminato dalla luce diffusa della finestra e forse non a caso in quella posizione.

Finita la guerra una Patria disfatta, semidistrutta e non solo nelle cose, Guareschi sente che bisogna lavorare, ricostruire, dare soprattutto pace e libertà agli italiani. Eccolo allora impegnato nella politica e “fino agli occhi”, lui che si è sempre sentito indipendente.

E ancora a Milano partecipe alla fondazione di Candido; qui, vediamo le sue sferzanti vignette, documenti di un’efficacia straordinaria e invito alla libertà di pensiero.

Arriviamo ai pannelli che dipingono Mondo Piccolo, ovvero don Camillo: come sono nati i personaggi, l’ambiente, le storie così verosimili e non del tutto inventate “…la gente simpatica, ospitale, generosa, della bassa parmense, in riva al Po, aveva una intensa passione politica, …chissà, forse era colpa del sole che martella i cervelli durante tutta l’estate o della cupa nebbia che li opprime durante tutto l’inverno…” così scrive.

Nei cinema appare don Camillo e i personaggi vestiti di celluloide diventano i simboli di un’epoca.

In leggera penombra possiamo leggere le pagine più dolorose della vita dello scrittore: il tormento e l’amarezza provocati dal processo De Gasperi, i 400 giorni trascorsi nella prigione di S. Francesco.

Ancora da Guareschi di Beppe Gualazzini (Mi 1981) …dopo 400 giorni di prigionia Guareschi disse: “io non odio nessuno, ma non avrei mai pensato che gli italiani potessero essere così feroci contro un semplice giornalista”. Anche la libertà vigilata nella sua casa di Roncole Verdi è dura e su Candido il 22 ottobre 1961 il congedo ai lettori “…è successo che il vecchio Giovannino, passato senza danni in mezzo a tanti guai grossi, è scivolato su una buccia di qualcosa, …e gli dispiace immensamente dopo tanti anni, di lasciarvi”.

È interessante leggere l’articolo di Giorgio Bocca su Repubblica del 6 marzo 1981 “a fiuto, a naso, i nostri intellettuali avevano capito che quell’isolato, irsuto, anomalo scrittore della bassa padana aveva dentro di sé qualcosa di molto pericoloso: pensava con la sua testa, diceva la sua verità, discutibile, certo, nei contenuti e nello stile, ma una verità opposta al niente, alla menzogna, al conformismo, al sovietoamericanismo degli scrittorucoli che vincevano il premio Viareggio…”.

La rassegna, chiusa il 6 giugno, continua il suo viaggio per l’Italia e nel tardo autunno varcherà i confini per giungere in Spagna.

Perché questa mostra a Castelmassa?

Noi siamo legati a Guareschi: è un legame nato non solo dall’apprezzamento delle sue opere dove abbiamo trovato l’uomo leale, onesto, pulito, ricco di ideali e d’amore patrio, ma anche perché ha scelto fra le tante foto da lui scattate, nei suoi viaggi lungo il Po, sulla sua bicicletta arrugginita, quella della piazza di questo nostro piccolo paese, allora piazza Vittorio Emanuele, oggi piazza Libertà, e riprodotta sul frontespizio del don Camillo.

Forse questa nostra piazza rappresentava allora quel Mondo Piccolo, sociale, politico, religioso che Guareschi amava descrivere: la chiesa, originariamente costruita nella classica forma basilicale, testimonianza di antica fede religiosa, i portici dove la gente passeggiava dopo la messa o s’intratteneva nella giornata di mercato e la scritta, espressione di quel momento politico, “solo Iddio può piegare la nostra volontà, gli uomini e le cose mai”.

La cittadinanza di Castelmassa, riconoscente, gli ha dedicato una lapide per ricordare il suo incitamento a vivere con sincerità e profonda umanità.

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Come citare questo articolo

Isora Furini. “Quel “Mondo Piccolo” di ieri”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/quel-mondo-piccolo-di-ieri/

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