Di questo illustre figlio dell'Adria prima metà del novecento, è stato scritto e detto da molti, tanto più di richiamo elogiativo la sua persona, quanto più umile ed intenso il suo operare nei diversi campi della cultura, della musica, delle lettere e del buon governo. Un procedere, nella vita, segnato tanto dalla luminosità di una sapienza di profondo umanesimo, quanto dall'umiltà derivante dalla consapevolezza di un transito terreno caratterizzato da un immenso amore alla sua terra polesana ed alla sua Adria in particolare. Con uno spirito dettato dal francescanesimo più puro, il suo cammino procede, con competenza sostenuta da massima lealtà, esempio di limpida rettitudine, gratificato dalla stima di chi gli sta intorno.
Questo un primo rilievo del ritratto di Giuseppe Cordella, nato il 3 aprile 1886 da una delle famiglie della migliore aristocrazia adriese. Il padre Nicolò era avvocato di apprezzata eloquenza e notorietà nell'intera provincia, la madre Augusta Miotto, lendinarese, era stata un "angelo" della famiglia, sopportando, con fede generosa, lunghi anni di malattia che la resero, nella docile sottomissione, riferimento sublime per l'educazione dei figli.
Giuseppe Cordella si congiunse in matrimonio, nel 1914 a Maria Elisabetta Meyer di Basilea, e nacquero i figli Augusta, Enrica e Nicolò, tuttora viventi, le prime ad Adria, il figlio a Roma, tutti custodi di un patrimonio di virtù e di sapienza che sanno proporre ad esempio di vita a quanti hanno, come me, la fortuna di conoscerli e di frequentarli. La stessa fortuna che mi ha fatto conoscere il loro padre negli ultimi anni quando la nobile, ascetica figura, percorreva le strade della sua città soffermandosi spesso ad ammirare quegli aspetti che gli palpitavano nel cuore.
Una moltitudine di ricordi animavano la sua vita, percorsa tanto saggiamente, e segnata da indelebili tracce ciascuna delle quali impressa con una luminosità che gli anni non cancellano e che, nella tarda età, quando i lunghi bianchi capelli ne sottolineavano il distinto aspetto, venivano a confortare un meraviglioso passato.
Laureato in giurisprudenza, sensibile dotato musicista, brillante scrittore, fu spesso chiamato quale dotto conferenziere in Italia ed all'estero dove alle comunità di emigrati portava, con gioia, l'affetto della patria e dove i circoli letterari più prestigiosi se ne contendevano l'accolturata eloquenza. Ma l'immagine di Giuseppe Cordella non è semplice da delineare perché eclettica la sua versatilità ed impegnata la sua opera in estesi settori.
Assessore alla pubblica istruzione ad Adria, apportò, per primo quei necessari ritocchi di collegamento fra i diversi momenti di studio, tali da crearne quella necessaria organicità per una completezza di educazione. Realizzò la prima palestra ginnica coperta e potenziò la scuola "arte e mestieri".
Supportò il suo operato con l'avvicinamento della scuola a quei nuovi sostegni visivi cinematografici che il tempo proponeva e del film educativo fece strumento di sviluppo ed ausilio ad una più moderna educazione. Fu elogiato relatore al primo Congresso Internazionale del Film Educativo con una tale intuizione pedagogicodidattica che lo fece chiamare a far parte dell'Institut de la Coopération Intellectuel. Non poté accettare l'incarico come non poté sempre accettare le molte proposte di prestigio che gli pervennero da eminenti personalità, ambienti ed organizzazioni italiane e straniere.
Dotto umanista si espresse non solo con elevate conferenze ma con luminosi scritti, e mai trascurò di sostenere ricercatori e studiosi meritevoli di attenzione facendo pubblicare, fra l'altro, a sue spese, quello studio dell'indimenticato insegnante Jacopo Zennari su "Adria e il suo territorio attraverso i secoli", del quale fece dono alla città. Sostenne l'Istituto Musicale "A. Buzzolla" di Adria, lui stesso buon musicista ed autore di eletti brani musicali e lirici. Propugnatore di ogni opera che venisse a migliorare il vivere quotidiano, convisse con le diverse forme di governo che si alternarono alla reggenza della nazione, scevro da scelte demagogiche, ma, con obiettività ed onestà, servitore della sua patria abile, generoso e convinto.
Una generosità che mai mancò di esternare con le opere, non limitandosi a retoriche e vuote parole, ma supportando sempre, con fatti, il suo amore ad Adria che ebbe, così, in dono, il grande palazzo della famiglia Cordella nel centro città, per farne, con la tutela della Fondazione Nicolò ed Augusta Cordella (suoi genitori), quel civico museo che ricompose i reperti e raccolte dei Bocchi divenendo prima sede del grande Museo Archeologico Nazionale del quale bene si gloriano i polesani tutti.
Ma quanti altri favori elargì Giuseppe Cordella!
Al Comune donò una grande area a sud della città per costruirne case popolari, le attuali "case rosse", oggi in procinto di nuova ampia ristrutturazione. Altro terreno e cospicua somma di denaro offrì perché si costruisse un grande campo sportivo, palestra di sana educazione per i giovani ed in particolare, sottolineava, per i "Giovani Esploratori Cattolici". Ed ancora si privò, per la sua città, di un ampio centrale terreno che consentì il completamento della circonvallazione ovest, l'attuale via Badini, permettendo anche la costruzione della Casa dei mutilati ed invalidi di guerra, nell'attuale via Angeli. Non mancò di sostenere, a proprie spese, l'Opera Maternità ed Infanzia che, colpita dal fallimento della Banca di Sconto alla quale aveva affidato le sue sostanze, si era trovata in seria difficoltà. Dono suo alla città il terreno dove sarebbe sorto l'attuale nuovo grande Museo Archeologico Nazionale e sua l'area adibita, attualmente, a grande parcheggio a sud del Museo, primariamente donata perché vi si costruisse la "Casa del Balilla".
Elargì, ancora, somme di notevole consistenza per la costruzione delle case popolari ed in particolare per l'edificazione della prima "Casa per Lavoratori" da dedicare a Padre Reginaldo Giuliani, eroe della Patria. A proprie spese regalò ad Adria la bella riproduzione marmorea del testamento del Duca d'Aosta, oggi, all'interno della Chiesa S. Andrea Monumento ai Caduti, ed ancora curò un elegante album con foto e motivazioni della "Medaglia di Guerra" dei cittadini adriesi, oggi custodito nella Biblioteca Comunale insieme all'altra donazione di preziosi volumi del Thiers sulla "Storia del Consolato e dell'Impero".
Non dimenticò le chiese e, rientrato ad Adria dopo un soggiorno romano, per vivere nella sua città gli ultimi anni di vita, fece restaurare ed abbellire, nella Basilica dell'Assunta, quella pregiata Cappella del "Dormitio Virginis" che, con delicato richiamo all'antico percorso di fede cittadina, vedeva disposte alcune fra le più preziose opere della grande chiesa. Neppure sarebbero mancati sostegni finanziari alla Cattedrale ed alle sue opere di carità.
Ma torniamo più da vicino sull'uomo di sapienza. La sua elevata cultura gli valse il riconoscimento di umanista e studioso di statura internazionale. Divenne membro dell'Accademia dei Concordi di Rovigo e, già nel 1927, direttore dell'Ufficio Stampa di Ginevra e direttore del Centro di Cinematografia Educativa a Basilea.
Venne chiamato a creare una cattedra di lingua e letteratura italiana all'università di Utrecht in Olanda e fu Console d'Italia a Rotterdam. Per lungo tempo critico musicale del Corriere della Sera a Milano, venne, con insistenza, richiesto dalle autorità della regione a Venezia con offerta di alti incarichi ai quali rinunciò per restare, nell'età avanzata, vicino alla sua gente e terra polesana. Ricevette riconoscimenti dalla Casa Reale dei Savoia e fu nominato Cameriere di Spada e Cappa dalla Corte Pontificia.
Di tanta nobiltà si segna il tempo di Giuseppe Cordella che gode a lungo della vicinanza della illustre sposa Maria Elisabetta Mayer di Basilea, aristocratica donna della Svizzera tedesca che, nell'affiancarlo con dignità, elevatezza di cultura e delicata sensibilità, ne accompagna il cammino con quei tratti di squisita discrezione che elevano la famiglia Cordella a quella espressione di opere e di cuore che, degnamente, oggi i figli custodiscono e perpetuano.
Giuseppe si addormenta in Cristo nel 1970 con la serenità di una vita spesa per la sua famiglia e per la sua gente.
Tutto è stato compiuto con modestia ed umiltà perché le grandi opere vanno supportate da questi due cardini fondamentali ad un loro mantenimento nel tempo.
Una figura veramente esemplare che lo studio, nel tempo, delle opere, va sempre più ad avvalorare quale profondo umanista, insigne letterato, uomo di convinta fede religiosa e di munifica stagione. Ne ha goduto, per prima, la sua città natale, quell'Adria che per l'insigne figlio rimase sempre, come lui stesso usava sottolineare, "costante punto di riferimento ideale del mio itinerarium vitae".
Lo scorso anno, venticinquesimo dalla sua dipartita, il Centro Studi "Agnese Baggio" e la città bassopolesana, ne hanno voluto richiamare la memoria con particolari momenti di omaggio, ed era giusto, era di dovere il farlo, perché una città che non abbia espressioni di riconoscenza per quei suoi figli che, con amore ed opere ne elevano la grandezza, manca di rispetto per sé stessa e per la storia.
Oggi noi portiamo Giuseppe Cordella nella memoria e nel cuore e, così, ci commuovono quei semplici episodi che le figlie Augusta ed Enrica ci raccontano allorquando, piccine, col padre e la madre, presenziavano al rito di partenza della transumanza che, dalla vicina Loreo dove erano le terre di proprietà, portavano gli armenti ai pascoli nella propizia stagione.
Per i genitori diventava, quello, motivo di insegnamento e richiamo ai figli della benevolenza del Creatore. Così ci esalta il cuore la figura di mamma Maria Elisabetta quando, con Giuseppe, invitata a pranzo dalla grande famiglia patriarcale Ingegneri, che governava le loro terre ad Adria, volle al tavolo tutte le donne della famiglia, cosa inabituale per il tempo, poiché alle stesse veniva solo riservato un compito di servizio.
Personalmente mi sovvengono, con grata memoria, i momenti in cui l’avvocato Giuseppe Cordella mi fermava, per strada, per avere notizie del suo “grande amico”, lo zio Libero, giornalista di grandi testate nazionali, anch’egli da qualche anno scomparso. Era occasione, quella, per aprire più ampie considerazioni sulla nostra amata Adria e sul nostro Polesine.
E mai sono stati sprecati tempi da Giuseppe Cordella, nella vita, poiché la luce della sapienza illuminava anche gli ultimi anni, quelli della stanchezza fisica, quando nella sua bella casa di via Angeli, seduto al suo scrittoio, in quel famedio di illustri memorie, attorniato dai suoi amati libri, dai quadri con le belle figure degli antenati, e dall’affetto squisito delle figlie, egli raccoglieva e riordinava i suoi scritti perché, come egli stesso diceva, “possiamo aver acceso qualche fiammella che, se non avrà illuminato il nostro cammino, potrà aver servito o servire per il cammino altrui”.
Riflessioni di profonda saggezza.
E se la piccola fiamma favorisce un grande fuoco, quale grande fuoco hanno alimentato e rinnovano, quelle fiammelle, tuttora, nel nostro cuore!
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Come citare questo articolo
Romano Beltramini. “Giuseppe Cordella (1886-1970)”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/giuseppe-cordella-1886-1970/