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STORIA - TRADIZIONI

Pietro Brandolese editore (1754-1809)

Originario di Canda, due secoli fa ideò il primo giornale di Padova

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 62–65

Duecento anni fa, Padova ebbe il suo primo giornale, "Lo spirito delle gazzette", il cui n. 1 uscì il 6 Maggio 1797. L'iniziativa editoriale fu ideata e realizzata da Pietro Brandolese, polesano di origine, ma ormai da anni trapiantato nella città del Santo e conosciuto come "il libraio del Bò". Soprannome questo derivatogli dal fatto di gestire in prima persona, a partire dal 1783, una fornita libreria, in posizione strategica, accanto alla famosa università.

Oltre che come libraio, Pietro Brandolese si caratterizzò ben presto anche come editore, non solo con Lo spirito delle gazzette, ma dando anche alle stampe vari volumetti di carattere artistico, bibliografico e di impegno civile. Ma ciò che in particolare lo rese famoso, oltre i confini della regione, fu l'edizione dell'Iliade di Omero, tradotta in versi sciolti da Melchiorre Cesarotti.

Gran parte del suo impegno editoriale nel 1797 fu comunque assorbito da Lo spirito delle gazzette. Si trattò di una pubblicazione a cadenza molto ravvicinata con quattro uscite alla settimana, che riportava dispacci, ordinanze, documenti ufficiali, con pochissimi fatti di cronaca, svolgendo in sostanza una funzione di sostegno alla municipalità scaturita dall'occupazione francese del Veneto.

Un giornale politicamente schierato dunque, la cui ideazione non era però derivata da calcoli di pura convenienza, in quanto Pietro Brandolese già negli anni precedenti si era messo in evidenza a Padova tra gli intellettuali favorevoli all'avvento di una nuova epoca all'insegna dei "diritti dell'uomo". Ed il riferimento non poteva essere che quello della Francia, giacobina prima e napoleonica poi.

Già nel 1790 il libraio del Bò aveva dato vita ad una "Società per la lettura di gazzette e giornali", a cui aderivano un'ottantina di iscritti (tra cui non pochi massoni), tenuti sotto controllo dalla polizia della Serenissima, non a torto sospettosa del gruppo di lettura che, nei filosofi dell'Illuminismo, trovava alimento per coltivare idee libertarie.

Caduta la Repubblica Veneta con l'arrivo delle armate francesi, Pietro Brandolese diede dunque vita a "Lo spirito delle gazzette" testimone e simbolo stesso della novità dei tempi, che a buon diritto può essere considerato il padre di tutti i giornali editi a Padova, dato che precedentemente avevano visto la luce soltanto degli almanacchi.

La fortuna della pubblicazione risultò però aleatoria e strettamente legata al periodo dell'occupazione francese. Una brusca interruzione della sua uscita si ebbe infatti a registrare con il mutare del clima politico, in seguito al trattato di Campoformio e all'arrivo dei nuovi dominatori austriaci. Altrettanto repentina fu la ripresa dell'iniziativa editoriale verificatasi nel 1801 col ritorno delle truppe napoleoniche, alla cui ritirata si registrò la chiusura definitiva della pubblicazione, non più ripresa nemmeno con la costituzione nel 1805 del filofrancese Regno Italico.

Altre e certamente più qualificanti furono però le iniziative editoriali del libraio del Bò, la cui vita era iniziata nel 1754 a Canda, paese lungo il Canalbianco, conosciuto dai cultori dell'arte per la bella villa veneta dei Nani-Mocenigo.

Notato fin dall'infanzia per la sua intelligenza, dovendo lasciare il Polesine per necessità economiche, fu indirizzato a Venezia dall'abate Griffi che lo ebbe come
discepolo a Lendinara. Nella città dei Dogi, splendida d'arte e di iniziative, Pietro Brandolese trovò lavoro presso il libraio Giambattista Albrizzi, concependo un duraturo amore per i libri ed intrecciando rapporti di amicizia e collaborazione con importanti eruditi della città lagunare.

Alla morte del suo datore di lavoro, nel 1777, maturò l'idea di iniziare un'attività in proprio, approdando a Padova l'anno successivo, all'età di ventiquattro anni, senza interrompere i rapporti con l'ambiente veneziano e intensificando gli scambi epistolari col conte Girolamo Silvestri di Rovigo, già da qualche tempo suo corrispondente.

A Padova si legò in particolare col cav. Giovanni De Lazzara, nobile non solo di casato ma anche di cuore, animato da sincera passione per la cultura e l'arte. Costui ebbe modo di ricambiare l'amicizia del libraio del Bò, scegliendolo come assistente, allorché fu nominato Ispettore e Soprintendente d'arte nel circondario di Padova.

È proprio alla competenza acquisita in campo artistico sono legate due importanti operette scritte ed edite dal Brandolese nel corso del 1795: Pitture, sculture, architetture di Padova, concepita come una guida articolata in sei itinerari, e Del genio dei lendinaresi per la pittura.

Quest'ultima opera, che traccia in ordine cronologico la storia dei dipinti presenti a Lendinara, scaturì da una visita che il Brandolese effettuò, in compagnia del cav. De Lazzara, alla cittadina dove aveva compiuto gli studi dell'infanzia. Il trattatello, accurato nei riferimenti e tuttora interessante per le osservazioni critiche, fu dedicato al nobile lendinarese Giovanbattista Conti, poeta, ispanista e fine animatore culturale.

L'interesse verso l'arte non venne mai meno in Pietro Brandolese che però, con l'aprirsi del nuovo secolo, fu progressivamente abbandonato dalla salute, senza più riuscire a trovare l'ispirazione e la volontà di avviare nuove valide iniziative. Si portò infine a Venezia, presso i nobili Querini per stilare l'indice della loro biblioteca, ma qui trovò la morte, a soli 55 anni, nel 1809.

Pietro Brandolese è stato riscoperto alcuni anni fa da Vittorio Sgarbi proprio in virtù dell'operetta Del genio dei lendinaresi per la pittura, che nel 1990 è stata ristampata all'interno di un ampio volume, a cui è stato mantenuto l'originale titolo settecentesco. Il libro, a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti, edito dalla Minelliana grazie ad un contributo della Cassa Rurale di Lendinara, contiene anche un saggio dello stesso Sgarbi, seguito da un sostanzioso apparato critico sulle pitture lendinaresi a firma di Vittorio Sgarbi e Paola Pizzamano, e si conclude con uno studio di Pierluigi Bagatin direttore della biblioteca lendinarese.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Pietro Brandolese editore (1754-1809)”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/pietro-brandolese-editore-1754-1809/

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