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STORIA - TRADIZIONI

Nuovi documenti per la storia del Teatro Sociale

Sono emersi dall’Archivio Vangadiciense di Badia Polesine

di Claudio Vallarini

Ventaglio Novanta n. 21 2000 pp. 56–59

Una nuova pagina di storia badiese e di storia dell’architettura teatrale italiana, può essere scritta, ormai, a seguito del rinvenimento, in un archivio di recente acquisizione pubblica ¹, di nuovi documenti relativi al Teatro sociale di Badia Polesine, consentendo in questo modo, di poterne maggiormente inquadrare la collocazione storica in varie fasi, non più unicamente riferite alla sola terminale, ma dalle origini, che risultano porre fondamenta, letteralmente, nel 1812.

L’ex "Teatro della Società" (oggi di proprietà comunale dal 1983), è un'opera di elevato livello estetico, con una capienza di circa 250 posti; senza dubbio, tra l'altro, rappresenta un integro e raro esempio di architettura teatrale del primo Ottocento, ed è da sempre definito, senza timor di errare, "La piccola Fenice del Polesine" o "Scatola d'Oro" ².

Le cause di nomi così altisonanti, vanno individuate nella notevole somiglianza con il più noto teatro veneziano e nel largo uso di decorazioni lignee in foglia d'oro, che percorrono i tre ordini di palchi, il soffitto e il proscenio.

Già Francesco Antonio Bocchi di Adria, nel suo itinerario polesano, edito per i tipi Corona di Milano, nel 1860, ebbe a definirlo, più autorevolmente, "ridotto veramente magnifico (…) e de' migliori d'Italia".

Chi ha modo di addentrarvisi oggi, seppur chiuso al pubblico da diversi anni, prova una sensazione di stupore, che richiama involontariamente ad un tempo in cui, a teatro ci si andava con la carrozza, per ascoltare le novità dai signori provenienti dai paesi vicini, per intessere relazioni d'affari o d'amore, per assaggiare una tazza di caffè o di rosolio, (di cui si sussurrava avesse virtù afrodisiache), e per ascoltare musica, naturalmente.

Ed in merito alla musica, di cui ancora nulla si sa, del periodo delle origini, si può citare in una Manon Lescaut, che venne data per sedici volte consecutive, per un totale di circa quattromila spettatori (test. orale). E non è detto che, tra alcuni anni, non possa ripetersi il miracolo, ed il teatro riaprire definitivamente ³.

Ma tornando ai documenti di cui si diceva innanzi, ed analizzandone uno in particolare, è possibile conoscere ora il nome del progettista e fruire di altre preziose informazioni: "Autore del disegno appositamente fatto, è il sig. Architetto Santo Baseggio di Rovigo"⁴.

Le notizie si apprendono da un atto notarile, costituito di sei fogli, datato Badia "Lì 17 Xbre 1812 (edodici)" titolato "Progetto pel Teatro".

Con esso, il proprietario-committente Bartolomeo Dente⁵ ed il suo socio Giuseppe Bianchi, ufficializzano la vendita dei palchi, assicurando che "i prezzi sono ristretti, e che non si usarà ad alcuno, differenza o parzialità", ed indicano il luogo ove l'immobile sorgerà: sulla pubblica piazza, "sul Guasto o Cafè Abbraciato"; si apprende anche così, che alla fabbrica del teatro, "da alcuni giorni si travaglia".

Altra notizia di rilievo, è che il teatro sarà ornato di "ben architettata facciata", e che non era esclusa la possibilità di ricavarvi sei ulteriori palchi sul proscenio, come poi avvenuto, con l'intervento del 1855, forse ad opera del Meduna (è bene qui ricordare che, detto architetto, autore con il fratello Tommaso, del nuovo teatro "La Fenice" di Venezia, a seguito dell'incendio del 1836, nel 1854 realizza l'imponente Sala della Guardia Austriaca, sulla piazza di Rovigo).

Altra fonte di notevole interesse, riguarda il periodo di inaugurazione, auspicata "entro il vegnente anno 1813, e se sarà possibile, per la prossima ventura fiera d'agosto".

Infine, una notizia di natura imprenditoriale, riferita propriamente agli spettacoli: "Sarà conferita piena potestà alli signori Presidenti (eletti tra i proprietari dei palchi), di far capo colle compagnie de' virtuosi e comici: di fissar coi medesimi il tempo e la durata dello spettacolo, di poter alterare il canone per qualche causa straordinaria (per es.) di feste pubbliche, di arrivo di autorità, o pur averà qualche celebre autore (non dovendo però oltrepassare lire cinque per palco, oltre il canone stabilito" e di seguito, "di togliere ogni differenza che potesse insorgere tra gli attori, ed infine, di impedire ogni sconcerto, promuovere sempre, e mantenere l'ordine, la decenza, il decoro e la universale compiacenza e soddisfazione". I costi dei palchi, variavano dalle 700 lire del numero quattro al primo ordine, alle quattrocento lire per quelli del secondo (il più in alto), contrassegnati dai numeri tre, quattro, cinque, dieci, undici e dodici "per cadauno".

L'architetto Baseggio, all'epoca del teatro badiese, è già un professionista affermato⁶, e può vantare, quali eccellenti biglietti da visita, un progetto per il teatro La Fenice in Venezia (1790), con il quale, pur non vincente, raccolse notevole consenso di pubblico⁷ ed una lunga carriera come intagliatore ligneo⁸ appresa, con buona probabilità, dal nonno Sante senior⁹, e dal padre Giuseppe.

Ha così modo, l'ormai sessantenne architetto, di realizzare a Badia Polesine, quanto in misura certamente maggiore, avrebbe progettato per Venezia. L'esperienza badiese gli fu utile anche qualche anno dopo, quando per la città di Rovigo ( dopo la facciata dell’Accademia dei Concordi) realizza il Teatro Sociale.

Inerentemente alla sua attività di intagliatore ligneo, in cui eccelse, (vedasi ad esempio, gli strumenti musicali per la cantoria d'organo, nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo¹⁰, in Rovigo), non è da escludersi che gli intagli dorati del soffitto ovale, di evidente sapore settecentesco, siano opera dell'"artefice rodigino"¹¹, mentre quelli sul proscenio, sono quasi certamente opera dei fratelli Voltolina di Lendinara. Della sua arte nel lavorare il legno, così scrive il suo biografo¹² "Egli operava con tale pulitezza, che i suoi lavori si credono dai Forestieri, venuti d'Inghilterra".

Ed il Semenzato¹³, in una celebre e più recente Guida di Rovigo, dà del Baseggio, questa sintetica ma eloquente immagine: "Si può innestare in quella corrente di architetti veneti della fine del settecento e dell'inizio dell'ottocento che si accosta ai modi neoclassici, senza rinunciare ai caratteri della tradizione anteriore che era essenzialmente palladiana".

Il teatro di Badia, quindi, al di là degli interventi neo-rococò apportati con l'intervento del 1855, è da intendersi opera sostanzialmente neoclassica, di difficile lettura nell'insieme, però, a causa della facciata mancante.

Per la città di Badia Polesine, invece, è da considerarsi pure, una delle poche opere edili di rilievo, realizzate nel periodo napoleonico, quando la città, di circa settemila abitanti ¹⁴, apparteneva alla giurisdizione veronese.

NOTE

¹ Archivio del Sodalizio Vangadiciense, Badia Polesine, scheda 2.1.4.21.

² GUERRA M. – STOCCO G., Le istituzioni di Badia Ottocentesca, a cura della biblioteca civica “G.G. Bronziero”, Badia Polesine 1984; GIORDANI G., La piccola Fenice, in Ventaglio Novanta, vol. 7, pag. 26.

³ AGUZZONI P., Un dossier che scotta. Il Gazzettino di Rovigo 4.12.1999; BENDIN C., Si restaura il Teatro Sociale. Il Resto del Carlino 1.3.2000.

⁴ BARTOLI F., Le pitture, le sculture, le architetture, della città di Rovigo. Venezia 1774; MILAN R. – FRANCESCO BARTOLI, Arte e teatro nell’Italia del Settecento. S. Baseggio junior nacque a Ferrara nel 1749, morì a Rovigo nel 1822.

⁵ Bartolomeo Dente, figlio di Alessandro e di Maddalena Renier, nacque a Badia Polesine, il 6 ottobre 1774, unitamente al fratello gemello Donaldo. (Archivio parrocchiale di Badia Polesine, Registro dei Battesimi 1768/84). Ancora poco si sa del committente del teatro sociale, se non quanto riportato dal Bocchi (op. cit.), che lo descrive “zelantissimo del suo paese”, e che cedette il teatro ad una società di palchisti, nel 1836.

⁶ GIURIATI G.P., Una donna, una città, Maria Felicita Baseggio. Villanova del Ghebbo 1991. In detta pubblicazione è indicato che nel 1805, il Baseggio si dichiarava “pubblico ingegnere della città di Rovigo”.

⁷ BARTOLI F., Op. Cit., BRUSATIN M. – PAVANELLO G., Il teatro la Fenice. Limena 1996.

⁸ SUPION R. Sante Baseggio Architetto rodigino 1749-1822. Tesi di Laurea in Materie Letterarie, Facoltà di Lettere e Filosofia. Università di Ferrara. Relatrice pr.ssa Loredana Olivato. aa 1992/93. CAVAZZANA D., La Chiesa Arcipretale di Fratta Polesine. Informazioni su baldacchino e confessionali in legno.

⁹ Bartoli F., Op. Cit., Thieme B. LEXICON. Liepzig 1909.

¹⁰ SGARBI V., Rovigo, le chiese. Catalogo dei beni artistici e storici. Venezia 1988.

¹¹ Il BARTOLI (op. cit.) e SUPION R. (op. cit.), pur essendo il Baseggio nativo di Ferrara, lo definiscono rodigino, in ragione della sua residenza.

¹² BARTOLI F., Op. Cit.

¹³ SEMENZATO C., Guida di Rovigo, Vicenza 1966.

¹⁴ LUGARESI L., Il Polesine nell’età napoleonica. Economia di un territorio. Rovigo 1988.

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Come citare questo articolo

Claudio Vallarini. “Nuovi documenti per la storia del Teatro Sociale”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/nuovi-documenti-per-la-storia-del-teatro-sociale/

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