Oggigiorno solidi ponti collegano le varie isole del Delta delimitate dai vari rami in cui si divide il Po alla sua foce, ma fino a non molti anni fa il passaggio da una sponda all’altra era reso possibile soltanto da traghetti¹.
I primi hanno fatto la loro apparizione nel corso del ’700. Da quando infatti le terre emerse sono state acquistate dai patrizi veneziani e i vicini contarinanti² hanno cominciato a fermarsi stabilmente per coltivarle, i traghetti si sono rivelati l’unico mezzo di trasporto per oltrepassare i canali interni alle isole ed il Po che nel Delta si divide in diverse diramazioni. Per gli abitanti del basso Polesine sono stati fino a pochi anni fa di importanza vitale, oltre che costituire un mezzo suggestivo per attraversare il Po grande al tramonto³.
Il passaggio principale era quello a tre rampe a molo Farsetti che, trovandosi nella biforcazione del Po nei rami di Gnocca e di Tolle, collegava contemporaneamente le tre isole della Donzella, di Ariano e la località Ca’ Correggio (attuale Villaregia): esso metteva in comunicazione il comune di Porto Tolle con il resto della provincia attraverso l’isola di Ariano. I passi erano però innumerevoli per ogni ramo del fiume, collocati in prossimità delle frazioni o delle grandi aziende agricole: tra Ca’ Tiepolo e Ca’ Venier, tra Tolle e Ca’ Zuliani, tra Ca’ Dolfin e Polesine Camerini, in località Forti a Scardovari, a Bosco Mora, a Santa Giulia, a Cao di Marina, lungo il Po di Maistra.
Non si trattava dei moderni traghetti di grandi dimensioni a forma di chiatta, ma di imbarcazioni in legno che di volta in volta, secondo la portata e la forma, prendevano il nome di burchio, burchiella, monsa, passo. Per il solo passaggio di persone erano utilizzate barche a remi simili a quelle dei pescatori ed a quelle che venivano utilizzate per portare i raccolti fino alle case padronali all'interno dell'aia. Per il trasporto degli animali, dei birocci tirati dai cavalli o delle vetture, i mezzi erano più grandi e venivano chiamati passi doppi, infatti si trattava "(…) di due grosse barche della forma ordinaria unite insieme con relativa impalcatura, sbarre laterali e Casello sopravi pel ricovero del Portolano e delle persone durante il tragitto"⁴.
Erano definiti tecnicamente anche passo volante o a catena, se imbarcazione era guidata da un portulano, e passo natante se si trattava di un ponte di barche, simile a quelli attualmente ancora esistenti a Santa Giulia e a Gorino.
I passi furono istituiti in momenti diversi con lo svilupparsi delle aziende agricole e le conseguenti necessità della popolazione, radunatasi intorno alla corte, di recarsi al palazzo municipale, di servirsi della farmacia o di accedere alla residenza del medico. Il 27 ottobre 1887 la Giunta municipale di Porto Tolle approvò il servizio di passaggio gratuito fra Ca' Zuliani e Tolle per permettere alle popolazioni di Ca' Zuliani e Boccasette di accedere alla farmacia di Tolle della famiglia Dorizza, l'unica che serviva anche Scardovari e Polesine Camerini. Quest'ultima località già usufruiva del passo gratuito comunale dal 1884 per analoga richiesta e raccolta di firme degli abitanti di Polesine e Occaro⁵ .
A volte, se il passaggio era un tratto di confine con un altro territorio comunale, l'iniziativa avveniva in seguito al sollecito della comunità e dei sindaci di Ariano, contarina, Donada, Rosolina e Taglio di Po, i quali, per agevolare i rapporti commerciali, oltre che per il transito dei pedoni e dei ruotabili che si recavano in quelle isole, proponevano la costituzione di consorzi per la gestione di un passo.
Nel 1886, ad esempio, il sindaco di Donada propose l'attivazione di un passo sul Po di Levante nella località Cao di Marina per agevolare i rapporti con Chioggia e Venezia, sempre più intensi grazie al quasi compimento della ferrovia Adria-Chioggia⁶. Dal 1866 anche quello di molo Farsetti fu gestito dal comune di Porto Tolle in consorzio con quello di Taglio di Po.
I primi traghetti istituiti ebbero carattere privato, erano dei vari Camerini, Papadopoli, Viviani, i proprietari locali che si garantivano così un mezzo di trasporto e di comunicazione con il resto del territorio comunale e della provincia. Naturalmente ciò accresceva il loro potere sulla popolazione, perennemente in stato di dipendenza nei loro confronti, obbligata anche all'esborso di un pedaggio per il transito del corso d'acqua.
Nemmeno i ministri di culto erano esentati dal pagamento della tassa: il parroco della Donzella in una lettera al sindaco di Porto Tolle, datata 30 gennaio 1885, dovendo quasi quotidianamente attraversare il Po per soccorrere i suoi parrocchiani, protestava per l'obbligo di un pedaggio al passo di bosco Mora, di proprietà dei conti Papadopoli⁷.
Già dalla fine del secolo scorso sotto le pressioni e le raccolte di firme degli abitanti, i passi diventarono comunali gestiti da un portulano o passatore incaricato dal comune, anche se i pedaggi spesso venivano mantenuti perché entrate sicure e redditizie per l'amministrazione.
Presso l'archivio storico comunale di Porto Tolle sono conservati diversi tariffari, curiosi per la varietà dei mezzi e degli animali di cui prevedevano il trasporto: c'erao costi diversi da sostenere a seconda che si viaggiasse a piedi o a cavallo, con un barozzo carico a due cavalli, con un sediolo o un calesse.
Anche gli animali trasportati avevano pedaggi diversificati, distinti tra animali bovino, cavallino o asino, pecorino, porcino o con forma⁸.
Le disposizioni sui pagamenti cambiavano secondo i tempi: il tariffario del 1867 assegnava un pedaggio differente a seconda che si fosse forestieri o terrieri (detti anche comunisti) o se fosse giorno di festa o feriale; in quello del 1930 la domenica e nelle feste di precetto costava attraversare il fiume mezz'ora prima e dopo le funzioni religiose 10 lire anziché 20. Erano invece sempre esentati dal pagamento i dipendenti comunali, i medici e le levatrici, gli addetti ai servizi pubblici quali posta e telegrafo ed i sacerdoti.
Chi conduceva la monsa attraverso le acque torbide del fiume esercitava un mestiere gravoso soprattutto durante le piene autunnali e primaverili e le abituali giornate di nebbia. C'era un unico addetto e per i passaggi più frequentiati era imposto l'obbligo di alloggiare nelle vicinanze dell'approdo e di prestare servizio "dalla levata al tramonto del sole"; si doveva comunque essere sempre a disposizione per le necessità anche durante le ore notturne⁹.
Al portulano, che otteneva il lavoro in seguito ad una gara d'appalto o per selezione diretta, veniva affidata l'imbarcazione per il servizio. Nei documenti si riscontra l'uso di affidarsi alle gare d'appalto con l'offerta al ribasso, soprattutto durante il secolo scorso. All'incirca a partire dal 1920 per le selezioni venivano invece richiesti particolari requisiti; tra i certificati inviati dagli aspiranti e conservati presso l'archivio comunale ci sono quelli di nascita, di stato di famiglia, penale, di miserabilità, di buona condotta politico-morale e si trova anche una lettera di un maestro che documentava l'abilità nel leggere e nello scrivere di un partecipante.
In base ai regolamenti ed ai capitolati, la manutenzione ordinaria era a carico del conducente mentre per le spese più onerose come l'acquisto di remi, vele, catene o corde¹⁰ rispondeva l'amministrazione comunale, anche se non sempre tempestivamente. Diverse infatti le lettere del portulano Fausto Bergantin in servizio sul passo di Ca' Zuliani, che chiedeva insistentemente "due remi nuovi per la barca come Dio vuole" e sollecitava il riparo dell'imbarcazione altrimenti, affermava, "potrei soccombere a qualche disgrazia"¹¹.
Le carte conservate presso l'archivio comunale di Porto Tolle oltre ai dati tecnici testimoniano le vicende personali dei personaggi che si sono alternati nella guida dei passi. Non un mestiere solo maschile: nel servizio di transito tra Scardovari e la località Forti, nel 1930, alla guida c'era una donna, la portulana Giovanna Gobbati che conduceva una burchiella della portata di circa 10 quintali. Si trattava comunque di un mestiere faticoso, a volte tramandato di padre in figlio, spesso praticato per tutta la vita. Come il primo portulano individuato nei documenti, Antonio Pizzo in servizio a Molo Farsetti, che nel 1866, andato deserto l'esperimento d'asta per l'appalto di un novennio dal I nove,bre 1866 fino a tutto dicembre 1876, chiese e ottenne il diritto di passo di San Nicolò (allora era il nome del comune di Porto Tolle), servizio che già aveva prestato per oltre 45 anni.
¹ L’articolo prende spunto da una mostra allestita in occasione della XXXV fiera del Delta a cura della Biblioteca comunale di Porto Tolle con il contributo del prof. Luciano Scarpante. La ricerca archivistica in quell’occasione è stata condotta dall’autrice dell’articolo in collaborazione con Alice Garbi ed Enrico Garbin.
² A. Lazzarini, Fra terra e acqua. L’azienda risicola di una famiglia veneziana nel Delta del Po, Roma, 1990, pp. 201-233. Secondo l’autore i movimenti migratori alla base del popolamento del Delta si sviluppavano dai villaggi vicini di Donada, Contarina e Taglio di Po. Gli stessi paesi dai quali già proveniva buona parte della popolazione in certi periodi dell’anno per lavorare nelle risaie delle Marine o nelle valli per la raccolta della canna: i contarinanti, cioè gli immigrati temporanei.
³ Non poche volte è accaduto che l’unico ponte di collegamento in località Molo tra l’isola della Donzella e quella di Ariano, prima della costruzione di quello attuale, fosse intransitabile a causa delle forti piene autunnali e che il comune di Porto Tolle rimanesse isolati per alcuni giorni se non per l’utilizzo del traghetto tra Ca’ Tiepolo e Ca’ Venier.
⁴ Archivio storico del Comune di Polesella, serie Atti Speciali, busta 29/1. Regolamento per l’esercizio dei diritti di passo e di pedaggio sul Po a Polesella, Rovigo, 1871.
⁵ Archivio storico del Comune di Porto Tolle (d’ora in poi ASCPT), busta 33/2.
⁶ ASCPT, busta 33/1.
⁷ ASCPT, busta 32/7.
⁸ ASCPT, busta 21/4.
⁹ ASCPT, busta 2/18. Il progetto per l’approdo di molo Farsetti prendeva l’abitazione del portulano consistente in un locale ad uso cucina e camera da letto a fianco della tettoia-ricovero per i pedoni.
¹⁰ ASCPT, busta 2/18. Lettera del 10 gennaio 1871 per il restauro a molo Farsetti del “battello grande ad uso passaggio ruotabili” e per “l’acquisto di una burchiella nuova di larice per passaggio pedoni”.
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Come citare questo articolo
Cristina Tognon. “I traghetti del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-traghetti-del-delta/