PO DI MAISTRA
Eventi antichi
sfumano nel sipario
di isole
strappate all’acqua
per portare le Naiadi
a cercare rifugio
oltre il meandro.
Ancora
storie recenti del fiume
lievitano
sensazioni remote
quando appaiono
affranti
gli ultimi Argonauti
come ombre sospese
a rimuovere
strati di nebbia.
Quando
nell’ora che anticipa il crepuscolo
i salici
e più oltre i pioppi dalla sponda
rispecchiano tra le Elettridi
tremori di gocce d’ambra.
SENZA VOCI DI GABBIANI
Confuso
in questa nebbia
che lacera
il tormento
che non lascia
avanzare il passo
verso la sera anticipata
senza voci di gabbiani.
Solo più chiari appaiono
rami ricurvi
di brina
nella golena
che non porta a lambire
gli ultimi battiti
del fiume.
Odo lontano
la tua solitudine.
SAN BASILIO
(Hadriani)
Lontano
oltre lo spazio e il tempo
dei nostri giorni.
Presso la quercia
– stanca
testimone d’anni e di storie
radicata
nell’argine fossile
del fiume –
vivo
d’acque nuove
imbrigliate dall’uomo.
Nel luogo
dove la realtà
sfiora la memoria
di paesaggi sepolti
nel vento
a gonfiare
vele di navi greche
e porta il cammino
a ricalcare
orme incise
in valli soffici di torba.
LA SIEPE DI ROSE
Abbandonato l’argine
che alza il fiume
per guidarlo al mare
appare
la siepe di rose
quasi senza fine
verso Scardovari.
Sorpresa rinnovata
nei primi colori
che troppo presto svaniscono
dai petali appassiti
in esili destini
senza costrizioni.
Poco oltre
non è più concesso
all’onda della Sacca
di accarezzare e modellare
contorni di limi ed argille:
si infrange tormentata
negli spigoli
di barriere in trachite.
NEL SOLE D’ESTATE
Acquetinte di petali
ricomposti
in girandole di fiori
incisi
per non lasciare appassire
in tessuti di carta
il profumo di colori
e le speranze di giorni
bagnate dalla salsedine
in esili lidi
confusi nel mare.
I tuoi fiori
in cornice
nel sole d’estate.
CA’ LATIS
Intorno
giochi di carezze
sospese
nel vento leggero
tra onde
in campi di grano.
Pensieri
sfiorati
da veli di nubi.
I TUOI OCCHI
Ho raccolto la tua storia
tra sentieri
nel fango grigio
di risaie dimenticate
tra battelli
incatenati all’approdo
degli ultimi casoni dello scano.
Nei tuoi occhi
– donna del Delta –
è riflessa la trama
d’una fiaba
che non lasci svanire
con il fiume
negli spazi aperti del mare
che rivivi ancora
tra risposte a domande
mai avanzate
e proposte sospese
in dialoghi fugaci.
Fantasie di desideri
sempre infranti
in queste terre d’acqua
si proiettano nei tuoi occhi
marcatamente neri
nel velo di luce
quasi artificiale
di notti senza luna.
C’ERA IL TUO SGUARDO
Ecco
anche la sua vita
senza trame conosciute
e memorie presto dimenticate
entra nella nostra storia
tra coincidenze
guidate dal fato
che hanno portato a sfiorare
cose a lei care e preziose
ancora vive di riflessi.
E c’era il tuo sguardo
incredulo
mentre le tue mani
forse tremavano
come la tua voce
in silenzio esplosa
nella gioia
di un nuovo giorno.
NELLE STORIE SCOPERTE
Presso il nostro fiume
le vicende e i suoli hanno stratificato
momenti di storia
che si aprono ora
frammentati
a questa nuova luce
nel violare sguardi del tempo
passato
forse senza il rispetto
di vite consumate
e pienamente comprese.
Nella cenere degli eventi
e nel fango
impietrito dal sole
laceriamo
la nostra storia
per riconoscerci
nella trama di vicende
intaccate da lame d’acciaio
non più sigillate
nello scrigno fragile
della fantasia.
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Come citare questo articolo
Raffaele Peretto. “Lungo l’argine”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/lungo-largine/