La creazione a Rovigo di un museo dedicato alle vie d'acqua che hanno segnato l'evoluzione dell'uomo sta diventando realtà. Esiste l'impegno formale del Comune, e c'è la disponibilità di importanti istituzioni europee a collaborare per la realizzazione del progetto, che è stato sostenuto a Bruxelles dal Consorzio di Sviluppo ed ha ottenuto il finanziamento del programma Ecos-Ouverture 1997-1999. Durante il simposio "Verso il museo dei grandi fiumi", che si è tenuto dal 5 al 7 marzo a Rovigo, sotto l'alto patrocinio del Presidente della Repubblica italiana, il sindaco Fabio Baratella non ha nascosto il proprio ottimismo esprimendo la volontà di aprire il museo nel '99, fiducioso che il partenariato con altre realtà europee renderà forte la posizione di Rovigo.
Il simposio, la cui organizzazione è stata curata dal CeDi (Centro Beni Culturali ed Ambientali) e dalla Coop. Turismo & Cultura, è stato un importante momento di confronto con il mondo europeo per la futura creazione e gestione del Museo dei grandi fiumi, e ha rappresentato il riconoscimento internazionale perché l'ex monastero degli Olivetani possa diventare centro della catalogazione e documentazione dei beni culturali legati ai corsi d'acqua e agli apparati deltizi.
L'iniziativa ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti dell'amministrazione pubblica e del mondo della ricerca museale ed universitaria italiana, insieme a studiosi e dirigenti di istituzioni museali provenienti da Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Romania e Polonia, tutte regioni interessate da bacini fluviali analoghi a quello del Po.
Così il fiume torna elemento aggregante e fonte di iniziative, il fiume che, come ha detto nel suo intervento il parlamentare europeo Giancarlo Ligabue "è stato la scintilla delle grandi provocazioni umane".
Per questo è importante la creazione di un museo dedicato alle grandi vie d'acqua, un qualificante punto di riferimento che racconti come l'uomo nel corso dei millenni abbia intrecciato stretti rapporti con i fiumi, che hanno condizionato e continuano a condizionare lo sviluppo e la crescita dei popoli. La proposta di Ligabue è che si tratti di una struttura "che non sia solo testimonianza degli antichi abitanti del territorio, ma anche una precisa e importantissima raccolta di modi di vita che, senza ricapitolare i modelli museali del Rinascimento, della Wunderkammer o dei Cabinets de curiositè, saprà rievocare alle generazioni attuali e future il gusto delle proprie radici storiche".
Il direttore del Museo Civico di Rovigo dott. Raffaele Peretto e l'assessore alla Cultura Gabbris Ferrari hanno sottolineato che questo museo "nasce a Rovigo, ma si apre al Polesine e all'Europa, mettendo a confronto i propri due grandi fiumi, il Po e l'Adige, con tutti quei luoghi in Europa che, in quanto laboratori della natura e indicatori della qualità della vita, rappresentano patrimoni da proteggere a costo di qualsiasi altra rinuncia".
Il prof. Vincenzo Melone, presidente del neo-costituito "Parco del Delta del Po" ha sottolineato la validità del progetto in uno spirito di collaborazione con l'Ente Parco.
Ed in effetti sarà opportuno per il museo di Rovigo creare un rapporto di stretta collaborazione con l'Ente parco del Delta, seguendo l'esempio del Museo della Scienza e della tecnica di Mannheim, città tedesca sulle rive del Reno, o quello del museo di Montsià sull'Ebro, per il quale è prevista l'apertura nell'autunno del 1999.
In definitiva, non si tratterà di un luogo chiuso in se stesso, ma un museo che abbia come risorsa il territorio, sia nei suoi aspetti attuali, sia nella ricchezza di testimonianze che consentono la ricostruzione delle vicende del Po, dell'Adige, del Tartaro e, attraverso queste, la storia del Polesine antico.
È il cosiddetto museo diffuso, per il quale, nel pomeriggio del 6 marzo u.s., è stato presentato l'Accordo di Programma, nel testo predisposto dal dr. Giuseppe Marangoni, e firmato dal Comune di Rovigo, dal Consorzio di Sviluppo, dall'Ente Parco del Delta del Po, dal Consorzio Universitario di Rovigo, dalla Provincia di Isernia, dall'Istituto per l'Arte e il Restauro di Palazzo Spinelli di Firenze, e da otto istituzioni europee quali il Politecnico di Tomar in Portogallo, l'Università di Barcellona, l'Università di Londra, l'Università di Varsavia, il Museo di Montsià in Spagna, il Parco della Camargue in Francia, il Museo della Scienza e della Tecnica di Mannheim e di Tulcea in Romania.
L'idea è quella di un centro culturale internazionale che sappia coniugare le tradizioni e le testimonianze del passato, insieme alle problematiche del presente e nel quale le sale espositive e quelle riservate alla ricerca, alla didattica, al restauro, alla raccolta e allo scambio di informazioni si integrano con il territorio per una riappropriazione culturale del fiume, attraverso il turismo, le scuole, lo scambio di esperienze e di idee.
Questi aspetti sono emersi chiaramente dagli interventi di rappresentanti europei, coordinati dall'on. Gianluigi Ceruti, presidente della Consulta Tecnica del Ministero dell'Ambiente e dalle relazioni delle cinque commissioni di studio che la mattina del 6 marzo hanno lavorato formulando proposte non solo per la gestione e l'organizzazione dei semila metri quadri di superficie disponibili presso l'ex Monastero Olivetano, ma anche per definire il quadro del sistema museale territoriale polesano, per avere, alla fine, una struttura viva che, ha suggerito il prof. Carlo Peretto, "favorisca una riappropriazione culturale del fiume attraverso il turismo, le scuole, lo scambio di esperienze e di idee".
È questa la strada da seguire affinché, come ha auspicato l'assessore Gabbris Ferrari, il bene culturale diventi anche risorsa economica e sociale e il Museo dei grandi fiumi possa essere il museo di tutti i polesani.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Verso il Museo dei Grandi Fiumi”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/verso-il-museo-dei-grandi-fiumi/