Fu un'impresa davvero unica quella che vogliamo ricordare in queste pagine. Come tutte le esperienze eccezionali, e ai limiti delle possibilità umane, già l'annuncio del progetto aveva provocato atteggiamenti diametralmente opposti: all'entusiasmo degli assertori, subito si contrappose lo scetticismo e perfino la condanna di quanti ritenevano assurdo cimentarsi in un compito tanto arduo, consistente nell'attraversare l'Adriatico a nuoto.
Ma Venerino Tosini aveva dalla sua alcune importanti carte da giocare: l'ottima preparazione atletica innanzitutto, un'esperienza riuscita di attraversamento a nuoto del tratto di mare che separa la penisola dall'isola d'Elba e tanta determinazione ed entusiasmo da radunare attorno a sè un'equipe di supporto rivelatasi pienamente all'altezza della situazione.
E, aspetto da non sottovalutare, c'era a supporto dell'impresa un messaggio ecologico, sintetizzato nello slogan "Per un mare più pulito". Alla base lo sconfinato amore per il mare del nuotatore polesano, deciso ad attuare una specie di metamorfosi del suo corpo per avvicinarsi il più possibile alla vita dei pesci.
Fu così che il 12 Giugno 1987, alle ore 15,30, Venerino Tosini si immerse nelle acque jugoslave di Rovigno, per raggiungere, dopo due giorni di ininterrotta permanenza in acqua, la costa polesana, toccata ad Albarella alle ore 8,45 del 14 Giugno, a conclusione di una incredibile nuotata durata 41 ore e 15 minuti durante la quale furono coperte 54 miglia marine, corrispondenti ad un centinaio di chilometri.
Ci incontriamo con alcuni dei protagonisti della memorabile impresa per ricostruire le fasi più salienti, per ricordare i problemi e le soddisfazioni di una traversata a nuoto da molti stimata impossibile.
Diamo la parola innanzitutto al dott. Paolo Pieracci.
“Quando fui interpellato per studiare la dieta alimentare da somministrare a Venerino Tosini ed assisterlo durante i due giorni di traversata, fui lusingato ma anche perplesso. Lusingato per l’interesse che ho sempre nutrito verso le avventure dell’uomo, specialmente per le più impegntive realizzate in ambienti ostili; perplesso perché avevo presente lo scetticismo con cui l’ambiente medico guardava all’impresa, il cui avallo rappresentava pertanto una responsabilità non indifferente. Ma dopo che ebbi verificate le ottime condizioni fisiche dell’atleta, allora trentacinquenne, mi sentii molto più tranquillo e motivato alla riuscita del progetto veramente unico nel suo genere e certamente mai tentato prima. Decisi di entrare nel team di assistenza, convinto che avrei potuto portare un qualificato contributo non solo in relazione alla professione di medico sportivo e dietologo, ma anche in base all’esperienza acquisita di alimentazione in condizioni difficilissime per l’organismo, sperimentate in più occasioni, specie in varie traversate del deserto”.
Accanto al dott. Pieracci, responsabile medico dell’operazione “mare pulito” fortemente voluta dall’intrepido nuotatore, fondamentale la presenza di un team affiatato messo insieme dall’arch. Bruno Moretti, esperto navigatore che, studiando le caratteristiche delle correnti marine, aveva tracciato la rotta più idonea dell’attraversata dell’Adriatico da Rovigno ad Albarella.
Ma diamo la parola al protagonista dell’eccezionale nuotata:
– I momenti più belli dell’impresa?
“La partenza e l’arrivo – ci dice d’un fiato Venerino Tosini -. Il 12 Giugno 1987 tutta Rovigno scese in festa per salutare la mia partenza. Già l'accoglienza delle autorità nei gioni precedenti era stata eccezionale. E il sindaco, ing. Peter Bravic, per il 12 Giugno aveva decretato la cessazione di ogni attività lavorativa fin dalle 14,30, cosicché una grande folla ebbe la possibilità di radunarsi presso il porto. A riprendere l'importante momento c'erano varie televisioni, oltre quella jugoslava, anche quella tedesca e svizzera. Quando prima del via fu suonato l'inno di Mameli mi commossi profondamente. Poi, alle 15,30, la partenza salutata dalle sirene di centinaia di imbarcazioni, molte delle quali mi hanno seguito, direi scortato, per alcune miglia."
– Come era organizzata l'assistenza?
"La colonna di appoggio – ci dice l'arch. Moretti coordinatore tecnico dell'impresa – era aperta dalla Janez, un cabinato di 12 metri, con idonea strumentazione, comandante Giulio Ponsard, coadiuvato dal figlio Andrea; seguiva un primo gommone con equipaggio misto (subacqueo e nuotatore), poi il nuotatore e chiudeva un secondo gommone. Tutto era studiato per offrire il massimo di garanzie ed assistenza al nostro Venerino".
– Durante l'attraversata vi furono pericoli o momenti difficili?
"Per due volte – ricorda l'arch. Moretti – abbiamo avvistato mercantili in rotta di collisione rispetto al nostro percorso nautico: nel primo caso il nostro segnale di "uomo in mare" lanciato attraverso il S.I.R.M. determinò un cambiamento di rotta da parte del mercantile; nel secondo caso, trattandosi di un mezzo in avaria, fummo costretti ad una variazione della nostra rotta. Ma il momento veramente problematico l'abbiamo vissuto alle prime ore del sabato, quando Tosini manifestò evidenti difficoltà, tanto da farci ipotizzare un abbandono della traversata. Il freddo eccessivo della notte aveva costretto il nuotatore ad indossare una seconda muta che probabilmente impediva l'ottimale circolazione sanguigna. Abbiamo fatto una sosta prolungata immettendo acqua calda all'interno della muta, finché Tosini si è ripreso. Fondamentale è stata la dieta calorica studiata dal dott. Pieracci e il sostegno psicologico che tutti insieme siamo stati in grado di fornire al nuotatore Tosini che si è ripreso bene, convincendoci a continuare nell'eccezionale impresa".
– In che consisteva la dieta somministrata?
"Si trattava di una dieta liquida ipercalorica – risponde il dott. Pieracci – di 650 calorie-ora per le 36 ore dell'attraversata: una dieta ricca di zuccheri. Al nuotatore, in mare, somministravo dei biberon con frullati di frutta, verdure, miele, integratori vitaminici e minerali, tè al limone e miele.
La dieta si è rivelata molto importante, tanto che, al fine dell'impresa, risultò che Tosini aveva perduto soltanto due chilogrammi, certamente poco rispetto al calo di cinque chili registrato dal nuotatore nella ben più breve attraversata da Piombino all'Elba. Molto importante fu però anche la determinazione dell'atleta, mosso da una grande volontà di riuscire, che ha certamente agevolato il nostro compito di assistenza. Dopo la crisi Tosini ebbe infatti un recupero impensabile, tanto che, quando gli fu annunciato da Moretti l'avvistamento della ciminiera della Centrale di Polesine Camerini, aumentò incredibilmente il ritmo della nutata. Perché non si affaticasse troppo fummo costretti a trattenerlo. C'era poi anche una tabella da rispettare: arrivare troppo in anticipo sul previsto significava rischiare di non trovare nessuno ad attenderci".
– E l'arrivo fu il coronamento di un sogno …
"Il momento in assoluto più bello – assicura Venerino Tosini con un velo di commozione alla voce -. In particolare provai una fortissima emozione nel riabbracciare i miei famigliari. Fu davvero una grande soddisfazione, un'impresa di cui ancora vado fiero, conservando gratitudine per quanti mi hanno aiutato a portare a termine una traversata da molti ritenuta impossibile".
– Un'impresa che le diede una certa notorietà.
"L'impegno era quello di richiamare l'attenzione sull'obiettivo di "un mare più pulito". E fra l'altro sono stato molto contento nell'apprendere che per un certo tratto della mia traversata sono stato seguito da un gruppo di delfini. Direi però che il messaggio è stato accolto meglio a Rovigno che in Italia. Là infatti mi hanno festeggiato anche successivamente, e l'impresa, trasmessa dalla televisione di quel Paese in quattro puntate, è stata l'occasione per portare a conoscenza dei telespettatori i problemi del mare. In Italia l'interesse si esaurì in pochi giorni e la televisione, pare per problemi connessi all'acquisizione dei diritti dall'emittente jugoslava, non diede il dovuto rilievo all'iniziativa".
– Rifarebbe l'attraversata?
"Se avessi ancora 35 anni ed il sostegno di quegli amici, non ci penserei più di tanto. Solo pregherei il dott. Pieracci di cambiare gli ingredienti della dieta: da allora il miele mi è andato in disgrazia".
– E il mare?
"Il mare resta la passione della mia vita. Un appello a tutti: per piacere, trattatelo bene! Non distruggetelo con l'inquinamento!".
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Quella traversata memorabile”. Ventaglio Novanta, n. 16, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/quella-traversata-memorabile/