Chi si apprestasse a visitare parte del Polesine, come pure della provincia ferrarese, noterebbe che alcune storiche costruzioni, in particolar modo di tipo religioso, conservano una tipica matrice nelle fattezze stilistiche, riconducibile alla tipologia di stile barocco, portata avanti prima da
Vincenzo Santini (1665-1742), a cui fece eco il figlio Angelo (1692-1770) ed in misura minore l’altro figlio Francesco (1698-1756).
Vincenzo ed Angelo Santini furono figure di primo piano nell’edilizia ferrarese del ’700. Già lo storico dell’arte Ranieri Varese inserisce Vincenzo tra i maggiori architetti ferraresi del secolo assieme al Mozzarelli ed al Panizza.
L’importanza di questi costruttori è derivata, oltre che dal pregio delle fabbriche compiute nella città di Ferrara, da quelle eseguite nell’allora oltrepò ferrarese (passato dal 1816 sotto Rovigo). Pensiamo solo che nei primi sessant’anni del settecento nell’allora “transpadana ferrarese” si è proceduto a ricostruire ben 11 chiese parrocchiali, senza contare gli svariati capitelli eretti un po’ dovunque.
Di queste figure e della vita del capostipite Vincenzo in particolare, delle cui origini si è finora saputo poco, quello che segue vuole essere un primo modesto contributo.
All’epoca Ferrara seguiva con apprensione le vicende belliche relative alla guerra di secessione spagnola, dopo la morte di Carlo II° (1655-1700) a seguito della quale i territori della legazione ferrarese vennero ripetutamente invasi, saccheggiati e sconvolti dai gallispani. Ci fu una ricostruzione di edifici danneggiati in città, ed a fare da traino all'economia furono la Curia ed i card.legati Dal Verme e Ruffo, mentre il Papa Clemente XI stanziò personalmente 3.500 scudi per lavori alla sacrestia della Cattedrale.
Nell'anno 1701 Ferrara contava 25.895 abitanti ed il suo contado ferrarese-polesano 68.540; le parrocchie erano ben 93.
L'ambiente
Le radici della famiglia Santini affondano nella comunità di Palugana, piccolo centro sotto la parrocchia di Ospedaletto Euganeo (PD), a pochissima distanza dall'importante santuario mariano del Tresto, altra località di Ospedaletto. La sepoltura nel cimitero del Santuario dei primi Santini, riscontrati nei registri, ci testimonia il loro attaccamento all'antica chiesa.
Le notizie sulla stirpe Santini, desunte dai registri parrocchiali, attestano la loro presenza in Palugana almeno a partire dal 1561, anno in cui si deduce sia nato Gerolamo detto Crema. I Santini erano conosciuti con vari soprannomi tra cui: Crema, Pedrone, Torcola, Annibaleta, Croce ecc., anche se il nostro ramo non registra alcun soranome (termine veneto corrispondente al ferrarese sculmai, cioè soprannome).
Gli abitanti di questa località erano particolarmente versati per i lavori artigianali come fabbri, cordari, falegnami, carpentieri e muratori piuttosto che per le attività agricole. Ancora nel passato recente i muratori in particolare andavano fieri di continuare l'attività dei loro antenati.
Forse fu per la vicinanza dei colli Euganei da cui si ebbe la possibilità di estrarre il marmo, produrre la calce, e quant'altro, forse per l'esistenza del Santuario che sicuramente richiedeva di tanto in tanto dei restauri o forse per altre motivazioni a noi sconosciute, fatto sta che l'abilità muraria degli abitanti di Ospedaletto e del Tresto era conosciuta già dal lontano 1409 e l'intera zona era nota come culla di una lunga schiera di capomastri e muratori che operarono poi nelle vicine città di Padova, Rovigo e Ferrara. Le famiglie che più si distinsero in questa attività furono quelle dei Brunello, Bianchi e Padrin, ma accanto a loro altre schiatte meritano di essere ricordate come i Mazzucco, Biscuola, Bissaro, Fabian Cielo, Scapin, Quaglia ecc.
Nulla di strano allora se in quest'ambiente, tutto dedito al "mal de la piera", anche qualcuno della stirpe dei Santini ne sia rimasto influenzato ed abbia voluto emulare le gesta di chi nel passato andava fiero di aver costruito questo o quel palazzo nella vicina Este, come pure nelle città di Padova e Rovigo.
Vincenzo Santini (1665-1742)
Il nostro Vincenzo, è figlio di Bastian (1634-1700/1717) che viene citato come mastro nell'anno 1671. Anch'egli viene iscritto come mastro nei registri parrocchiali nell'anno 1688. I legami con le altre famiglie famose per la loro attività di capomastri furono prolungati nel tempo, infatti a distanza vediamo la presenza di un Brunello o di un Bianchi, oppure di un Pedrin al battesimo od al matrimonio di questo o quel Santini. Sicuramente esisteva l'amicizia tra chi operava nel medesimo ambiente e dello stesso paese lontani da esso.
Vincenzo sposa nel 1687 Bartolomea Brunello figlia di mastro Zuane e da lei ha 10 figli nell'arco di 18 anni, perlomeno registrati tra i battezzati di Ospedaletto E., ma può darsi che a questi se ne debba aggiungere qualcun’altro nato e battezzato nelle località in cui egli si spostava con la famiglia per i lavori avviati.
" … l'opera del Santini rasentato sulle generali la scuola Palladiana e Vignolesca, ci appare armoniosa nella sua semplicità statica ed estetica" così si esprimeva Augusto Draghetti in un articolo pubblicato sulla Gazzetta ferrarese nel 1902 parlando della chiesa di S. Domenico edificata dal capostipite Vincenzo S.
Ma quando cominciò a lavorare nella Traspadana ed in Ferrara, quanti e soprattutto quali edifici contribuì ad erigere questo mastro muratore?
In parziale aiuto, per rispondere a queste domande, vi è un insieme di disegni che per comodità chiameremo "Raccolta dei Santini" attualmente depositati presso la biblioteca del seminario di Ferrara. A quanto risulta non è ancora stato fatto alcuno studio organico su questi disegni, anche se da più studiosi sono stati avvicinati e più volte usati per ricerche e studi.
Di epoca settecentesca, con colori ad acquarello, sono stati copiati da Antonio Santini, nipote di Vincenzo (nato nel 1728) e sono relativi a quasi tutta l'attività dello stesso Vincenzo e di Angelo, se non altro a quella più importante e significativa. Sistemandoli in ordine cronologico si può avere un'idea dei lavori principiati da questa casata di costruttori.
Il primo lavoro che ci viene testimoniato dalla "raccolta" è relativo al palazzo Lorenzoni (ora villa Pellegrini) a Salvaterra di Badia Polesine e porta la data dell'anno 1693.
Il suo secondo lavoro accertato ed il suo primo in Ferrara fu quello relativo a san Domenico. Non ancora conosciuto, per lavorare deve accontentarsi di riprendere il progetto dove già altri hanno fallito scontentando i domenicani. Secondo gli Annali del Baruffaldi infatti dopo aver iniziato nell'anno 1693 la demolizione e ricostruzione della chiesa di S.Domenico in Ferrara i la-vori si fermarono e " … il 6 febbraio 1700 si iniziarono i lavori ad opera di certi maestri dello stato veneto". Questi muratori sono da ritenersi con ogni probabilità Vincenzo e forse il fratello Sante.
Un importante ritrovamento in archivio arcivescovile a Ferrara è il libretto dal titolo "Libro nel quale stà scritto i crediti e debiti che ha con i R.R.P.P. di san Domenico mastro Vicenzo Santini Muratore Ferrara'', in cui si conferma che già dall'anno 1702 il nostro Vincenzo "deve avere scudi 550" altri ne seguiranno sino ad un totale parziale di crediti di oltre 4.000 scudi dell'anno 1720.
La costruzione e soprattutto il mantenimento dell'edificio dovettero però prolungarsi molto avanti negli anni e Vincenzo prima, figli e nipoti poi, tutti si avvicendarono in quello che potremmo chiamare "appalto o privativa di lunga durata" che intercorse tra i frati ed i Santini fino a spingersi all'anno 1789.
Vincenzo trattenne sicuramente dei lunghi rapporti con i domenicani in Ferrara, oltre ai lavori affidati per S. Domenico in Ferrara: ebbe in affitto da loro una casa per 12 anni a partire dall'anno 1708, pagando per essa scudi 7 annui; sempre in S. Domenico venne sepolto il figlio Giovanni, morto ventenne nel 1710 e deposto nel sepolcro del Rosario.
Per le sue commissioni, venne pagato, parte in contanti e parte in beni materiali del tipo: fava, ceci, farina, frumento, uva, formaggio, pittoni, vitelli, fassine, pali da Vigarano, ecc.
Lavorando a San Domenico, e sicuramente apprezzato per il suo operato, venne poi avvicinato dall'architetto ferrarese Mozzarelli che gli affidò i lavori alla nuova sacrestia della Cattedrale, avviati nel maggio 1703.
Due anni dopo, nel novembre 1705, Vincenzo Santini è chiamato ad iniziare l'imponente chiesa di S. Materno a Melara, estremo baluardo pontificio, confinante col ducato gonzaghesco , la cui fattezza stilistica ricalca specularmente più di tutte le altre quella di san Domenico. Sempre nell'anno 1705 inizia a Massa Superiore (ora Castelmassa), poco distante da Melara, una villa per il conte Francesco Lolli Brancaleoni. Poi ancora, in ritmo quasi frenetico, nel 1706 sono datati i disegni del progetto della chiesa di Trecenta.
Dopo le vicende belliche relative alla guerra di Secessione Spagnola, intravedendo il bel tempo, nell’anno 1708 Vincenzo si stabilì in Ferrara, con la famiglia stanti le dichiarazioni dei domenicani che gli affittano una casa, probabilmente vicino ai lavori dell'erigenda chiesa.
I figli intanto crescono ed aiutano il padre nelle commissioni intraprese specie Angelo e Francesco, mentre rimane nell'ombra Sante fratello di Vincenzo, pure lui segnato "mastro" nei registri parrocchiali di Ospedaletto Euganeo dove battezza almeno 6 figli (fino al 1712).
Nell'anno 1712 Vincenzo progetta la chiesa di Ceneselli e coadiuva il figlio Angelo nella sua prima importante commissione: la costruzione della villa dei conti Galeazzo e dei fratelli Malmignati in Lendinara, ritornando quindi nei luoghi tanto legati ai mastri muratori del Tresto e di Palugana, in cui tra l’altro si parla con la medesima cadenza veneta.
Siamo nell’ottobre 1714 quando si sposa il figlio Angelo con Apollonia Romani nativa di Lendinara, probabilmente conosciuta durante i lavori a villa Malmignati e che porterà con sé una ricca dote. Il mese seguente, novembre 1714, anche la figlia Domenica si unisce in matrimonio con Giacomo Marescotti appartenente ad un’ illustre famiglia ferrarese. Da notare che nella stipula della dote di Domenica è perito per la stima dei beni un tal Giacomo Brunello, sicuramente appartenente alla stirpe a lui legata da vincoli familiari, ma pure di lavoro, confermando così quei rapporti duraturi che mantennero gli abitanti di Palugana e del Tresto tra di loro, anche lontano dai loro luoghi di origine.
Siamo nel periodo di piena integrazione cittadina, quando le due famiglie di costruttori sentono il bisogno di avere altro spazio e non più solo una casa in affitto dai domenicani. Nel 1715 infatti, Vincenzo acquista da Lucretia Cesaretti vedova Roncarati una casa posta nella contrada del Pavone, già stimata dal perito Antonio Frizzi del valore di oltre 96 scudi, ma effettivamente pagati solamente 52. La casetta della magnifica Lucretia è composta di una sola camera a terra, di un portico e di una camera solarata; però dispone di un poco di terreno con pozzo, orto, diverse viti ed un persicaro. Ha sicuramente bisogno di lavori di restauro, ma i nostri Santini, per questa prima loro abitazione sanno probabilmente già a chi rivolgersi…
Rimangono sotto la parrocchia di Ognissanti sino al 1728 per poi passare in S. Agnese sino al 1746.
L’attività di Vincenzo Santini si conclude con le costruzioni dell’oratorio Romei della B.V. del Carmine poi proprietà Diani in Bergantino nell’anno 1720, del campanile sempre a Bergantino negli anni 1721/1731, dell’altro campanile progettato a Molinella (BO) nel 1727 e della facciata dell’oratorio della buona morte in Borgo di Sotto a Ferrara nel 1728.
Sicuramente altri lavori e commissioni minori saranno sfuggiti all’elenco, nonchè le perizie ed i lavori avviati assieme ad altri. Di fatto Vincenzo fu sempre vicino ai figli Angelo e Francesco che ne continuarono le vicende costruttive.
Vincenzo Santini morì il 24 dicembre 1742 ed il suo sepolcro è stato descritto dal Barotti in S. Agnese con le scritte: D.O.M. / SEPOLTURA / DI / VINCENZO SANTINI /E SUOI EREDI /.1747.
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “I Santini, una famiglia di capomastri del ‘700”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-santini-una-famiglia-di-capomastri-del-700/