Era l'inverno del '95.
Percorrevo l'argine del Po di Gnocca, che dall'Ostello-rifugio di Gorino Sullam porta al Bacucco, quando fui attratto da una barchetta dalla forma insolita e simpatica. Fu come un colpo di fulmine: quella doveva essere mia.
Mi avvicinai, violai l'altrui proprietà e sbirciai all'interno: era in uno stato di semiabbandono, trascurata e bisognosa di cure.
Assunte informazioni da un pescatore del posto, seppi che il suo proprietario, residente a Ferrara per motivi di lavoro, non riusciva più ad utilizzarla come meritava, ed era sua intenzione venderla.
In pochi giorni, presi i contatti, mercanteggiai, mi accordai e fu mia.
L'estate del '96 l'ho trascorsa avviando i lavori di recupero estetico, che sono risultati notevoli. Poi per non impiegare tutto il tempo libero nei lavori di sistemazione ed abbellimento, decido di rimandare tutto ad autunno.
Finita l'estate penso un po' scontento a tutta la strada che dovrò percorrere in auto da Rovigo a Gorino per ogni piccolo lavoro. La soluzione più semplice diventa allora quella di portare la barca a Rovigo ed esattamente a Porto Bussari, a Bosaro, nella darsena del Delta Vacanze sul Canalbianco.
A tutta prima sembra un'impresa esagerata, mi confortano alcune esperienze fuori dall'Italia: è noto che in Francia il turismo fluviale è molto praticato, ed in Germania ho visto come il Reno sia una normale via di traffico.
Superata ogni remora, a fine novembre mi faccio accompagnare in auto al Bacucco deciso a ritornare a Rovigo via fiume.
Saluto l'amico Benito, simpatico custode della mia barchetta, dandogli l'arrivederci a primavera e, mollati gli ormeggi, parto alle ore 11.00 con destinazione Adria, prima tappa prevista.
La giornata è serena anche se un po' fredda, sono ben vestito e carico di entusiasmo. La navigazione è dolce e piacevole, la velocità media è di 10 km/ora, velocità che permette di apprezzare l'ambiente in cui navigo. Qualche gabbiano, qualche tuffetto, qualche airone mi accompagnano piacevolmente.
Alle 11.30, per la prima volta per me, si alza la porta mobile del ponte di barche a S. Giulia. Nessun problema come previsto, saluto l'operatore e continuo verso Molo Farsetti che raggiungerò in due ore circa.
Dal fiume la dimensione è diversa, cerco di riconoscere i paesi che ho sempre attraversato in auto, ma gli alti argini mi impediscono la vista del panorama. Riesco a distinguere dal campanile della chiesa solo Oca Marina; di tutti gli altri paesi, Ca' Lattis, Gnocca, Polesinello, Donzella si intravvedono soltanto pochi tetti.
Navigando tra anse ed ampie curve l'orologio è l'unico riferimento del tempo che passa e dei chilometri che percorro, ma anche la corrente che aumenta mi indica che dovrei essere quasi in prossimità di Ponte Molo a Porto Tolle.
Ancora un'ultima curva ed eccolo, alto davanti a me, con il suo crocefisso che guarda il grande fiume.
Superato il ponte mi ritrovo tra i resti dei piloni del vecchio ponte: li vedrò per l'ultima volta poiché fra qualche giorno verranno demoliti con la dinamite.
Sono le 13.20 e comincio a navigare in Po Grande o di Venezia; è così grande e maestoso che per avere un riferimento della strada che percorro contro corrente, decido di tenermi accostato a riva.
Dopo poco vedo già in lontananza lo zuccherificio di Contarina ed il ponte della Romea.
Procedendo lentamente contro corrente, passo sotto il ponte, apprezzando i lavori di consolidamento dei piloni rimasti danneggiati dall'impatto di una betolina tempo addietro.
L'immensità di questo ambiente mi fa sentire ancora più piccolo ed indifeso, comincio ad avvertire il bisogno di arrivare alla conca di Volta Grimana ed entrare definitivamente in Canalbianco.
Prima la cava di sabbia, poi l'imbarco turistico ed ecco, la vedo, ormai ci sono. Lancio un suono di tromba e, come per miracolo, il semaforo si accende segnalando il via libera all'entrata. Subito dopo si aprono le prime porte per l'accesso al bacino.
Saluto l'operatore sulla torre di controllo e, con un gesto da navigatore consumato, ringrazio.
Il tempo di lasciare defluire circa un metro d'acqua, e poi le porte per entrare in Po di Levante si aprono.
Da qui comincio a navigare in acque di casa per arrivare, sempre piano piano, fino al circolo nautico Pasotto di Adria.
Sono circa le 17 quando, con le ultime luci del giorno, lego la barca all'ormeggio.
"Sarò qui domani mattina alle nove per portarla fino a Bosaro", dico al custode del circolo.
La prima giornata è andata bene, mi sono piacevolmente reso conto che le possibilità fluviali della nostra provincia sono effettivamente notevoli. Un panino ed i soffici rumori del fiume sono stati la mia unica compagnia.
Alla mattina seguente sono puntuale, mi aspetta l’ultima piacevole fatica.
Mollo da Adria alle nove precise, alle 9.30 sono a Baricetta per superare l’ultimo ostacolo, la Conca delle Chiuse.
Il guardiano, in attesa di un’altra barca in arrivo da Porto Levante, aveva già predisposto tutto per il passaggio. Procedo quindi senza fermarmi, rallento solo per i saluti e scambiare alcune veloci parole.
La navigazione in Canalbianco è più monotona che in Po, e non mi resta che osservare gli argini, qualche uccello infreddolito e le persone che passano sulla strada volgendomi lo sguardo incuriosite.
Alle 11.30, dopo sette ore di navigazione effettiva per compiere i circa 70 chilometri dal punto di partenza, con un consumo di circa 35 litri di carburante, arrivo a Porto Bussari di Bosaro atteso da un gruppetto di amici incuriositi per la mia impresa.
Avrò tutto l’inverno per dedicarmi ai lavori di bricolage a pochi passi da casa. Da navigatore solitario mi auguro buon lavoro e rivolgo al fiume il mio arrivederci a primavera, quando ritornerò al Bacucco in favore di corrente e con la barca più bella.
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Come citare questo articolo
Ruggero Girotto. “Dal Po di Gnocca al Canalbianco”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/dal-po-di-gnocca-al-canalbianco/