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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Due passi in soffitta

Oggetti cari del passato in mostra al museo “Baruffaldi” di Badia

di Arianna Muratore

Ventaglio Novanta n. 17 1998 pp. 154–155

Uno dei luoghi di maggior interesse storico di Badia Polesine è sicuramente il Museo Civico "Antonio Eugenio Baruffaldi", con sede, dal 12 giugno 1977, nel palazzo Seicentesco ex Monte dei Pegni.

La storia è ripercorsa in tutte le sue sfaccettature attraverso le 13 sezioni distribuite nelle 12 stanze dei due piani del museo. Qui sono esposti, con rigore logico e didattico, gli innumerevoli oggetti (foto, documenti, armi, divise, ecc.) raccolti con tanta fervida passione dallo storico locale e direttore del museo, il professor Ivan Tardivello, grazie al cui amore e dedizione oggi esiste il museo Baruffaldi. Fu proprio lui che, già a partire dagli anni '50, cominciò a raccogliere, a selezionare e a catalogare minuziosamente e sistematicamente le innumerevoli testimonianze del passato polesano; ed è sempre Lui che ancora oggi continua questa attività di inarrestabile recupero e di valorizzazione dei preziosi tasselli di storia locale che inevitabilmente entreranno a far parte della più grande storia universale.

L'interesse culturale dei badiesi ha trovato e continua a trovare grande ospitalità nell'ampia sala G. Bonsignori nel museo Baruffaldi, dove si tengono riunioni, vengono proiettati filmati d'arte e di storia e vengono periodicamente allestite mostre.

Proprio in questa sala, di notevole prestigio per la presenza della tela cinquecentesca "L'ultima Cena" del pittore che ha dato il nome alla sala, è stata allestita lo scorso dicembre la mostra "Due passi in soffitta".

L'esposizione è stata organizzata in occasione della IV Settimana dei Beni Culturali in Polesine: la famiglia del passato è stata rappresentata attraverso una rassegna di rari oggetti, ritrovati e accuratamente selezionati tra i numerosi conservati nella così detta "soffitta del museo", ossia il magazzino pieno di "vecchie belle cose, inutili ma a noi tanto care".

Da queste parole di presentazione del prof. Ivan Tardivello si evidenzia il filo conduttore dell'esposizione, che ha mostrato alcuni dei numerosi oggetti ormai quasi del tutto scomparsi dalla circolazione, ma che nel passato erano stati di fondamentale utilità nella vita quotidiana di madri, figli e padri.

Le tre figure principali della famiglia sono state riprese dagli oggetti esposti.

La prima, quella della moglie e madre, era ricordata da un elegante abito femminile del '900.

La seconda figura, quella del figlio, era riproposta attraverso le fasi della crescita del bambino: dal porte-enfant usato il giorno del Battesimo, alle fasce da neonato. Poi oggetti oggi rari, come lo "spasezo" (particolare girello per bambini costituito da una intelaiatura di legno a forma di parallelepipedo, con due tavole orizzontali e parallele provviste di scanalature entro cui scorreva una tavoletta quadrata con un foro centrale dove si metteva il bambino che poteva così andare avanti e indietro). Più pratico si presentava il "kariòlo" o girello (con cui il bambino aveva la possibilità di muoversi più liberamente che con lo spasézo). Numerosi poi giocattoli di latta e successivamente di plastica, simboli inconfondibili dell'infanzia, presenti nella mostra badiese.

Infine la figura del "capo famiglia" era rappresentata da una delle numerose attività un tempo presenti a Badia Polesine: la bottega del cappellaio.

Si potevano vedere cappelli maschili e femminili del primo Novecento, forme di legno per modellarli e una elegante cappelliera di fine Ottocento.

Attraverso questa mostra gli adulti hanno potuto ripensare e richiamare alla mente momenti piacevoli della loro passata infanzia; i giovani d'altra parte hanno avuto l'opportunità di osservare da vicino pezzi di storia mai conosciuta e raramente riportata nei testi scolastici.

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Come citare questo articolo

Arianna Muratore. “Due passi in soffitta”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/due-passi-in-soffitta/

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