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STORIA - TRADIZIONI

Dal 1850 coltelli … ma non solo

I Giacomelli: dal Cadore ad Adria, la storia di una famiglia di vivaci imprenditori

di Romano Beltramini

Ventaglio Novanta n. 16 1998 pp. 66–69

Punto di riferimento qualificato nelle offerte commerciali, il territorio adriese si è sempre proposto per signorilità di offerta e per pregiata qualità del prodotto. Con indiscutibile impegno e con caparbia volontà, famiglie di adriesi hanno, nel tempo, creato la base e la continuità di una azione commerciale che ha riflesso preziosi frutti su vasta area di acquirenti che qui trovavano, e tuttora trovano, la signorilità dell'offerta, la competenza specifica e la attenta scelta di articoli che esprimano raffinatezza e buon gusto.

Del resto, il commercio adriese ha goduto di generazioni e di famiglie che si sono tramandate l'arte della vendita per anni e, provenendo da antica stirpe, è logico goda di una esperienza che gli anni formano e sostengono nel tempo.

Di una famiglia, in particolare, desidero raccontare la storia poiché tuttora va sottolineata a vanto della commercialità cittadina meritando ogni stima ed apprezzamento per l'amore e la passione che accompagnano gli attuali conduttori.

1850. Il capostipite Giacomo Giacomelli, ed il fratello, arrotini del Cadore, vengono da Calalzo dove sono meglio conosciuti come i "Saccon". Scendono ad Adria, due volte all'anno, a piedi, con la loro mola spinta a braccia.

Nella stagione primaverile, vengono per arrotare falci e sistemare utensili agricoli in vista dei raccolti dell'estate che riempiranno di biondo frumento le aie e tornano, nella stagione autunnale, per predisporre ed affilare coltelli, falcetti e strumenti che serviranno alle operazioni di "festa al suino" ed anche per aggiustare quelle attrezzature della terra che molto hanno operato e che, ora, bene oliate, dormiranno per l'intero inverno. Vengono qui perché c'è buon lavoro e gente onesta che paga e, nel 1858, decidono di stabilirsi definitivamente ad Adria aprendo un piccolo negozio, in locale d'affitto, nella strada "granda", con i prodotti della loro arte.

Ben presto, però, Giacomo, colpito da broncopolmonite dopo un imprudente bagno nelle cadorine fredde acque di Lagole, se ne parte per alte dimore lasciando un tenero figlioletto, Gio Batta detto "Titta", che l'altro fratello, non coniugato, adotta, consentendogli di terminare gli studi elementari poiché allora, in Calalzo, si arrivava alla sola terza elementare, mentre Adria già offriva un primo piano di studi. Il bambino cresce, diventa adulto, si innamora e si sposa e, dal matrimonio, nasce un figlio, Giacomo, che resterà, ben presto, orfano di madre. Gio Batta si risposa e, dal secondo matrimonio, ecco, nel 1889, l'arrivo di Umberto che, cresciuto, sarà inviato alle superiori dove conseguirà il diploma di geometra.

Nel 1878, in Calalzo di Cadore, paese d'origine dei Giacomelli, è sorta, intanto, la prima fabbrica di occhiali e gli arrotini, che girano ambulanti buona parte delle vicine regioni, divengono i primi distributori dell'importante strumento. Fra questi, i Giacomelli, i Bertagnini, ora a Vicenza, Giovanni Toffoli, parente dei Giacomelli, ora in Rovigo gestore di una grande occhialeria, i Frescura e i De Carlo.

Il negozio dei buoni arrotini, ad Adria, acquisisce, accanto alla coltelleria, il nuovo articolo di occhialeria. Ma il tempo corre e, per il geometra Umberto suona la campana della "Grande Guerra" con la chiamata al fronte; è un ragazzo del "99", lui, ancora giovane, costretto ad affrontare le asprezze ed i disagi che ogni conflitto comporta. Al ritorno dal fronte, la triste notizia della morte del fratello maggiore Giacomo colpito dalla epidemia di "spagnola".

Di necessità virtù. Il padre chiama Umberto in aiuto al negozio al posto del fratello e, nel 1931, gli farà assumere il diploma di ottico poiché, nella valle cadorina, l’occhialeria sta continuando nella marcia di un insperato e grande sviluppo e le prospettive possono essere felici anche per il commercio ad Adria.

Commercio. “Arte” difficile, ed Umberto, per migliorare ulteriormente le conoscenze acquisite, parte per un soggiorno in Germania ove, presso la importante ditta “Pieper & Vetterlein”, di Remscheid, si specializzerà ulteriormente nella tecnica della coltelleria, temperini e rasoi, riportandone sensibile giovamento per la attività commerciale adriese, così da trasferirla in un nuovo grande negozio del Corso Vittorio Emanuele II°, di fronte alla attuale galleria “Braghin”. Qui lavorano, oltre al padre ed alla madre, la vedova di Giacomo ed un dipendente.

Più tardi, morto il nonno, ecco il figlio di Umberto, Giovanni Battista, anch’egli geometra, portante il nome del nonno, sulla strada degli avi paterni, con ingresso nel negozio che provvede a sviluppare maggiormente, dopo avere assunto il diploma di ottica, fedele ad una tradizione che ci fa ritrovare oggi, nei Giacomelli, la famiglia di commercianti più antica presente ad Adria.

Non è bastata la seconda grande guerra mondiale a fiaccare l’entusiasmo dei Giacomelli né è bastato il disagio subito per la seconda volta da Umberto inviato in Croazia e, successivamente, ad allestire trincee per la TODT tedesca, lungo il Po ed il Gorzone, mentre i famigliari provvedevano, le donne in particolare, alla reggenza dell’attività.

Il negozio viene portato avanti con caparbietà e sacrifici e, nel 1944, viene spostato nella attuale sede che si presenta, inserita nel grande palazzo Tassoni, ove è la residenza municipale, come l’unico, oggi, in Italia, ancora in possesso di una licenza e di una contemporaneità di vendita di articoli di ottica e coltelleria allo stesso tempo, quando altre ditte hanno trattenuto uno solo dei due articoli di pregiata radice “cadorina”.

Oggi ci ricevono il geometra Giovanni, la moglie Luciana, diplomata maestra e di squisita cortesia, ed un commesso, mentre le due figlie di Giovanni, Federica e Cristina, entrambe universitarie, sono già in possesso di un diploma di ottica e nulla esclude che il tempo le veda a cassetta della simpatica “diligenza”.

Nonno Umberto, deceduto da qualche anno, ha ottenuto, per il suo lavoro, tanti riconoscimenti. Nel 1958, diploma e medaglia d’oro alla Camera di Commercio, Industria ed Agricoltura di Rovigo, nel 1978, diploma di benemerenza da parte della Magnifica Comunità Cadorina; nel 1988 è nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica.

Va citato, ancora, come, presso l’INAIL di Rovigo si ritrovi il numero di matricola n. “1” portato significativamente dalla ditta Giacomelli. Una ricerca di ulteriori notizie, è stata, purtroppo, difficile, poiché, in Calalzo, parte l’archivio comunale dal 1970, e non utile si è rivelato quanto gestito dal Regno Lombardo Veneto, già imperante nella nostra regione.

Dal bisnonno al pronipote, con l’entusiasmo per una impresa che richiama sapere ed abilità anche perché i tempi cambiano rapidamente e solo una oculata attenzione al nuovo ed una sapiente gestione possono sostenere l’equilibrio della bilancia.

Il piccolo libriccino dalla copertina di cartone consunta, è conservato con molta cura e, con una calligrafia scorrevole dagli svolazzi civettuoli, riporta attentamente entrate, uscite e saldi delle giornate e dei mesi.

È un documento, redatto dal nonno, che Giovanni Battista Giacomelli conserva gelosamente e con orgoglio, confrontandolo con un più freddo registratore di cassa che, con il suo sferragliare meccanico parla meno, al cuore, di quel modesto registro ingiallito.

Ed è un cuore che pulsa ancora con entusiasmo, custodendo i tesori di un amore commerciale che hanno coinvolto le vicende tristi e gioiose di una famiglia che la città stima e rispetta per il tanto di bene e di buono che con il suo onesto impegno le ha donato.

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Come citare questo articolo

Romano Beltramini. “Dal 1850 coltelli … ma non solo”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/dal-1850-coltelli-ma-non-solo/

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