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STORIA - TRADIZIONI

I misteri di Benvenuto Tisi da Garofolo

Va anticipato al 1476 l’anno di nascita del pittore rinascimentale, la cui antica dimora giace in stato di grave abbandono

di Claudio Garbellini

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 50–53

Fino a qualche anno fa, nessuno aveva mai messo in dubbio che il 1481, tramandato dal Vasari e dal Baruffaldi, fosse l'anno di nascita di Benvenuto Tisi detto "Il Garofalo", uno dei principali esponenti della pittura estense del '500, ma il ritrovamento da parte di Adriano Franceschini di alcuni documenti inediti negli archivi ferraresi ha fatto anticipare questa data.

Spulciando nell'archivio notarile antico di Ferrara, Franceschini si è infatti trovato tra le mani un atto del 22 marzo 1502 nel quale il pittore, insieme con uno zio paterno, agisce personalmente nei confronti di alcuni creditori.

Poiché per stare in giudizio occorreva avere raggiunto la maggiore età, che gli Statuti ferraresi fissavano in 25 anni, è evidente che, se fosse nato nel 1481, il Tisi era ancora minorenne, per cui l'anno di nascita deve essere anticipato e, citando Emanuele Mattaliano, uono dei massimi esperti del "Garofalo", "dovrebbe ragionevolmente cadere fra il 1476 e il 1477".

Nel corrente anno, dunque, secondo la retrodatazione, cadrebbe il 520° anniversario della nascita di Benvenuto Tisi, le cui origini sono controverse non meno di quanto lo siano quelle della sua casa natale a Garofolo, la frazione di Canaro che è posta sotto l'argine del Po, a metà strada fra il capoluogo e Polesella.

Chi da Rovigo è diretto a Ferrara lungo la statale 16, può individuare quella che si ritiene, se non proprio la casa natale del pittore, certamente quella della sua secolare famiglia. Essa sorge sulla destra dell'incrocio di Garofolo e quando non c'è il mais alto nel campo antistante, il lungo edificio parallelo alla statale è ben visibile al viaggiatore nella sua linea tipicamente contadina e nel suo stato di estremo degrado.

L'abitazione, oltre ad essere stata dimora dei Tisi, è importante perché ivi nel 1874 è nato Galileo Davide Beghi, medico e deputato socialista del periodo matteottiano.

Tornando a Benvenuto Tisi va detto che l'anticipo della data di nascita, generalmente accettato dagli studiosi, contrasta però notevolmente con la biografia del Vasari che incontrò due volte il Tisi e che lo descrive precocissimo nell'arte pittorica tanto da convincere il padre a consentirgli di lasciare gli studi letterari per dedicarsi alla pittura frequentando prima la bottega di Domenico Panetti e quindi, nel 1497, quella di Boccaccio Boccaccino, da cui il pittore approdò alla lezione classica di Raffaello che mai rinnegò nonostante i successivi influssi manieristi.

Se la data di nascita di Benvenuto Tisi non trova conferme definitive, va detto che nemmeno il luogo di nascita nella Transpadana, e a Garofolo in particolare, vede concordi storici ed esegeti¹. Ma i garofolani, da parte loro, da sempre si ritengono concittadini del “Raffaello ferrarese”, alla cui figura sono molto legati.

A tal proposito è da ricordare l'iniziativa che nel 1843 ebbe un discendente del pittore, Benvenuto Tisi di Crespino, livellario dei conti Massari: egli, nel concedere in sub livello a Bernardo Beghi l'appezzamento su cui sorgeva e c'è tuttora la casa tisiana, si riservò il diritto di collocare un busto del suo celebre avo nato fra quelle mura. E ivi, nel 1872, il conte Gherardo Prosperi, presidente della Società di Belle Arti di Ferrara, accompagnato da tutte le più importanti autorità cittadine, tra la musica della banda e i festeggiamenti popolari, fece apporre una lapide commemorativa.

Questo succedeva mentre il Cittadella rendeva pubbliche le sue perplessità sul luogo di nascita di Benvenuto. Il fatto fa dunque pensare a quanto fosse radicata, al di qua e al di là del Po, la convinzione, o se si vuole la tradizione, dell'origine transpadana del Garofalo.

In quella casa i Beghi assolsero l’obbligo contrattuale di conservare il busto del pittore e la lapide fino al 1935, quando, essendo necessari consistenti restauri all’edificio, concordarono con il podestà di Canaro di cedere al Comune la porzione di casa prospiciente la contrada “Poatello”, ora via B. Tisi, in cambio di uno stallino con fienile da costruire a cura e spese del Comune sul versante opposto dell’abitazine.

I restauri, finanziati dal Comune, dalla Provincia e dall’Accademia dei Concordi, furono ultimati nel 1937 e solennizzati con una grande manifestazione celebrativa durante la quale il presidente della Concordiana, Ugo Zannoni, consegnò “il sacro mausoleo di gloria” al podestà di Canaro.

Quanto fosse concreta, oppure solo simbolica, quella consegna, rimane uno dei misteri tisiani.

Due anni dopo, l’immobile, vincolato fin dal 1923, fu accatastato all’Accademia dei Concordi, mentre i Beghi cominciarono a custodire la nuova stanza tisiana, incaricati e compensati dal Comune che, contemporaneamente, avviava le pratiche burocratiche per la stipula della transazione concordata in precedenza.

Inspiegabilmente, allo stato degli atti e delle ricerche, quella transazione non è mai stata conclusa e definita con un rogito notarile, per cui la casa è rimasta ai Beghi che nel 1987 l'hanno ceduta ai coniugi Turatti di Garofolo.

Un'accurata indagine catastale ed ipotecaria sull'immobile ha provocato un po' di sorpresa e nuove perplessità: censito al foglio 28, mappale 82, l'edificio consta di tre subalterni, dei quali il sub. 3 è la "stanza natale" del pittore, accatastata all'Accademia dei Concordi.

Nell'atto del 1987 risultano, però, ceduti, oltre al terreno circostante, i locali indicati con i sub. 1) e 2), ma non il sub. 3), come se quest'ultimo non fosse nella proprietà dei Beghi, mentre nel 1991 i Turatti cedono a loro volta la casa ai coniugi Bergamini, compreso anche il sub. 3) che non compariva nel precedente rogito.

Cosa sia successo non è dato di sapere, ma, sia pure in linea teorica, viene da chiedersi di chi sia la stanzetta dedicata a Benvenuto Tisi: del Comune, in forza di una transazione di cui non c'è traccia? dei Beghi che non l'hanno venduta ai Turatti? dei Bergamini che l'hanno acquistata dai Turatti, oppure, tornando indietro nel tempo, della Accademia dei Concordi che nel 1937 la consegnò al Comune?

Tante domande senza risposta per una storia controversa che pure appare risolta da quell'ultimo rogito che ne attribuisce la proprietà a privati.

Se si pensa alla lunga serie di atti pubblici che hanno avuto per oggetto quella casa, che probabilmente esiste ancora grazie agli interventi manutentivi operati dalle istituzioni pubbliche, sembra impossibile che sia tutto finito così.

La casa che, restaurata e ripulita dopo l'alluvione, è stata per anni meta di scolaresche e di appassionati di arte, ora è chiusa perché pericolante, e questo stato di abbandono è doloroso perché ad essa è legata la straordinaria vicenda di un grande artista, le cui opere sono esposte nei più importanti musei e pinacoteche del mondo.

È tempo di restituire al Garofalo la sua casa avita" ha scritto recentemente Toni Cibotto ed è questo l'auspicio dei garofolani e di tanti che amano questa terra polesana e la sua storia.

NOTA

1 L'ultima ad occuparsi, in ordine di tempo, del Garofalo con uno splendido volume edito dalla Cassa di Risparmio di Ferrara è stata Anna Maria Fioravanti Baraldi che, riprendendo la tesi dello storico ferrarese Luigi Napoleone Cittadella, propende per la nascita non a Garofolo, bensì a Ferrara, condividendo il parere del Neppi e del Mazzariol.

Il Cittadella, contrariamente al Frizzi, al Manini Ferranti e al nostro Bocchi, è dell'opinione che il Tisi sia nato a Ferrara "perché fin dal 1465 i suoi antenati furono aggregati alla nostra cittadinanza nella persona di un Domenico, figlio di Folco Tisi".

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Come citare questo articolo

Claudio Garbellini. “I misteri di Benvenuto Tisi da Garofolo”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-misteri-di-benvenuto-tisi-da-garofolo/

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