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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Col Kayak lungo il fiume

Il tempo minaccioso non ha ostacolato l’annuale raduno di canoa e kayak nel Delta

di Luca Zenari Canè

Ventaglio Novanta n. 14 1997 pp. 38–41

Anche per la nona edizione del "Raduno Nazionale di Canoe e Kayak" svoltasi lo scorso Giugno nel Delta del Po, è stato scelto, come base logistica, l'ostello "Rifugio Parco del Delta" di Gorino Sullam. La struttura di accoglienza si trova infatti in una posizione ideale per raggiungere in breve tempo diversi ambienti naturali caratteristici alla foce del fiume, ed inoltre presenta servizi pensati per un turismo giovane e dinamico. Molti partecipanti hanno scelto di pernottare nelle proprie tende e di cenare tutti insieme, in una gran tavolata, per rafforzare le amicizie vecchie e nuove.

Il tempo non era dei migliori: il cielo nuvoloso ed un fastidioso vento non invogliavano ad uscire in barca, pertanto si temeva in una sensibile riduzione dell'affluenza dei partecipanti.

Al nostro arrivo però, nel primo pomeriggio del sabato, abbiamo avuto una piacevole sorpresa.

Sulle auto, molti kayak e, gradito ritorno, un paio di canoe canadesi che da qualche anno non si vedevano più a questi appuntamenti. Si trattava di alcuni ragazzi della provincia di Mantova, e di un gruppetto di Padova che volevano interrompere il loro programma di discese torrentizie con un più tranquillo itinerario nelle calme acque del Delta.

Un breve giretto per salutare i vecchi ed i nuovi conoscenti e poi subito a montare le tende per la notte. Il vento di Scirocco rendeva le operazioni leggermente più difficili del solito costringendoci a fissare una massiccia dose di picchetti.

Alle ore 15.30, le canoe ed i kayak sono già in acqua, a pochi metri dal ponte di barche che collega Gorino Sullam con Santa Giulia, sulla riva sinistra. È questo l'avvio del nostro itinerario, con destinazione il faro di Goro.

Per la prima parte del tragitto discendiamo il Po di Gnocca (o della Donzella) verso l'isola del Bacucco costeggiando la riva destra, cosparsa di baracche ed attracchi per le barche dei pescatori, notando la strana posizione di un piccolo peschereccio: poi verremo a sapere che è stato tirato in secca in seguito ad un incendio.

Prima di arrivare alla diramazione che forma l'isola del Bacucco ci accorgiamo di una serie di blocchi di cemento e acciaio che spuntano dall'acqua per tutta la larghezza del fiume, con un rilevante aumento della corrente.

Si tratta di paratie metalliche che vengono alzate a partire dal fondo quando il Po non porta molta acqua. In questo modo si evita all'acqua di mare di salire il fiume (cuneo salino) e di arrivare fino agli impianti di depurazione e di irrigazione rendendoli inservibili.

Proseguiamo nel nostro tragitto con crescente difficoltà, a causa del vento che si fa più forte mentre ci avviciniamo al mare, prendendo il ramo di destra che porta all'Isola dei Gabbiani.

Un airone rosso dopo averci superato atterra, scomparendo nel fittissimo canneto, mentre bellissime garzette sostano adagiate su un isolotto, ricoperto di ramaglie.

Gli amici di Padova sono piacevolmente stupiti dal numero e dalla varietà di uccelli che, nonostante il tempo avverso, incontriamo strada facendo ed apprezzano sempre di più il nostro ambiente ogni qualvolta imbocchiamo un ramo d'acqua più stretto fra le canne palustri.

Un gran numero di gabbiani vola sopra le nostre teste sfidando il vento, e devo dire che ci riescono molto meglio di noi.

A poca distanza scorgiamo il mare, ma l'impetuosità delle onde ci fa desistere dall'affrontarlo, pertanto ripieghiamo, voltando ancora a destra, infilandoci in un grosso "paradelo" per sbucare nel vicino ramo del Po di Goro.

Qui il vento e le onde sono più forti che mai, ma la meta ormai è vicina: il Faro di Goro spunta tra la vegetazione della spiaggia invitandoci a raggiungerlo.

Superato velocemente il Po di Goro, che proprio qui versa le sue acque nell'Adriatico, scendiamo sulla spiaggia, ed in pochi minuti raggiungiamo il Faro.

Noto con piacere un miglioramento della struttura rispetto a qualche anno fa: una cooperativa di pescatori ha ristrutturato i locali alla base del Faro ricavandone un bel ristorante.

Non ci sono strade per arrivarci, ma i gestori hanno ovviato a questo inconveniente con un servizio di traghetto che collega il Faro ad intervalli regolari con la vicina strada.

Approfittiamo della sosta nel locale per ristorarci, bevendo qualcosa e facendo quattro chiacchiere con i gestori. Un pescatore, stupito per la nostra "impresa", ci rassicura informandoci che il vento sarebbe molto diminuito di lì a poco, e ci racconta qualche fatto di vita vissuta.

Decidiamo di fare ritorno all'ostello ed uscendo dal locale ci accorgiamo immediatamente di quanto l'aria si sia calmata: approfittiamo di queste ore di pace per fare una passeggiata sulla spiaggia ed osservare, in modo discreto, l'unica colonia di beccacce di mare del Polesine.

Lo spettacolo è valso la camminata: centinaia di beccacce volano da tutte le parti facendo un incredibile fracasso con il loro caratteristico verso.

Torniamo indietro, reimbarcandoci per il ritorno. L'assenza di vento ci permette di guardarci attorno con più calma e di gustarci le sfumature del Delta nel tardo pomeriggio.

Durante la vogata del rientro, che alleggeriamo con amichevoli chiacchiere, abbiamo un tenero incontro: tra le canne della riva, un piccolo di cannaiola chiama i genitori per il cibo, attaccato saldamente ad una canna palustre appena sopra il pelo dell'acqua. Data la giovane età non riesce a volare e questo ci permette di avvicinarci per osservarlo.

Ben presto decidiamo di lasciarlo in pace, togliendogli la vista dei nostri "barconi" che sicuramente lo hanno terrorizzato.

Il viaggio continua chiacchierando fin quasi al ponte di barche dove scendiamo per tornare all'ostello.

Una veloce doccia per ritemprarsi, e poi tutti a cena per una tavolata in allegria, dove animatamente si raccontano le esperienze fatte in diversi fiumi, barzellette e di tutto un po'. La serata continua anche quando vengono spente le luci, tutti attorno al fuoco del camino esterno per cantare fino a tarda notte al suono di una chitarra.

Al risveglio troviamo una brutta sorpresa: piove a dirotto, ed un vento freddo ci fa desistere dall'affrontare il secondo itinerario, più lungo, che ci avrebbe portati nella Sacca di Scardovari.

Passiamo qualche ora a chiacchierare, sperando in un miglioramento, ma la giornata purtroppo volge al peggio. Non resta che smontare le tende, salutarci e fissare l'appuntamento per il prossimo anno.

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Come citare questo articolo

Luca Zenari Canè. “Col Kayak lungo il fiume”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/col-kayak-lungo-il-fiume/

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