A cura della scuola media "Guido Gozzano" di Fiesso Umbertiano tra il 1979 e il 1997 sono state realizzate da suoi allievi, ben quattro pubblicazioni che riportano i risultati di altrettante ricerche effettuate su passato e presente dello stesso comune altopolesano.
Mentre esprimiamo al riguardo un vivo elogio all'indirizzo dei giovani autori che, attraverso il lavoro svolto hanno imparato a conoscere meglio il loro paese, non possiamo far finta di niente per quanto di inesatto è stato da loro attinto.
Il nostro intervento è dunque soprattutto volto a smantellare ciò che di non veritiero potrebbe venire ulteriormente ripreso e inconsciamente tramandato ai posteri.
Nel libro del 1987, finanziato dalla Cassa di Risparmio per le scuole delle province di Padova e di Rovigo e intitolato "Ti faccio da guida", si leggono varie inesattezze: a) che il pregevole soffitto a cassettoni della chiesa parrocchiale sarebbe del 1691; b) che il fonte battesimale della seicentesca chiesa è opera dello scultore locale Gino Colognesi (scomparso nel 1972); c) che durante la guerra 1940-45 non riuscirono a rimuovere le campane dal campanile; d) che al toponimo di Fiesso venne aggiunto l'attributo di "Umbertiano" a seguito della visita di Re Umberto I; che dirimpetto alla chiesa c'è una lapide che ricorda il passaggio di un garibaldino; f) che durante lo stesso conflitto il palazzo Vendramin (non Vendramini) venne usato anche come ospedale.
Riteniamo di dover precisare: a) che il soffitto a 96 cassettoni della chiesa risale al 1620; b) che è pure di quel tempo il fonte battesimale, la cui struttura in legno intarsiato di notevole valore, anche come antichità, venne inspiegabilmente "barattata" con l’attuale in ceramica nel 1960 da mons. Antonio Petracchini; c) che tre delle quattro campane (si salvò infatti solo il "campanone") furono asportate dal campanile, come pure la ringhiera originale del monumento ai caduti e altre cancellate private; d) che il Principe Umberto I non transitò mai per Fiesso, e che l'"Umbertiano" venne aggiunto in data 3.3.1867 dal Consiglio comunale del luogo, per onorare le gesta eroiche nel Quadrilatero di Villafranca dello stesso Savoia che divenne Re nel 1878; e) che la lapide in via Roma non ricorda il passaggio, bensì il decesso del garibaldino Baldassare Faccioli, che colpito da un'insolazione al di qua del Po, spirò nella casa del farmacista Franzoia il 17.9.1866; f) che il palazzo domenicale Vandramin Calergi, sede municipale dal 1966, venne usato come ospedale di fortuna soltanto nello scorso secolo e che l'ex saltuaria residenza dei nobili veneziani non ospitò mai né cinema, né negozi, ma solo una falegnameria di basso ordine durante e dopo la guerra, allorché servì anche come stallo per biciclette.
Bisogna infine dire che "quel vecchio dalla faccia consunta e con la bocca tutta increspata" che si trova nel parco-giochi, altro non è che un pregiato bronzo dello scultore Gino Colognesi che raffigura il Console Cincinnato di storica romana memoria.
Per quanto riguarda invece la ben riuscita pubblicazione presentata nel dicembre del 1997, intitolata "I ragazzi ci guidano", scritta, come ha detto la dinamica preside Katia Lo Presti, "senza la prevaricazione delle insegnanti", (prof.sse Laura Bassi e Maria Sgarbi), c'è da dire che si è trattato di un'attenta ricerca su storia, cultura ed economia, ma che anch'essa, non appare immune da qualche errore, a cominciare dalla cappella del battistero, che non è attribuibile al citato mons. Petracchini, bensì a don Bernardino Micario, che all’inizio del XVII secolo fece riedificare la chiesa, poi ampliata nel 1691 da don Antonio Sivieri.
Per quanto riguarda inoltre gli usi e i costumi, non viene menzionato il secolare “Cozzo delle uova sode” tradizione che a Fiesso non si è mai interrotta e che, costituisce un bell’esempio di folklore pasquale.
Sarà bene ricordare infine che l’uso di sparare e di provocare scoppi con il carburo per “mazare Baraba” non si effettuava il mattino di Pasqua, ma verso le 10 del Sabato Santo, in concomitanza con lo scioglimento delle campane, allorché ci si bagnava anche gli occhi. Il rito della Resurrezione, com’è noto, venne poi spostato alla mezzanotte del sabato, come sancito nel 1963 dalla riforma del Concilio Vaticano II.
Corrediamo il nostro intervento con la storica immagine delle tre campane requisite nel 1943, attorniate di parrocchiani per la rituale foto-ricordo, nonché con quella che ritrae un gruppo di ricerca degli alunni della scuola media di Fiesso guidato dai professori Severino Mora e Iride Bombonati, in pensione da qualche anno, e, per finire, con un’istantanea del cozzo delle uova, tradizione quanto mai radicata a Fiesso Umbertiano.
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Come citare questo articolo
Wadis Ferracini. “Il passato di Fiesso Umbertiano”. Ventaglio Novanta, n. 17, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-passato-di-fiesso-umbertiano/