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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Un sabato ad Adria

Il mercato: attrazione e pretesto per un itinerario turistico nella città degli Etruschi.

di Giuseppe Marangoni

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 8–13

Si sa che le donne stravedono per il mercato. C'è un fondo di convenienza, ma è soprattutto un divertimento. I commercianti ambulanti lo sanno e vivacizzano in tutti i modi le loro offerte. E poi, c'è soprattutto un senso di libertà, che permette di guardare, rovistare, scegliere e provare senza obbligo di comprare, un piacere che non ha prezzo!

Così, quando mia moglie ha ripetuto per l'ennesima volta il ritornello "Voglio andare al mercato di Adria", ho preso la palla al balzo: «Vengo anch'io».

Avevo già in testa di non assillarla con la mia presenza al mercato, ma di approfittare dell'occasione per andare a zonzo per la città. Così facemmo.

Appena il tempo di stabilire il punto e l'ora del nostro ritrovo dopo un paio d'ore, e già lei era assorbita dal vortice della folla attorno ad una bancarella di vestiti. L'aspettava un'impresa non agevole. Il vastissimo Corso Garibaldi è un mare di bancarelle!

Io mi avviai invece al Museo Archeologico Nazionale. Ho impiegato molti anni a superare la repulsione per i Musei che la scuola mi aveva instillato, per opera di insegnanti che a loro volta odiavano i musei. Quello soprattutto che mi ha convinto è la constatazione che non esiste l'obbligo di visitare il Museo pezzo per pezzo, ma che di volta in volta è bello e utile, quando ci viene voglia, andare a vedere poche cose. E ogni volta c'è un motivo diverso di interesse, di riflessione, di ammirazione.

Al Museo c'era una piccola comitiva di turisti accompagnati da una animatrice della Cooperativa Turismo & Cultura. Il modo di porgere e di interessare le persone non era quello delle normali guide turistiche. Ebbi la concreta percezione di quanto può essere importante un intervento di mediazione e di animazione culturale azzeccato. Una volta tanto il Polesine ti stupisce con un servizio di avanguardia!

Con fare leggermente "abusivo", per un po' anch'io mi sono accodato, ma poi ho preferito soffermarmi prima sul materiale etrusco e poi sui vetri romani: olle cinerarie, coperchi, brocche, fiasche, unguentari, lacrimatoi balsamici, esemplari di vetro stampato.

I vetri romani del Museo di Adria sono tra i più belli e rari attualmente visitabili in Italia. Penso alla famosa colombina (un originale contenitore di profumo dalla coda spezzata in seguito all'uso), alle due «murrine», composte di canne di vetro soffiato, multicolori, assemblate, e a tutti gli altri pezzi descritti anche nelle Guide.

Tornando verso l'uscita non ho potuto non soffermarmi sulle prime vetrine, contenenti vasi attici a figure nere e rosse, opera di famosissimi pittori greci del VI e V sec. a. C .. E guardandoli mi venivano alla mente i versi coloriti ed ironici di Gino Piva quando descrive queste raffigurazioni mitiche in una delle sue cante d'Adese e Po:

"Incoronà de pampani in testa,
vedo un bon dio che ride e no’ ghe bada
de córar scalmanà per la foresta
a drio d’Ariana per ciaparla in strada…".

Al piano terreno saluto il cavallino di Frattesina, giocattolo di bambino polesano di 3000 anni fa, e mi avvio verso la Chiesa della Tomba. Trovo ogni volta espressiva la terracotta raffigurante la Dormitio Virginis, anche se i colori sono molto consunti.

Alle ore 11.30 come d'accordo sono all'incrocio tra Corso Garibaldi e Corso Vittorio Emanuele II, davanti al «Sottoscala». Ma lei non c'è. Così decido di approfittare dei molti stuzzichini in evidenza sul banco, con un buon bicchiere di vino.

Eccola intanto che arriva entusiasta per gli affari e i risparmi, e si mangia un mezzo panino di ciabatta polesana croccante con la mortadella, seguito da un'ombra di frizzantino.

Invece di tornare in centro per il Corso, preferiamo fare "l'itinerario veneziano", quello delle calli e campielli che fecero denominare Adria la "Venezia del Delta". Vie strette, botteghe artigianali affacciate sulla strada, camini a dado.

Via 7 Camini, via Cannareggio, via Corridoni, via Terranova, riviera S.Andrea, riviera Matteotti, sguardo su ponte Castello, piazza Oberdan, via Buzzolla è sbuchiamo in piazza Garibaldi davanti alla Cattedrale. Entriamo. Uno sguardo al bassorilievo copto, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, in mezzo agli arcangeli Michele e Gabriele, al Crocifisso, su tavola stile bizantino del '600, e gli splendidi armadi intagliati della sacrestia. Mia moglie si fa mostrare dal sacrestano alcuni paramenti sacri conservati negli armadi, e non finisce di far meraviglia sulla preziosità del tessuto e la perfezione dei ricami.

Decidiamo di restare a pranzo ad Adria, e scegliamo un ristorante ricavato, con molto gusto, in una villa restaurata del primo Novecento, ai lati del Corso, il «Minuetto».

Per farla completa, dedichiamo il pomeriggio alle specialità. I preziosi paramenti della cattedrale avevano ispirato mia moglie. Andiamo a trovare le Suore dell'Istituto Canossiano, impareggiabili nell'arte dei pizzi e ricami, ordinando alcuni lavori.

Passiamo poi da Amelio Bertuzzi, di via Bindola, per acquistare un po' di miele di quello garantito e, per finire, una tappa allo spaccio dell'Adriatica, in via Cengiaretto, per la provvista di latte e formaggio fresco, ricotta e alcune confezioni dei buonissimi yogurt.

Sollevati nell'animo, ma ancor più nel portafogli, prendiamo finalmente la strada di casa.

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Giuseppe Marangoni. “Un sabato ad Adria”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-sabato-ad-adria/

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