Inverno 1989, bar Sport di Castelmassa, punto d'incontro dei giovani. La porta del locale che dà sulla strada lentamente si socchiude e appare, dapprima una zampetta, poi un musetto, che, spingendo a gran forza, spalanca la porta; entra un gattino spaurito, affamato; si ferma immobile, in posizione di fiuto; grandi occhi gialli perlustrano con lo sguardo persone e locale.
– Mandalo fuori! –
– No, perché, non vedi che è affamato? –
– È vero, diamogli qualcosa -.
È un susseguirsi di domande e di proposte mentre il gatto vien preso in braccio, lisciato, coccolato, sfamato.
Diventa il micio del bar e viene chiamato Camillo, forse per "onorare" il sindaco in carica, signor Camillo Greghi; lo stesso sguardo sornione, furbetto e profondamente riflessivo.
Il gatto è di tutti, gestori del bar e clienti, e sembra giusto e doveroso che tutti contribuiscano al mantenimento.
Sul banco del bar viene messo un rudimentale barattolo per le offerte ed ogni giorno, una coccolatina al gatto, una tiratina di baffi e, immancabilmente, l'offerta nel barattolo, che si riempie, si riempie, trabocca.
Col passar dei mesi i soldi raccolti diventano un bel gruzzolo. Gatto Camillo mangia, si rimpinza, ingrassa, e il gruzzolo diventa sempre più grande.
Così nel luglio dell'89 viene aperto un libretto di risparmio al portatore intestato a: "Gatto Camillo".
I ragazzi del bar si entusiasmano, pensano in grande e sognano di fare una vera opera socio-umanitaria; ma per realizzarla occorrono soldi, tanti soldi, non sono sufficienti quelli raccolti nel barattolo.
Ecco allora i giovani che nel tempo libero si riuniscono, programmano e agiscono.
Nel 91, per legalità e trasparenza si costituisce regolarmente l'Associazione Culturale "Gatto Camillo Friends".
– Perché associazione culturale se in realtà è a scopo umanitario? – chiedo a Roberto il gestore del bar, a Nicoletta e a Massimo.
– Per aprire la mente all'arte, alla musica, allo sport, alla storia locale, alla cultura in genere, educare, divertire e trarne vantaggio economico a beneficio di chi ne ha bisogno … –
I ragazzi parlano con calma, misurando le parole, toccano situazioni che scavano dentro l'anima, destano emozioni che fanno riflettere.
Sono talmente schivi nei tratti, nel comportamento, da far pensare che il bene più profondo è quello che s’esprime in ombra, al solo servizio di una forza interiore proiettata verso chi soffre e ha bisogno di aiuto.
E vengono programmati e organizzati concerti, spettacoli, corsi d’inglese, di chitarra.
Si ricercano le radici attraverso documenti del passato e si allestisce un album: “Castelmassa Immagini” con annotazioni tratte dall’archivio comunale e parrocchiale; l’album vola, come si suol dire, a offerta libera, perché ogni abitante trova la Castelmassa del passato, il fascino dei vecchi tempi, a volte distrutto dall’incuria, vedi villa di campagna dei marchesi Crispi o dall’insensibilità verso la storia, vedi palazzo Guerrini, demolito per far posto al “condominio Silvano”.
Viene preparato un calendario, con procedimento serigrafico, illustrante opere di autori locali, che riscuote un enorme successo.
Si collabora con la Caritas, dando risposta insieme a richieste d’aiuti.
Per il corrente anno è in programmazione un corso di Internet, mentre in collaborazione con l’Istituto d’Arte di Castelmassa si stanno ponendo le basi per una struttura polivalente da realizzare sotto la loggia del Teatro Cotogni. Verrà poi allestita una bancarella dell’usato di libri e fumetti.
Oltre alle iniziative culturali volte alla raccolta di fondi, c'è stata la raccolta di vestiario, di alimenti e medicinali, per le popolazioni della ex-Jugoslavia e per gli alluvionati del Piemonte.
Vengono mandati contributi ad una missione del Malawi in Ruanda; a Telethon.
È stato acquistato materiale didattico per la scuola materna, elementare, media.
La scuola elementare, grazie al contributo di Gatto Camillo, è ora dotata di un'aula di lingue e di computer con due tastiere speciali per un bimbo disabile.
I ragazzi dell'associazione culturale Gatto Camillo sono sempre in continuo fermento di attività, sempre disponibili, pronti a trovare il tempo per il susseguirsi di iniziative, che devono dare risposta alle incessanti domande che si presentano.
E il Gatto Camillo?
Non si vede più, un giorno se n'è andato, in silenzio com'era venuto.
Forse era venuto dal cielo "a miracol mostrare" e ora da lassù, di notte, fra le costellazioni, i suoi grandi occhi gialli hanno acceso una nuova stella, splendente e luminosa, che ci indica il cammino della Bontà.
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Come citare questo articolo
Isora Furini. “Un gatto chiamato Camillo”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-gatto-chiamato-camillo/