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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Dove nidifica il fraticello

S.O.S. per la piccola sterna dalla fronte bianca

di Massimo Benà

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 24–27

Ancora una connotazione negativa per la natura del Delta del Po: nei lembi estremi del grande fiume, dove questo si sposa col mare, nidificava il fraticello, ma nel 1995 nessuna coppia ha portato a termine la covata.

Al profano verrà sicuramente da chiedersi se l'evento rappresenti un effettivo disastro per la più piccola sterna europea. La risposta ad un simile dubbio è purtroppo affermativa, e trova conforto nelle cifre le quali indicano che all'inizio degli anni '80 circa il 30% della popolazione di fraticello del paleartico occidentale (Europa ed Africa settentrionale) si riproduceva nelle spiagge del Delta.

Per chiarire meglio l'entità del danno va inoltre aggiunto che la specie è in calo generalizzato, tanto che già nel 1985 i ricercatori lo ponevano fra quelle per cui si rendevano necessarie misure prioritarie di conservazione. Occorre infine aggiungere che gli animali che non hanno portato a termine la cova nel nostro territorio non sono riusciti a farlo neppure altrove semplicemente per mancanza di aree idonee alternative o perché le stesse risultano già occupate da altre (poche) colonie.

Ma quali sono le cause di un simile, prevedibile, disastro? Molteplici e tutte riconducibili ad improvvide azioni della specie "Homo sapiens". Le aree in cui il fraticello è solito nidificare sono infatti soggette a forte pressione antropica sia per i continui interventi di regimazione idraulica, sia per le attività economiche insistenti nell'area (pesca e allevamento ittico), sia infine per la presenza di un numero sempre crescente di bagnanti e diportisti (purtroppo la nidificazione avviene nei mesi di giugno-luglio-agosto!).

Gli interventi di manutenzione e scavo dei canali e di consolidamento degli scanni hanno in parte alterato i siti riproduttivi rendendoli poco adatti alla specie. Alcune "barene artificiali", create dal Consorzio di Bonifica durante le opere di scavo, si erano inizialmente rivelate idonee alla cova, tanto che negli ultimi anni circa 1000-1200 coppie vi avevano portato a termine la nidificazione.

L'artificiosità di questi isolotti voluti dall'uomo ha però fatto sì che gli stessi si ricoprissero rapidamente di un manto erboso rendendo l'ambiente inadatto alla presenza del fraticello, il quale abbisogna di sabbia nuda per poter costruire il nido. Parallelamente i cespugli erbosi sono terreno ideale per ospiti più eclettici ed aggressivi quali il gabbiano reale ed il ratto che, peraltro, sono voraci predatori di uova e piccoli di altre specie.

Ad agevolare il degrado contribuisce purtroppo anche la Regione Veneto attraveso interventi di cosiddetta “naturalizzazione” delle barene. Questi lavori si riducono in realtà a discutibili piantumazioni di essenze vegetali che in buona parte crescerebbero spontaneamente e che sono causa di negative conseguenze sull’avifauna, in quanto favoriscono l’espansione delle specie più adattabili e banali a discapito di quelle più esigenti e di maggior pregio.

Esisono poi alcuni siti estremamente vocati alla presenza della specie che però sono sistematicamente invasi dagli esseri umani (bagnanti, pescatori e diportisti) con la conseguenza che l’animale tenta ogni anno di insediarsi per poi essere costretto alla fuga. Così nella punta Nord dello Scanno del Palo a Boccasette, ampia fascia sabbiosa ricoperta di conchiglie ed adattissima ad ospitare una nutrita colonia di fraticelli, il disturbo arrecato ha costantemente impedito la nidificazione. Nonostante la presenza di segnalazioni infatti, i bagnanti immancabilmente finiscono con il piantare i loro coloratissimi ombrelloni nel bel mezzo della colonia con le conseguenze che tutti possono facilmente immaginare. Eppure la zona di interesse si riduce ad un centinaio di metri su una spiaggia lunga circa due chilometri. Questa peraltro è una testimonianza diretta circa i vertiginosi livelli di sensibilità ambientale cui, alle soglie del terzo millennio, il popolo italiano si è elevato.

È dal 1989 che, assieme al Comune di Porto Tolle e ad altre associazioni ambientaliste, il WWF ha tentato di dar vita ad una qualche forma di tutela delle colonie di fraticello. In pratica di concerto con l’amministrazione comunale si sono delimitate le aree di nidificazione con tabelle indicanti il divieto di attraversamento e parallelamente si è fatta opera di sensibilizzazione. Ma tali misure si sono purtroppo rivelate del tutto insufficienti. Infatti, come sempre succede in mancanza di adeguati controlli, il divieto non è stato rispettato.

Anche se il quadro che ne esce è assai poco rassicurante per chi ha a cuore le sorti della natura, l’impegno a favore del fraticello continua. Nello specifico, il WWF ha provveduto a mettere al corrente di quanto sta accadendo tutti i soggetti interessati ovvero l’Amministrazione Provinciale, il Comune di Porto Tolle, Consorzio di Bonifica ed Azienda Regionale Foreste sollecitandoli a prendere adeguati provvedimenti.

Si è in particolare raggiunto un accordo con il Consorzio di Bonifica e l’Azienda Regionale Foreste, i quali hanno assunto l’impegno, nei lavori di scavo che nei prossimi anni interesseranno le lagune del delta, di assicurare anche la costruzione e la manutenzione di alcune barene artificiali a misura dell’avifauna che qui sosta e si riproduce.

Chiudiamo quindi con la speranza che la piccola sterna dalla fronte bianca e tanti altri amici alati possano ritrovare alla foce del Po il loro ambiente naturale e librarsi numerosi nel cielo del Delta.

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Massimo Benà. “Dove nidifica il fraticello”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/dove-nidifica-il-fraticello/

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