Lo sgretolamento delle nostre tradizioni relative alle danze popolari, non supportato da un commisurato sforzo di conservazione, ha portato alla quasi totale estinzione questo patrimonio coreutico. Complessi sono i motivi storici e sociali che hanno causato la scomparsa di questi balli. Fra le cause principali troviamo la rapidissima trasformazione sociale provocata dall'avvento dell'era industriale e la travolgente rivoluzione dei mass-media che hanno portato all'isolamento ed al progressivo indebolimento le antiche tradizioni delle minoranze etniche.
La musica e il ballo erano ritenuti di grande importanza nella vita di paese. Dalle feste di carnevale a quelle legate al lavoro come la semina, la mietitura e la vendemmia, dalle sagre del Santo Patrono alle feste familiari per matrimoni, nascite, compleanni, suonare e ballare era occasione di incontro per tutti, un momento liberatorio per affrancarsi dalle fatiche del duro lavoro quotidiano.
Moltissime nel Polesine erano le occasioni di festa. Fra queste si ricorda ancora la festa de le meande (mietitura del grano) in cui si suonava e si danzava fino al mattino. "Accompagnate da violini, fisarmoniche e clarinetto si ballavano Manfrina, Sotis, Furlana … ".
La riscoperta di questi balli come recupero di tradizioni e valori è di estrema importanza per la conservazione e divulgazione del patrimonio culturale del nostro paese. Al loro recupero e alla loro trasmissione dovrebbe essere deputata anche la scuola, considerata come tramite principale di cultura, e la danza popolare potrebbe rappresentare un referente costante all'interno della formazione di base del singolo cittadino.
È appunto nella scuola che l'educazione alle tradizioni, attraverso i balli di folclore, trova oggi nuova legittimazione (vedi Programmi Scuola Media Superiore). In questa prospettiva i balli popolari possono essere introdotti nella programmazione, con la finalizzazione della formazione e l'acquisizione dell'equilibrio psico-fisico dell'alunno, favorendo poi la pluridisciplinarietà attraverso lo studio dell'ambiente storico-geografico, gli usi e i costumi della propria gente. Questo tipo di danza, inoltre, per la sua forte valenza comunicativa, facilita il rapporto interpersonale.
Il ballo popolare rappresenta perciò un utile mezzo per condurre i ragazzi a socializzare, a renderli più disponibili verso il gruppo, a comunicare le proprie emozioni attraverso i gesti.
Alla luce di questi convincimenti, alla scuola media A. Manzoni di Adria, si è voluto dar vita a questo tipo di esperienza. È stato possibile rendere operativi nella pratica didattica, la promozione e il recupero dei balli polesani legati alla tradizione passata. Il lavoro, svolto all'interno dell'ora di Educazione Fisica e che vede coinvolti numerosi ragazzi, si presenta come un'occasione per creare situazioni piacevoli, per sollecitare motivazioni e affinare competenze, in una visione globale del processo educativo in cui gli aspetti emozionali, cognitivi e motori sono strettamente legati e si sviluppano in maniera sinergica.
"Polesana", "Manfrina", "Sette Passi", "Bal dei tre gobi", "Valsivien" e altre danze, vengono apprese dai ragazzi con molto impegno ma soprattutto con gioia e interesse, ed entrano a far parte ormai del loro vissuto personale, caricate di quella vivacità e freschezza che le contraddistingueva nei tempi passati. Si può dire quindi che la presa di coscienza del passato ed il suo mantenersi vivo a livello individuale, fornisce stimoli e strumenti per trasformare e migliorare il presente e progettare il futuro con maggiore consapevolezza.
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Come citare questo articolo
Giuliana Pento. “A scuola di manfrina”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-scuola-di-manfrina/