Cento anni fa, esattamente il 15 novembre 1896, con la collocazione del monumento equestre dedicato all’eroe dei due mondi, veniva inaugurata a Rovigo piazza Garibaldi.
La creazione dell’ampio spazio nel centro della città risale però alla prima decade dell’800, allorché fu deciso l’abbattimento della chiesa di Santa Giustina che occupava gran parte dell’area, poi denominata Piazza del Tribunale. E ciò in quanto il principale edificio (che sorgeva ove oggi si trova la Camera di Commercio) era il Palazzo Pretorio, sede rodigina degli edifici amministrativi e giudiziari della Serenissima.
E proprio nel Palazzo Pretorio ebbe termine il dominio della Repubblica Veneta sul Polesine, quando il generale Rusca, comandante delle truppe francesi, entrando vittorioso in città, prese possesso dello stabile l’11 Maggio 1797, arrestando Nicolò Venier, ultimo podestà veneziano a Rovigo.
Durante il dominio napoleonico, nel 1809, ebbe dunque luogo l’abbattimento della chiesa di S. Giustina. La sua soppressione, a differenza del destino di altre istituzioni religiose, non derivò però dai provvedimenti francesi volti ad incamerare nel pubblico demanio i beni ecclesiastici, ma di questi fu una conseguenza. Essendosi infatti reso libero il vicino tempio di San Francesco (forzatamente abbandonato dai frati Minori Conventuali direttamente colpiti – questi sì – dalle restrizioni francesi) il parroco di S. Giustina ottenne di poter trasferire in questo edificio sacro la sede della parrocchia. La vetusta chiesa di S. Giustina fu allora demolita, dando origine alla nuova piazza, ove fu subito trasferito il mercato degli ortaggi dall’attigua piazza maggiore.
Nella rappresentazione cartografica della città di Rovigo, realizzata nel sec. XVII da P. Mortier, di cui riproduciamo un particolare con l’area interessata, è ben evidenziata sia la chiesa di Santa Giustina (15), che l’ex Palazzo Pretorio (16): se quest’ultimo è stato sostituito dalla Camera di Commercio, della prima è oggi riscontrabile il tracciato perimetrale, ricostruito, con appositi marmi bianchi posizionati sulla pavimentazione della piazza una decina di anni fa, in occasione del rifacimento del selciato.
La scomparsa Chiesa di S. Giustina aveva radici storiche di tutto rilievo, costituendo essa la cappella del Palazzo Marchionale degli Estensi. Era qest'ultimo un edificio poliedrico, risalente al sec. XI, che si sviluppava tra le due piazze centrali, prima che i Veneziani vi dessero fuoco nel 1522, desiderando estirpare anche fisicamente il ricordo della signoria ferrarese in Rovigo. Dalla distruzione sono pervenuti fino a noi alcuni frammentari resti, individuati all'interno dell'albergo Canevone, l'antica "càneva", ovvero il deposito di provviste amministrate in città dalla Signoria ferrarese.
Circa il già citato Palazzo Pretorio, risalente al sec. XV, va detto che esso continuò a rappresentare la sede del potere giudiziario anche durante la dominazione napoleonica e la successiva asburgica, finché, nel 1851, cominciarono ad essere presentati progetti per il rifacimento dell'edificio, da adibire a sede della Camera di Commercio.
La costruzione del nuovo immobile procedette per stralci nel corso di vari decenni, presentando pertanto una pluralità di stili: se la facciata rispecchia un gusto tipicamente ottocentesco, all'interno troviamo un'impronta più moderna nel Salone del Grano, progettato alla fine degli anni venti dagli ingegneri Pavarin e Silvestri, con una maestosa volta vetrata e un pavimento a mosaico con riquadri geometrici. Di un certo rilievo artistico sono poi i bassorilievi rappresentanti allegorie del lavoro, alle due estremità della Sala riunioni al primo piano.
Nell'autunno del 1896, in quella che era chiamata piazza del Tribunale giunse, proveniente da Roma, la grande statua equestre di Garibaldi, opera significativa dello scultore Ettore Ferrari, noto non solo per le sue doti artistiche, ma anche per le sue posizioni politiche di sinistra, e pertanto ideologicamente vicino all'eroe dei due mondi.
L'inaugurazione del monumento, tenutasi il 15 Novembre del 1896, pur disturbata dal mal tempo, fu un successo per i larghi consensi di cui immediatamente godette l'opera. E, ancora oggi, il Garibaldi rodigino è ritenuto tra i più interessanti monumenti dedicati all'intrepido protagonista del Risorgimento. A poco valsero le critiche di quanti sottolinearono alcune licenze dell'artista, circa la foggia del cappello del generale e l'eccessiva coda del cavallo; altrettanto scarso seguito ebbero le osservazioni di chi riteneva sconveniente la magniloquenza del monumento, che oscurava la statua innalzata a Vittorio Emanuele una quindicina d'anni prima.
Ben tetragono, su un solido basamento, da un secolo Garibaldi domina la sua piazza, in sella ad un focoso destriero, forgiato dallo scultore romano in sintonia col carattere fiero dell'instancabile generale.
A dare un volto significativo e prestigioso a Piazza Garibaldi contribuirono nel secolo scorso altri due importanti interventi: l'erezione del Teatro Sociale e il rifacimento del Palazzo Bonanome, portati a termine rispettivamente nella prima e nell'ultima parte dell'800.
La progettazione del Teatro Sociale fu affidata, – da un'apposita società di palchettisti costituitasi nel 1816 – a Sante Baseggio che aveva al suo attivo altre esperienze nel settore. L'opera fu portata a termine in un solo biennio ed inaugurata il 12 Aprile 1819, con la prima assoluta dell'Adelaide di Borgogna, composta per l’occasione da Pietro Generali. Nel corso di tutto il secolo il teatro rodigino ebbe un ruolo importante nella vita culturale del capoluogo, ma nel 1902 un furioso incendio ne distrusse la sala, costruita in legno, lasciando fortunatamente indenne la facciata neoclassica. La ricostruzione dell’interno fu celere, puntando sulla solidità del cemento armato, materiale decisamente innovativo per l’epoca.
Da segnalare che il Teatro Sociale è divenuto, dal 1961, proprietà del Comune, che ha provveduto con continuità a commissionare interventi di restauro ed adeguamento alle sempre più esigenti normative antinfortunistiche. Presso gli uffici del primo piano, ove si trova anche il Ridotto, ha sede l’Assessorato alla Cultura che basa sul Teatro Sociale una parte considerevole della propria attività culturale.
In Piazza Garibaldi troviamo infine il bel palazzo Bonanome-Ravenna di origini secentesche. L’attuale struttura dell’edificio si deve ad Angelo Ravenna che, dopo averlo acquistato nel 1858, provvide ad un radicale intervento, innalzandolo di un piano, senza però incrinarne l’impronta veneziana. Raffinate decorazioni dei soffitti impreziosiscono l’interno della signorile dimora.
Dal 1951 il palazzo è sede del Consorzio di Bonifica, che, in una nicchia ricavata sul lato sinistro della facciata, ha collocato un busto di Giovanni Battista Casalini (1841-1923), instancabile propugnatore di consistenti interventi idraulici, specie dopo la devastante alluvione del 1882, nel corso della quale le acque dell’Adige allagarono buona parte del Polesine.
Una visita a Rovigo, per raggiungere piazza Garibaldi, dove tutto sembra parlare il linguaggio dell’800, è quanto mai auspicabile. Si avrà l’occasione di assaporare l’atmosfera di un’epoca, il cui più famoso interprete, l’indomito eroe dei due mondi, riuscì a dare un senso alla vita di tanti giovani, alla ricerca di una patria da costruire e di libertà da conquistare.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Piazza Garibaldi a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/piazza-garibaldi-a-rovigo/