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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Nuovi ritrovamenti a San Basilio

A seguito di recenti indagini archeologiche, rintracciati antichi pavimenti con mattoni romani

di Simonetta Bonomi

Ventaglio Novanta n. 11 1995 pp. 12–15

I recenti lavori di restauro della chiesa di S. Basilio di Ariano Polesine, intrapresi su iniziativa dell'Amministrazione Provinciale di Rovigo e diretti dall'arch. Giuliano Stoppa, hanno fornito l'occasione per eseguire finalmente indagini archeologiche al suo interno.

Grazie ai finanziamenti elargiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è stato dapprima possibile realizzare una campagna di prospezioni per mezzo del georadar, curate dal dott. Sandro Veronese, che hanno rivelato la presenza di strutture antiche nel sottosuolo della chiesa. Nel marzo del 1994, poi, sono maturati i tempi per il vero e proprio scavo archeologico. Quest'ultimo, diretto per conto della Soprintendenza Archeologica da chi scrive, è stato eseguito dal dott. Paolo Bellintani con l'aiuto della Dott.ssa Cristina Vallicelli e la preziosa collaborazione del Prof. Ottorino Turolla, profondo conoscitore della storia di Ariano e di S. Basilio in particolare.

L'indagine archeologica, limitata all'area centrale dell'aula, ha dato risultati estremamente lusinghieri ed ha rivelato la storia lunga e complessa dell'edificio. Sotto i pavimenti di stesura recente sono dapprima emerse numerose grandi strutture tombali di mattoni a copertura centinata, collocabili entro un arco cronologico che va dall'avanzato XVI secolo alla seconda metà del XVIII secolo. È stata inoltre individuata una struttura muraria parallela alla facciata, ma arretrata di un paio di metri rispetto a quest'ultima, riferibile ad una fase costruttiva della chiesa forse precedente alla metà del XIV secolo, che prevedeva una planimetria ben diversa dall'attuale.

Ma il dato più sorprendente ed interessante è rappresentato dai due pavimenti rinvenuti ad una quota molto bassa, il più recente dei quali era celato da un imponente riempimento di sabbia pulita. Questa pavimentazione è costituita da mattoni romani riutilizzati, tra i quali erano stati inseriti lacerti di mosaici tardoantichi, ed è databile in epoca altomedievale.

Il pavimento più antico in coccio-pesto, coperto da un crollo di frammenti di intonaci policromi, potrebbe risalire addirittura ad un'epoca romana non meglio precisabile. Va infine ricordato che, per quel poco che è stato possibile vedere, questo pavimento appariva delimitato da un muro dalle superfici intonacate: la supposta fase romana comprenderebbe o un ambiente più piccolo di quella che sarà poi la chiesa oppure due ambienti contigui.

Si apre a questo punto la grave questione della conservazione in vista o meno dei resti portati alla luce. Da una parte sarebbe auspicabile, dopo aver ampliato le indagini, lasciare al pubblico la possibilità di vedere le testimonianze della storia millenaria di questa chiesa, tramite una soluzione che consenta la ripresa del culto, esigenza assai sentita dalla popolazione locale. Dall'altra va considerata preminente la necessità di conservare i resti nel migliore dei modi, per rispettare la quale sono da preventivare accurati lavori di restauro, di consolidamento e di sistemazione, che richiedono consistenti finanziamenti, per ora di difficile reperimento.

Va ricordato che l'importanza della frazione di S. Basilio non è circoscritta soltanto alla sua chiesa: si tratta infatti del sito archeologico di maggiore interesse del Basso Polesine.

Nota sin dal secolo scorso per gli oggetti antichi che affioravano dal suo sottosuolo, restituì agli inizi del Novecento un bell'émblema musivo di epoca romana, oggi non più rintracciabile, nonché alcuni vasellami paleoveneti provenienti con ogni probabilità da una tomba. Per decenni non vennero svolte indagini, finché lo sbancamento di un campo nella Tenuta Forzello non portò alla scoperta di una grande villa romana.

Dal 1977 al 1980 la Soprintendenza Archeologica per il Veneto condusse diverse campagne di scavo, dirette dal prof. Umberto Dallemulle prima, dalle dott.sse Elisabetta Mangani e Maurizia De Min poi. A quest'ultima spettò poi il fortunato compito di iniziare l'esplorazione di un importante abitato frequentato da genti greche, etrusche e venete nel VI sec. a.C., esplorazione che proseguì negli anni Ottanta ad opera del dott. Luciano Salzani della Soprintendenza Archeologica e del Prof. Daniele Vitali dell'Università di Bologna.

Da tutte queste ricerche è emerso un quadro di affascinante ricchezza storica.

Il sito, posto a ridosso delle dune costiere e lungo un ramo del Po, forse già frequentato nell'ottavo secolo a.C., fu scelto nel VI sec. a.C. da greci, etruschi e veneti come avamposto commerciale e per impiantarvi attività artigianali. La sua importante funzione di approdo portuale rimase anche nei secoli successivi, fino a che, con la costruzione da parte dei romani della via Popillia nel 132 a.C., non divenne anche un fondamentale nodo stradale sulla direttrice costiera nordadriatica, che comprendeva non solo tracciati terrestri, ma anche canali endolagunari.

S. Basilio è infatti identificabile con la mansio Hadriani, stazione di posta lungo il percorso della Popillia che segnava l'ingresso in territorio veneto. Entro la metà del I sec. d.C. la località divenne il punto di partenza di una nuova via, che, invece di addentrarsi nell'entroterra verso Adria, proseguiva dritta verso Nord lungo la costa per ricongiungersi al vecchio tracciato all'altezza di Chioggia. Questa strada era associata ad un sistema parallelo di canali tanto che era possibile navigare da Ravenna ad Altino. Una imponente struttura romana, fondata su pali di legno, interpretabile come un molo, è stata intravista nel 1994 nel corso di scavi per l'acquedotto. Si spera di poterla presto indagare più approfonditamente al fine di chiarirne meglio la natura.

Questa combinazione di vie d'acqua con vie di terra assicurò un duraturo successo alla nuova direttrice di traffico, che rimase vitale fino al crollo dell'impero romano, cosicché S. Basilio conservò il suo ruolo fino alla tarda antichità ed agli albori dell'alto Medioevo e non fu quindi un caso che vi fosse eretta allora una chiesa, affacciata su quella che verrà poi chiamata la via Romea, erede dell'antico tracciato romano.

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Come citare questo articolo

Simonetta Bonomi. “Nuovi ritrovamenti a San Basilio”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/nuovi-ritrovamenti-a-san-basilio/

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