La indizione del Giubileo del "tertio millennio adveniente", voluta dal Papa pellegrino Giovanni Paolo II per l'anno 2000, porta inevitabilmente, con la spinta al miglioramento spirituale, insita nei privilegi giubilari concessi dal Pontefice, a ripercorrere la storia cristiana dei singoli e delle Comunità di appartenenza. Da parte nostra abbiamo voluto ricercare le origini delle prime comunità cristiane nel territorio polesano, partendo dai più deboli "segni" della loro presenza, per poi allargare lo sguardo fino alla soglia della formazione della Diocesi, risalente ai primi secoli della Chiesa, e del suo definitivo consolidamento, avvenuto attorno al sec. IX.
Gli atti ufficiali fanno risalire la costituzione della Diocesi di Adria a cavallo dei sec. IV-V. Tale datazione è confermata anche dagli eminenti studiosi che hanno curato la colossale Mostra di Rimini dal titolo emblematico "Dalla Terra alle Genti". L'importante rassegna, con l'ausilio di documenti ineccepibili e di immenso valore provenienti dai principali musei del mondo, ha cercato (a nostro avviso con successo) di raccontare per la prima volta al vasto pubblico l'avvincente storia del sorgere e del diffondersi della religione di Cristo nei primi secoli della nostra era. Proprio le tesi sulla diffusione del messaggio evangelico, svolte dagli studiosi che hanno predisposto la Mostra di Rimini, ci confortano nelle considerazioni che avvicinano sempre di più il cristianesimo adriese e polesano ai tempi apostolici.
Gli elementi per appoggiare tali affermazioni sono:
– la viabilità romana assai sviluppata nel territorio adriese, come d'altronde il suo celebre porto;
– la positiva qualifica della città, fin dall'inzio del I secolo a.C. sede di "municipium" con diritto di suffragio da parte dei suoi cittadini (i quali godevano diritti politici pieni) ascritti alla Gens Camilia, appartenente alla Decima Regio Augustea che, con la riforma amministrativa di Diocleziano, si chiamerà Provincia Venetia et Histria. I cittadini adriesi avevano inoltre il privilegio di consenso senatoriale e, in Adria, erano presenti tutte le magistrature amministrative;
– la presenza, ancora viva in Adria, di una forte tradizione che celebra il passaggio del Principe degli Apostoli.
– la scoperta, durante gli scavi del 1978 (finanziati dalla Pro Loco di Adria e diretti dal prof. Umberto Dallemulle) di interessanti reperti archeologici, con simboli cristiani, nella località di San Basilio o Ariano Vecchio (La Mansio Radriani della Tabula Peutingeriana).
Si tratta evidentemente di vari elementi concomitanti che hanno indotto studiosi insigni come Mons. Gino Marchi (1) (il quale però non poteva conoscere i risultati degli scavi del 1978) ad avanzare l'ipotesi, sempre più probabile, di un avvicinamento delle origini cristiane della Diocesi adriese ai primi tempi della Chiesa. Adria dunque che, secondo M. Tocellan fu “…già prima dei romani ciò che Venezia fu nel Medioevo: la porta di accesso di nuova civiltà”(2), potrebbe aver costituito il punto di passaggio del Cristianesimo verso una parte della Padania. Ci sostiene in questa affermazione G. Bellinati (3) il quale scrive “Si ha l’impressione che le grandi strade romane (Annia, Altinate, Postumia, Popilia, ecc.) siano venute dopo la “via del mare” nella diffusione del Cristianesimo, non soltanto ad Aquileja, ma anche a Padova…”. “Questo – afferma lo studioso dopo aver ricondotto il primo Cristianesimo friulano e veneto ad una sia pur lontana provenienza afro-mediterranea – con “quegli empori di merci e di idee che furono i grandi porti”.
La provenienza afro-mediterranea (Alessandria d’Egitto) non deve destare meraviglia se si considerano le molte concomitanze tra i simboli usati dalle chiese (intese come comunità) di Aquileja e di Alessandria le quali, ad esempio, per quanto riguarda il Credo (4), si diversificano su almeno tre punti da quello romano.
Secondo quanto afferma poi Emilio Spagnolo (5), la presenza di orientali e di romani tra i primi vescovi ed i primi martiri di questa regione potrebbe costituire una ulteriore conferma della introduzione, verso il II o III secolo, del Cristianesimo per via marittima ad opera di commercianti, pellegrini, missionari o catechisti itineranti a contatto con queste terre.
La tesi del Cristianesimo venuto dal mare potrebbe trovare riscontro nel breve cenno degli Atti degli Apostoli (cap. XXVII) riferito a San Paolo " … qui navigavit in Adria … ". Più verosimilmente nel mare Mediterraneo.
Quella che collega il Cristianesimo adriese a San Pietro o, comunque, ad un suo discepolo, è una affermazione che non ci sentiamo di escludere a priori in quanto tramandata da una forte tradizione orale. Il culto di San Pietro, sempre presente in Adria, è stato espresso, nel tempo, in varie forme:
– la dedicazione della Cattedrale (Ecclesia Sancti Petri), condivisa solo da qualche secolo con San Paolo;
– l'emblema della Comunità, riprodotto in un sigillo del X secolo;
– un antico quartiere urbano;
– l'antico Consorzio di bonifica, pure condiviso con San Paolo;
– la collocazione, sulla cuspide del campanile settecentesco dell'immagine benedicente del Principe degli Apostoli a protezione della città;
– infine la grande devozione rivolta a San Pietro durante le terribili epidemie dei secoli XIV e XV (6).
Tradizioni così forti non possono essere del tutto trascurate. Proprio le tradizioni rappresentano "l'archivio dei popoli" (7) e ci hanno permesso di conoscere importanti aspetti dell'antichità.
Oltre alle comunicazioni marittime va sottolineata l'importanza delle strade, da sempre veicolo di civiltà.
E la viabilità, assai diffusa, ha permesso l'introduzione nel tessuto sociale romano, dei primi testimoni della Religione Cristiana.
L'Atria romana, ben servita da una importante rete di strade, può, a ragione, essere allineata ai centri della X Regione (Venetia et Histria) nei quali vanno ricercate le prime Chiese.
Se può apparire esile la tradizione del passaggio di Pietro (o di Paolo, che ha molto viaggiato tra le prime Comunità) o di un loro discepolo per il porto di Adria, l'introduzione del messaggio evangelico da Ravenna, assume sempre più valenza storica con la progressiva acquisizione di elementi probanti.
Già nel II secolo prima di Cristo Adria aveva raggiunto, presso Roma, una notevole importanza strategica e commerciale, essendo al centro di un crocevia che permetteva di raggiungere celermente i centri più sviluppati del Nord-Est. In particolare questi collegamenti vennero consolidati nel 132 a.C. con la costruzione della via Popilia (8), per opera del Console Publio Popilio Lenate allo scopo di collegare la Via Flaminia (che da Roma raggiungeva Rimini) con gli altri centri dell'Impero, attraverso le vie consolari che introducevano nella Venetia (Annia, Altinate, Claudia, Augusta, ecc.).
Più tardi, forse in epoca Claudia, fu costruito un percorso alternativo più breve il quale, secondo la Dr.ssa Bianca Maria Scarfì (9), " … lungo i bordi della laguna veneta raggiungeva Altino, dove si innestava nella primitiva Annia … ".
La tesi, accolta dal Bocchi, che assegnava a Sant'Apollinare la missione di primo evangelizzatore, non solo dell'Emilia ma anche del territorio adriese (partendo da Ravenna su preciso incarico di San Pietro), deve ormai essere definitivamente tralasciata trattandosi di affermazione imprecisa sotto il profilo storico se non altro perché, come afferma Mons. Gino Marchi (10), Sant'Apollinare è stato primo vescovo di Ravenna verso il 200. Attraverso i ritrovimenti e gli studi più recenti in questo campo, specialmente relativi al territorio di Ariano, si possono ora avanzare con maggiore tranquillità le ipotesi precedenti che fanno scendere la datazione della prima presenza cristiana nel territorio adriese dal V al IV secolo.
In questa affermazione ci conforta il recupero, avvenuto durante gli scavi del 1978 nella zona di San Basilio di Ariano Polesine, di tre interessanti reperti costituiti da:
– una moneta centenionale databile tra il 354 e il 361,
– un anello munito di sigillo,
– una lucerna in bronzo a forma di colomba,
tutti contrassegnati dal simbolo di Cristo, tanto caro ai primi seguaci di Gesù ed a Costantino il Grande ("in hoc signo vinces … ") e databili attorno alla metà del IV secolo.
Questi ritrovamenti, che si aggiungono all'abbondante materiale fittile coevo, di importazione nordafricana (lucerne con il crismon, palmette, pesci, ecc.) (11) non hanno valore probante circa la presenza di comunità cristiane nella zona durante il IV secolo: essi costituiscono, tuttavia, una traccia importante che avvicina sempre di più le origini della Diocesi Adriese al tempo degli Apostoli.
Le considerazioni fin qui svolte non sono che tenui indicazioni, a nostro avviso necessarie, per affrontare il tema più concreto della Diocesi nella storia.
Nasce la Diocesi
Nei primi secoli la penetrazione del Cristianesimo è lenta, specialmente nella regione Veneta dove, a poco a poco, la nuova dottrina sostituisce, quasi con naturalezza, le vecchie credenze sorprendendo, con un procedere poco appariscente, persino le stesse autorità romane. Queste, con violente persecuzioni, tentano invano di frenare un processo ormai troppo avanzato.
I primi Martiri cristiani delle Venezie si registrano attorno al 250, con la grave persecuzione di Decio. Santa Giustina, forse originaria del territorio adriese, subì il martirio a Padova nel 304, durante la persecuzione voluta da Massimiliano. Subentrerà poi la pace di Costantino (l'editto che diede libertà alla Chiesa è del 313).
Con la piena libertà di culto sancita da quell’atto imperiale, il Cristianesimo avrà possibilità di espandersi in tutti i centri maggiori dell’impero. Con il secolo IV, dunque, l’assetto delle diocesi venete può considerarsi definitivo (12).
Abbiamo visto che gli studiosi ormai sono concordi sulla nascita della diocesi adriese a cavallo del IV secolo. Alcuni accenni sulla presenza a Ravenna, nel 426, del Vescovo di Adria, derivano da Girolamo Rossi, Agnello, Biondo, Sabellico, San Giovani Angelopte ed altri.
Questa data, in cui Valentiniano III (424-455) avrebbe riconosciuto il Vescovo adriese suffraganeo del Metropolita di Ravenna, è stata ripresa in un recente studio di Mons. G. Orioli (13) nel quale sono citati i vari autori che hanno riferito l’avvenimento.
Mons. Gino Marchi (14) pensa che la nascita della Diocesi di Adria sia contemporanea a quella di Mantova, sorta nel IV o V secolo. I Vescovi adriesi non sono citati nei Sinodi romani del 499, 501, 502, ma questo fatto non può mettere in dubbio l’esistenza, a quelle date, della Diocesi. Gli stessi Sinodi vedevano assenti anche tutti i Vescovi dell’Istria e della Dalmazia, titolari di Diocesi già da tempo costituite.
La loro serie “ufficiale” inizia con San Coliano (martirologio di San Beda) il quale, secondo fonti attendibili, sarebbe apparso non più tardi del 600. Prosegue con: Gallionisto o Gallinostio che partecipò con certezza al Concilio Lateranense nel 649; Bono (prima metà VII secolo); Giovanni (seconda metà VII secolo); quindi, Leone o Leoperto (860); Teodino (877?); Paolo de’ Cattanei (920) di Lendinara, il quale, impugnata la spada, alla testa del suo esercito, si scontrò con i Veneziani a Loreo, nel 1009, subendo una pesante sconfitta. L’elenco prosegue, ininterrotto, fino all’attuale Presule Mons. Martino Gomiero, novantaseiesimo della serie.
Le prime costruzioni cristiane
• La Basilica della Tomba in Adria
Sappiamo che le prime costruzioni cristiane sorgevano in aree cimiteriali o in case donate alla Comunità dai nuovi convertiti che intendevano seguire, anche nella povertà, l'esempio di Cristo. Con una simile premessa, viene spontaneo ricorrere alla Basilica della Tomba di Adria, la cui struttura si trova nella parte sud della città attuale, appena ai margini dell'abitato antico e si imposta sopra un'antica area cimiteriale romana, come attesta lo stesso toponimo "de tumba", da cui trae denominazione la Basilica.
Confermano questa origine anche numerosi ritrovamenti tombali, tra cui la celebre lapide risalente al I secolo d.C. che ricorda il "Collegium Nautarum", una corporazione locale della gente di mare.
• Il Battistero di San Giovanni alla Tomba
Fino al 1478, a lato della Basilica, è documentata la presenza di un battistero già esistente fin dal sec. VII (come attesta una iscrizione che cita il Vescovo Bono). Era dedicato a San Giovanni ed è stato demolito per lasciare spazio al costruendo Monastero delle suore Agostiniane, dedicato a Santa Maria della Vittoria. Si sa che i primi battisteri venivano costruiti nelle immediate adiacenze delle cattedrali e servivano per tutte le chiese dei dintorni.
Se pensiamo, dunque, che buona parte dei più importanti monumenti paleocristiani adriesi, compresa la formella copta del IV secolo (con iscrizioni del V) che ricorda il Concilio di Efeso (431), provengono per buona parte dalla zona adiacente alla Basilica della Tomba, possiamo supporre che quella possa essere stata la prima Cattedrale.
Possiamo aggiungere ancora qualche elemento: la tradizione vuole che nelle adiacenze della Tomba esistesse la "clausura episcopi adriensis" alla quale si accedeva per l'attuale via Cavallotti, denominata, un tempo, "via o strada canonica", forse perché di lì passava il Vescovo con il suo seguito di canonici.
• La Cattedrale in zona “Castello”
La bolla di Papa Giovanni X (920), imponeva al Vescovo la ricostruzione della cattedrale (ecclesia Sancti Petri) distrutta da "perfidi cristiani" (probabilmente orde di barbari, forse ungheresi). Il sacro edificio venne riedificato in una zona diversa, appartata rispetto all'abitato antico di Adria, oltre il ramo nord del Canalbianco, dove risultava più facile costruire delle protezioni, ma anche perché, nel frattempo, era stato introdotto l'uso di costruire le cattedrali fuori dai centri abitati.
Questa tesi contrasta con quella che vuole la prima cattedrale costruita sotto quella attuale, impropriamente denominata "cripta". Per poter stabilire la funzione del sacello sottostante l'area della cattedrale attuale, bisogna affrontare e risolvere un problema di datazione degli affreschi (molto rovinati) che ricoprono la parete a forma di abside.
Alcuni studiosi recenti fanno risalire gli affreschi con medaglioni di apostoli al IX-X secolo, altri più antichi si sono spinti al sec. VI-VIII. Il Corepiscopo Mons. Orioli, attuale cappellano della Camera dei Deputati, nel corso di una sua visita ad Adria, ha individuato una consonanza con gli affreschi di Aquileja (sec. IX-X) confortato in questo dalla presenza del pallio sopra i paramenti degli Apostoli, distinzione canonica introdotta verso la seconda metà del primo millennio.
• La chiesa romanica di San Basilio
Accogliendo la tesi della introduzione del Cristianesimo polesano da Ravenna, è facile affermare che il veicolo principale non può altro che essere stato costituito dalla "via Popilia" ai cui bordi, in località San Basilio, venne costruito un oratorio in stile romanico. Quella piccola chiesa avrà certamente ospitato i "romei", cioè i pellegrini che da ogni parte si recavano a Roma per lucrare le indulgenze ed i privilegi spirituali del Giubileo o Anno Santo, istituito per la prima volta nella Chiesa da Papa Bonifacio VIII, avvenimento ricordato da Dante nella Divina Commedia. Quella antica strada consolare fu chiamata in seguito Romea, a testimonianza di un percorso di fede. Per questo, in occasione del prossimo Anno Giubilare, potrebbe essere riscoperto quel percorso ancora oggi contrassegnato da piccoli e grandi "segni" di appartenenza ad una Storia ultramillenaria.
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Come citare questo articolo
Aldo Rondina. “Le sorgenti del cristianesimo ad Adria”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-sorgenti-del-cristianesimo-ad-adria/