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STORIA - TRADIZIONI

Quando la Rotonda aveva la cupola

400 anni fa, completato il cornicione del tempio, fu organizzata la ganzega

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 17 1998 pp. 58–61

Ci fu festa 400 anni fa a Rovigo. Nell'Aprile del 1598 non pochi rodigini si portarono nei pressi della Rotonda – i cui lavori di costruzione erano iniziati quattro anni prima, nell'Ottobre del 1594 – per partecipare con le maestranze alla ganzega che si è soliti organizzare quando si giunge all'altezza del tetto di un edificio di un certo impegno.

Nella primavera del 1598 la fabbrica della Rotonda era dunque a buon punto. E ciò, nonostante alcuni intoppi nei lavori, dovuti anche a polemiche sulla gestione dei fondi raccolti con elemosine e donazioni per la costruzione del tempio, che videro una netta contrapposizione tra il vescovo mons. Gerolamo di Porcia e i Frati del Convento di San Francesco. A dirimere l'imbarazzante questione fu chiamato dallo stesso vescovo addirittura il papa, il quale però intimò al prelato rodigino di astenersi da ogni iniziativa, legittimando di fatto l'operato dei Frati Conventuali.

Una diatriba questa tra i Conventuali di San Francesco e il reggitore della Diocesi di Adria che, dopo una momentanea stasi, riprese più volte vigore nei decenni e nei secoli successivi, fino a spegnersi completamente solo con la soppressione dell'Ordine dei Conventuali Francescani decretata da Napoleone dopo l'occupazione del Veneto avvenuta nel 1797.

La soluzione conclusiva del problema, che vide come terzo contendente il Comune di Rovigo, si ebbe però in seguito ad una legge dello Stato Italiano del 1867, con cui si riconosceva proprio al Comune la proprietà dell'edificio e dei Beni della Rotonda. Un successivo accordo tra l'Amministrazione Comunale di Rovigo ed il Vescovo poneva definitivamente fine alla querelle, con la creazione di un organismo di gestione chiamato "Sindacato della Rotonda", guidato da un presidente laico nominato dal Comune di Rovigo, affiancato da un sacerdote col titolo di Rettore, proposto dal Vescovo.

Il lungo protrarsi di questi problemi di natura giuridico-amministrativa non ebbe fortunatamente alcuna ripercussione negativa né sul piano della fede né su quello operativo, cosicché mai furono opposti seri ostacoli alla "crescita" del tempio rodigino, destinato a divenire, sotto il profilo artistico, il principale riferimento tra i beni religiosi della provincia di Rovigo.

Ma torniamo al 1589 per sottolineare come si respirasse un clima di generale soddisfazione per il raggiungimento di un'importante tappa nel proseguo dei lavori. Il giorno 11 Aprile 1598, ci informano i "Registri delle spese per la fabbrica della Rotonda e del Campanile", si spesero "lire doe e soldi diese… in una torta fata far a i muratori secondo l'ordinario per aver finita la cornise a tornovia…. e lire sette in contadi per il compimento della ganzega solita in tal occasione".

Agli occhi di chi alla fine del XVI secolo si portava nei pressi della costruzione, la struttura doveva presentarsi molto simile a come noi possiamo oggi osservarla, in quanto dal basso non siamo in grado di vederne il tetto, che poco si eleva sul corpo centrale della Rotonda.

Ben diverso, e decisamente più imponente, doveva invece palesarsi il tempio quattro anni dopo, nel 1602, quando, sopra il corpo centrale, fu eretta la maestosa cupola che, secondo gli intendimenti del progettista, il bassanese Francesco Zamberlan, doveva assicurare alla costruzione un aspetto magniloquente.

La cupola era inoltre sormontata da una sorta di cupoletta, ovvero una lanterna, che ne aumentava lo slancio verticale. E sopra questa, il 27 Aprile 1603, fu posizionata una scultura della Madonna realizzata in legno e ricoperta di piombo, opera – ci informa la nostra cronaca – di “messer Francesco detto Rossetto scultor” che fu ricompensato con lire 300.

Nel 1603, dunque, dopo nove anni dalla posa della prima pietra, il tempio della Rotonda si presentava compiuto, arricchito dalla presenza della bella cupola, secondo il disegno dello Zamberlan, allievo e collaboratore del Palladio, che così lo aveva voluto.

L’idea del tempio ottagonale, ricoperto da una cupola e dedicato alla Madonna, non era nuova. Un secolo prima, e precisamente nel 1504, Raffaello Sanzio aveva infatti realizzato il celebre dipinto Sposalizio della Vergine, disegnando sullo sfondo della tela proprio un tempietto ottagonale con cupola, alla cui suggestione forse non restò estraneo Francesco Zamberlan.

Si trattava in ogni caso di soluzioni architettoniche mutuate da architetture classiche della Roma antica. Franco Barbieri, in un saggio inserito nel volume “La Rotonda di Rovigo” edito nel 1967 da Neri Pozza, suggerisce come pressoché certo che Zamberlan avesse avuto come riferimento il Mausoleo di Diocleziano di Spalato. Proprio su quest’opera si era infatti soffermato il Palladio, riproducendone la pianta; disegno a cui dovette far riferimento Francesco Zamberlan nello stilare il progetto del tempio rodigino, dominato da una grande cupola.

L’artistica copertura della Rotonda ben presto ebbe però a manifestare preoccupanti segni di instabilità, divenuti in pochi mesi tanto gravi che, nel 1604, si dovette procedere, tra lo sconcerto generale, all’abbattimento dell’ardita cupola.

La grande delusione collettiva non fu però in grado di vanificare la volontà di completare la prestigiosa realizzazione architettonica che doveva poi rimanere nel tempo come uno dei principali simboli di Rovigo. Nel 1606 fu pertanto innalzato un tetto a falde, mentre lo scultore Giovanni Caracchio veniva incaricato di realizzare il sontuoso altare in legno intagliato e dorato, ove, in una cornice festante di angeli, veniva poi collocata l'immagine della Beata Vergine del Soccorso. Per rendere grazie alla quale era stato innalzato il tempio, testimonianza di fede dei rodigini, riconoscenti per i molteplici interventi celesti verificatisi nel corso del XVI secolo a favore dei singoli o della collettività.

E l'impegno continuò nei decenni successivi con la realizzazione dei famosi cicli pittorici (che fanno della Rotonda di Rovigo un monumento davvero unico del '600 veneto) e con il contemporaneo avvio della costruzione del campanile, il cui progetto era stato affidato al Longhena. Un'opera questa che però procedette molto lentamente, dilatandosi per oltre un secolo, dal 1655 al 1774.

I direttori dei lavori del campanile, che si susseguirono nel lungo arco di tempo, introdussero ovviamente delle varianti al progetto iniziale, senza però alterare vistosamente i piani dell'architetto veneziano. E in particolare fu rispettato il progetto della cupola del bel campanile, nel disegnare la quale sembra che Baldassarre Longhena si sia richiamato alla ormai definitivamente scomparsa cupola che Zamberlan aveva ideato per la Rotonda.

Per avere un'idea di come apparisse il tempio rodigino nel 1603, al completamento architettonico dell'opera, bisogna pertanto fare una sorta di montaggio ideale, sovrapponendo alla Rotonda la cupola del campanile, dopo averla ingrandita per adattarla alle dimensioni del tamburo del tempio. Una soluzione che aumenta certamente la maestosità e il prestigio artistico dell'originale costruzione.

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Lino Segantin. “Quando la Rotonda aveva la cupola”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/quando-la-rotonda-aveva-la-cupola/

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