In antico si chiamava Episcopio, oggi più semplicemente Vescovado, la residenza del Vescovo dove, solitamente, trovano sede gli Uffici della Curia. Proprio la residenza del Vescovo, il luogo cioè dove il capo della Chiesa locale abitualmente risiede e governa, ha costituito per secoli motivo di tensione tra le Comunità di Adria e Rovigo. Per pura curiosità storica, in occasione dell'anno giubilare, abbiamo voluto ripercorrere le tappe salienti di un cammino pastorale che dura da quasi due millenni, cercando di riscoprire, attraverso i documenti, le varie residenze dei Presuli che hanno retto la Diocesi.
La presenza di comunità cristiane nel territorio di quello che fu il Municipio romano di Adria, risalente al I sec. a.C., è documentata fin dalla prima metà del 300.
Il Municipium Adriese estendeva il suo governo su un territorio assai più vasto della Provincia attuale, allargandosi verso Ferrara, Mantova, Verona, Este. Secondo alcuni studiosi (tra i quali Mons. Orioli), già nel 426 il Vescovo di Adria era suffraganeo, cioè sottoposto, al Metropolita di Ravenna. Il capo della Chiesa Adriese, comunque, partecipò ai Sinodi svoltisi a Roma nel 499, 501, 502.
Con il declino del potere imperiale romano, la Chiesa si sostituì gradualmente nella guida temporale dei territori attraverso un processo storico di integrazione durato alcuni secoli. Del resto, nella grande confusione seguita alla caduta dell'impero, la struttura monolitica della Chiesa poteva rappresentare per tutti un punto di riferimento sicuro.
Per il territorio Adriese, questo processo può considerarsi concluso nel 755, con la donazione di tutto l'Esarcato, inclusa l'Adriensem Civitatem, da parte del re Longobardo Astolfo (il successore di Liutprando che tolse definitivamente Ravenna ai Bizantini) al Pontefice Stefano II. In virtù di tale donazione, il Vescovo regnante, Giovanni I, si trovò a governare, anche politicamente, un territorio assai vasto e complesso. In seguito, la donazione di Astolfo fu confermata alla Chiesa da Carlo Magno (774) e poi dal figlio Pipino (804), da Lodovico il Pio (817) e da Lotario (840).
La prima residenza del Vescovo in Adria
Molti elementi ben concatenati, concorrono a far presupporre che la prima Chiesa destinata a svolgere la funzione di cattedrale, sia stata la Basilica detta della Tomba.
Situata a Sud dell'attuale agglomerato urbano di Adria, essa sorgeva sopra un cimitero romano posto al limite orientale della città antica. Circa 60 metri più a Mezzogiorno sfociava la via consolare Popillia, proveniente da Rimini e Ravenna, costruita nel 132 a.C. dai conquistatori provenienti dall'Urbe per congiungere l'area adriese a Roma. In quella chiesa sono ancora visibili alcune iscrizioni riferite a Vescovi, più esattamente, al vescovo Bono (750) ed al vescovo Giovanni I ( 800 circa).
Non è un caso che, in prossimità dell'antica basilica, le mappe indichino un luogo denominato "Clausura Episcopi Adriensis". A questo sito particolare si accedeva attraverso l'attuale via Cavallotti che, qualche secolo addietro si chiamava via Canonica.
F.A. Bocchi ("Storia dell'Antica Adria e del Polesine di Rovigo", pag. 302) si dice certo che la denominazione "La Chiusa", rilevabile in una mappa compilata nel 1851 da Marco Perissini, altro non è che la citata "Clausura Episcopi", ossia il luogo riservato alla residenza del Vescovo, come già indicato in una mappa risalente al 1436. Accogliendo, quindi, la probabile tesi che nei primi secoli la Basilica della Tomba ha svolto il ruolo di cattedrale, è naturale che in quell'area così vicina alla chiesa, il vescovo abbia eretto la sua dimora abituale da cui amministrava la nascente Diocesi.
Il castello di Rovigo: dimora fortificata
Una bolla pontificia del 14 Marzo 863, con la quale Papa Nicolò I (858-867) conferma al vescovo Leone diritti e privilegi precedentemente concessi da papi e imperatori, accenna alla" Chiesa di Adria distrutta … che necessita di essere riedificata dalle fondamenta".
Con bolla successiva, indirizzata al vescovo Paolo l’11 Giugno 920, il Pontefice Giovanni autorizza il Presule a costruire un castello a Rovigo, quale rifugio in caso di necessità per sé e la sua corte. Con il medesimo documento però, il Pontefice vincola il vescovo a riedificare la sua cattedrale in Adria (" tuae dirutae Ecclesiae et funditus discrutae.. ).
Nonostante la chiesa fosse distrutta, il vescovo continuava a risiedere in Adria.
Ciò si ricava da un atto di donazione destinato alla diocesi adriese da parte dei Signori del Polesine: il marchese Almerico e la moglie Franca di Lanfranco. L'atto, sottoscritto dai donatori e dal vescovo nel 948, risulta stilato in " domo B. Petri Apostoli sanctae Adriensi Ecclesiae" (F.A. Bocchi " della Sede Episcopale di Adria Veneta", pag. 7). Lo stesso documento, come riportano alcuni Autori (Speroni, Silvestri,
F.A. Bocchi), è stato fatto copiare integralmente dal notaio Domenico, su incarico del successore Gregorio II (1140-1154), il "3 sept. 1150 in ecclesia sancti Petri de Adria". Fino a quella data, dunque, il vescovo avrebbe potuto risiedere in Adria.
Nel 954, comunque, il castello di Rovigo, probabilmente finanziato dai citati marchesi Almerico e Franca, offerto quale rifugio al vescovo, risulta già costruito. I lavori della cattedrale, invece, avviati nel 1050, saranno conclusi nel 1067. Secondo
F.A. Bocchi ("Della Sede Episcopale ecc.", pag. 14), il Vescovo inizierà a possedere in Rovigo una sua abitazione, a partire dal 1296. Un documento, fatto copiare " nella sua casa di Rovigo" il 30 Gennaio di quell'anno, conferma l'affermazione dello studioso Adriese. L'atto, si riallaccia ad un precedente documento del 1050 che riferisce le circostanze relative al ritrovamento del corpo di San Bellino ed accenna alla protezione concessa al vescovo dall'Imperatore Enrico.
Su tale documento, fatto copiare dal vescovo Bonagiunta (1288-1305) il Bocchi commenta "Questa nota è la prima ch'io conosca ove si faccia cenno di casa del vescovo in Rovigo". Pure, in assenza di notizie certe sulla residenza del vescovo in Rovigo, molti sono gli atti di ministero là eseguiti. Il Bocchi (Della Sede ecc., pag. 14) elenca alcuni di questi atti episcopali che vale la pena di riportare.
– 1195: Isacco II (1186-98) cede in feudo ad Azzo VI d'Este il castello di Ariano in cambio di alcune decime. L'atto risulta stipulato in " Rodigio sub porticu domus cuporum Marchionis".
– 1220: Rolando Zabarella (1210-1233) riceve da certo Rainerius alcune lettere sigillate, come è riportato in " actum Rodigio sub porticu domus Marchionis".
– 1241: Guglielmo d'Este (1240-1257) approva una sentenza portata per sua delegazione dal canonico padovano Uguccione, presso il "coro ecclesiae sancti Stephani de Rodigio".
– 1265: Florio II (1258-1267) concede investitura feudale "ad usum regni" ad Obizzo marchese d'Este, presso "Ecclesia Sanctae Justinae de Rodigio".
Il vescovado di Rovigo
Bisogna risalire alla dettagliata relazione di Gian Pietro Ferretti, redatta tra il 1535 ed il 1539, in occasione della sua prima visita pastorale, per trovare notizie certe sul palazzo vescovile di Rovigo.
La visita fu compiuta dal Ferretti in qualità di vicario generale del vescovo card. Giovanni Domenico De Cuppis (1528-1553) mai venuto in diocesi. Il manoscritto, il cui originale risulta introvabile, denominato dall’Autore "Memorabilia Episcopatus Adriensis", costituisce il più antico e completo inventario dei luoghi e dei beni di pertinenza della Chiesa Adriese nella prima metà del sec. XVI. "Il Vescovo di Adria Benvenuto (1329 – 1348) – scrive il Ferretti – dell’Ordine dei Predicatori, nell’anno di nostra Salvezza 1343, costruì in Rovigo, col suo patrimonio personale…, la cappella al Beato Nicola, Vescovo di Myra, con tutti gli edifici adiacenti a suffragio delle anime del padre, della madre, della sorella e per l’anima sua;…". Il testo prosegue fornendo notizie sulla consacrazione dell’altare e la deposizione di alcune reliquie di santi all’interno del medesimo che, tuttavia, al momento della visita risultava vuoto.
Il Ferretti constata altresì che nella casa vescovile di Rovigo nasceva l’erba e "ingredi satis ludibriosum erat". Attraverso i secoli, gli edifici furono adattati ed abbelliti e costituirono la residenza dei Vescovi fino al 1942. Al momento della visita, il Vicario Ferretti trovò il palazzo vescovile in pessimo stato di conservazione e ne dispose un urgente restauro.
L’attuale configurazione dell’edificio, situato sul lato orientale di via Casalini, risale al XVII secolo. Nel 1608, infatti, il Vescovo Girolamo co. Porcia (1598 – 1612) ricostruì dalle fondamenta il corpo centrale del fabbricato che, al pianterreno, era contraddistinto da un porticato ad archi ribassati. Questi particolari sono riportati da una lapide murata nel nuovo episcopio. I due corpi di fabbrica laterali che delimitano il cortile, risultano probabilmente dal rifacimento di costruzioni preesistenti data la notevole differenza di stile.
Il Vescovo Arnaldo Speroni degli Alvarotti (1766-1800) attribuisce al suo predecessore Carlo Labia (1677-1701) un successivo restauro del palazzo, ingentilito più tardi dall’ampio scalone a due rami e dal leggiadro portone che si affaccia sulla strada. Le due aperture minori che affiancano il portone, invece, sono state realizzate nei primi decenni di questo secolo. Il palazzo rimase residenza vescovile fino al 1942, quando il Vescovo Guido Maria Mazzocco (1936-1968) e gli uffici di Curia si trasferirono nel più moderno ed ampio edificio costruito nell’adiacente via Giacomo Sichirollo, proprio in faccia al Seminario diocesano. All’epoca, l’edificio secentesco fu ceduto alla Banca d’Italia che a sua volta, nel 1978, lo cedette al Comune. Interamente rimaneggiato e adibito a sede scolastica, lo stabile ospita la Scuola Media annessa al Conservatorio. Di tutta la precedente struttura interna, solo la cappella ha mantenuto l’assetto assegnatole nel 1788 dal Vescovo Speroni, ma lo spazio è oggi adibito a segreteria e archivio della scuola. La fontana e lo scalone esterno sono stati rifatti sul modello di quelli preesistenti ( "Rovigo, ritratto di una città" – Minelliana 1988, pag. 110).
(1. continua)
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Come citare questo articolo
Aldo Rondina. “Le dimore dei Vescovi di Adria”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-dimore-dei-vescovi-di-adria/