Nel libro "Il Moro", diario di Tonino Donà, si può leggere: «Allora, quando il Moro s'imbarcò con i suoi familiari nell'avventura del turismo … la spiaggia, di sabbia finissima, era larga non più di 30 metri e d'inverno, quando il vento mulinava, questa sabbia veniva sollevata in aria a formare piccole nuvole che nascondevano il volo delle marzaiole, dei fischioni, dei germani reali e di mille altri uccelli … Quando nel '49 Ulderico Donà, detto il Moro, costruì la prima baracca, che il vento invernale faceva traballare, e i dieci primi spogliatoi, i rosolinesi erano stupiti e un po' guardinghi. Che futuro avrebbe avuto quella spiaggia?».
Soltanto quattro anni dopo, sulla Gazzetta Padana del 21 luglio 1953, nella Cronaca del Polesine, si trova scritto: « … perfino da Milano e da Torino arrivano le belle bagnanti». Oggi Rosolina Mare (agli albori "spiaggia di Boccavecchia") attrae circa il 90% del turismo di tutta la provincia di Rovigo, il suo nome compare sulle riviste specializzate ed è sinonimo di vacanza per turisti italiani e stranieri. L'opera del Moro, il "pioniere", non può però dirsi conclusa. Rosolina Mare ha potenzialità tuttora inespresse. Quale futuro allora? Lo chiedo a Renzo Ghezzo, presidente dell'Assagaime, organismo che raggruppa un cospicuo numero di agenzie della località balneare.
«Il futuro si giocherà in modo determinante sulla zona demaniale, sia per l'ampiezza sia perché stanno per scadere le concessioni quarantennali. Se si riuscirà a mettere a punto un progetto unico per tutta l'area, Rosolina Mare avrà grandi chances per i prossimi anni».
Com'è il presente?
«La nostra località balneare, messa come è adesso, non è altro che un vasto dormitorio e non offre quei servizi di qualità che si possono trovare in altri luoghi di villeggiatura. La bellezza dell'arenile, il fascino della pineta, sono elementi che vanno a nostro vantaggio e che difficilmente si trovano da altre parti. Nonostante che, negli anni tra il '65 e il '75, si sia costruito in maniera un po' disarticolata, l'ambiente non ha subìto quei danni facilmente riscontrabili in altri litorali della costa italiana. Dal punto di vista della ricettività, riqualificate alcune case e alberghi, possiamo senz'altro competere con la concorrenza. Quello che manca lo si può definire con una parola sola: il divertimento. Bisognerebbe riuscire ad applicare, ad una località che può ricevere circa 40mila turisti, almeno un po' della mentalità che si trova, per esempio, nei villaggi turistici più famosi e pubblicizzati dai media. In primo luogo serve una animazione degna di questo nome. Il turista non viene più per fare esclusivamente le sabbiature o per restarsene ore sotto il sole. Ha bisogno di qualcosa in più, ogni anno, e si aspetta sempre motivi che suscitino in lui curiosità, interesse, voglia di farsi coinvolgere. Se anche non ha il desiderio di fare una determinata "cosa", è importante che quella "cosa" ci sia. L'assessore provinciale al Turismo, Antonella Bertoli, ha lanciato l'idea, insieme all'Ascom, di prendere alcuni animatori per movimentare la vita sull'arenile e nell'immediato entroterra. Un modo per mantenere "viva" la popolazione turistica. E la prima cosa che mi viene in mente, per dare uno sfogo a questa vitalità, sono le escursioni in bicicletta per le nostre valli da pesca, uno dei luoghi più suggestivi dell'intero delta».
Si è spesso affermato che nella nostra spiaggia mancano i servizi. Può fare un esempio di questa lacuna?
«A
Rosolina Mare esiste un'area che è stata adoperata in passato come discarica per materiali edili e che è stata posta sotto sequestro per alcuni anni. Il Comune aveva deciso di risanarla dando il via alla realizzazione di un centro sportivo. Un'azione di recupero che doveva rendere questa zona interessante: piscina, arena per gli spettacoli, chiesa, parcheggio (eterno problema), parco con dei percorsi vita. Per ottenere questo si sono messi insieme tutti gli operatori turistici. Il progetto è stato bocciato dalla Sovrintendenza dei Beni Ambientali di Verona. Una risposta negativa anche quando i nostri propositi andavano nella direzione di modificare quello che poteva non andare bene. L'ecologia ha molta importanza (e infatti abbiamo combattuto contro la realizzazione di una fabbrica di pesce a Porto Caleri), però va detto che su 25mila metri solo 2mila erano da edificare. Se l'ambiente è così importante, valeva allora la pena di costruire altre case tanto a Rosolina Mare quanto a Albarella? Quel centro sportivo serviva per migliorare l'immagine della nostra stazione turistica e quindi, se mancano i servizi, la colpa non è certo tutta degli operatori. L'amministrazione pubblica, non intesa come Comune, ha le sue responsabilità».
Che dire del turismo dell'Est?
«Il turismo dell'Est è stato fondamentale, anche se è considerato da tutti un turismo povero, che non spende (si portano dietro anche gli alimenti). Però va ad occupare quelle fasce di stagione (maggio, giugno, settembre) in cui difficilmente ci sono italiani o tedeschi, cioè i maggiori fruitori della nostra spiaggia. All'inizio, qualche anno fa, cecoslovacchi, ungheresi arrivavano solo con il pullman. Ora il 50% arriva con la propria auto e ciò sta a significare che le loro condizioni di vita sono migliorate, che hanno uno stipendio più alto. Quest'anno probabilmente il loro afflusso calerà leggermente perché il loro amore principale resta la Croazia e la costa dalmata, ma è un turismo che non si deve trascurare e che va coltivato: vedere la spiaggia funzionante anche a fine settembre dà l'idea di una situazione viva».
Rosolina Mare e Parco del Delta: come vede questo binomio?
«Considerata la nostra ricettività, la nostra posizione geografica, Rosolina Mare potrà senz'altro giocare un ruolo primario e trarne dei benefici. E qui bisogna sgombare il campo da una enorme bugia. Lo scorso inverno, al Bit, la Borsa del Turismo di Milano, Comacchio si vendeva come "Il delta del Po". Basta prendere una cartina in mano e anche uno sprovveduto può accorgersi che è un'affermazione falsa. E qui le colpe sono della Regione Veneto che è stata a guardare».
Nel 1995 l'afflusso turistico ha battuto ogni record. Uno studio condotto dall'Università di Padova diversi anni fa si domandava: "Il turismo a Rosolina e Albarella: risorsa o consumo?". Pare evidente che la risposta dovrebbe essere una sola: risorsa, e non solo per il territorio rosolinese ma anche per tutta la provincia. Detto ciò, suscita qualche perplessità, se non addirittura pensieri peggiori, il fatto che Rosolina non abbia più una Azienda di Promozione Turistica. Con la nuova legge il numero delle APT è stato ridotto. Questo non si discute, ma Rosolina non vede neanche più comparire il suo nome (è stata creata infatti l'APT di Rovigo). Nome che hanno invece mantenuto altre località balneari del Veneto come Eraclea.
È una scelta che penalizza la cittadina balneare e che andrà sicuramente rivista con l'istituzione del Parco del Delta del Po. Un milione e 513mila presenze, suddivise quasi alla pari tra italiani e stranieri, devono pur essere messe su qualche piatto di una bilancia. Il turismo può essere un cardine per l'economia polesana, un autentico volano. Va capita la sua valenza e messa in atto una sinergia di forze: operatori turistici, amministratori locali, Provincia e Regione. Bisogna saper conservare il turismo classico, e nello stesso tempo è necessario andare alla ricerca di nuove opportunità che sappiano sfruttare la bassa stagione, di nuovi elementi che sappiano legare interessi diversi: ambientali, storici, economici e artistici. Solo in questo modo la "spiega" del Polesine, cominciata poeticamente tanti anni fa da Gino Piva, potrà dirsi avviata sulla buona strada.
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Come citare questo articolo
Simone Martinello. “Le “chances” di Rosolina”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-chances-di-rosolina/