La 'bella signora' non abita più qui.
Stanchi delle solite sembianze romanticheggianti, dal fascino poetico e illibato, il progresso, le necessità idrauliche, l'insostituibile macchina della modernità ha deciso che Polesella doveva cambiare volto.
E così è stato.
Tutto cancellato: la Fossa, il Ponte di Brusco, i negozi che ornavano l'argine del Po verso Guarda Veneta, l'oratorio di San Gaetano e la chiesetta attigua a Villa Chiereghin, la piazza che accoglieva vecchi e giovani, gruppetti di varie generazioni ciascuna assorta nei propri pensieri, le lavandaie intente nel proprio lavoro quotidiano, le operaie nella 'tabaccara', le sirene che segnavano l'inizio e la fine dei turni allo zuccherificio, il rumore del ponte in chiatte che si apriva nel mezzo lasciando passare le bettoline, la statale che attraversava il paese, portando l'allegria del passaggio delle Mille Miglia e del Giro d'Italia.
C'è chi si ritrova bambino, nei ricordi, in luoghi che per i giovani di oggi restano meno che favole. Chi giura di essere disposto a qualsiasi sacrificio per riportare in vita quella 'bella signora' addormentata per sempre.
"Quando ero bambino l'agricoltura era fiorente, diversificata. Fra le tante colture, si raccoglieva il tabacco. I contadini ne tagliavano le foglie portandole all'opificio. A lavorare nella fabbrica erano quasi tutte donne che facevano la cernita, dividevano le lunghe dalle corte, le pregiate da quelle meno pregiate, confezionavano mazzi che venivano poi ulteriormente lavorati finché tutto finiva in grosse botti dove il tabacco maturava e si conservava" ci confida Marco Cibin, una delle tante voci che testimoniano, in un racconto, una forte ondata di nostalgia, puntando il dito alla zona in prossimità dell'attuale Via De Paoli che, al di là della Statale, porta all'oratorio di San Gaetano.
Ma non è soltanto la 'voce del popolo' a rievocare antiche vedute di Polesella. Le bellezze architettonico-strutturali del paese, stando ai testi storici, hanno origine dal '700: i Veneziani realizzano il Ponte Sostegno sulla Fossa e tutte le correlate opere idrauliche. I migliori tecnici dalla capitale veneta raggiungono il paese, tra cui Poleni, famoso nella storia idraulica e agraria per la riparazione del Sostegno e il rifacimento dell'imboccatura della Fossa.
Il fiorente periodo regala le 60 botteghe sulla riva del Po, nella piazza, facilmente raggiungibili in barca, dal fiume e dal canale, mentre dove oggi esiste l'edificio municipale sorgeva la chiesa di S. Pietro guidata dai Frati Agostiniani e sede di un forte polo culturale. Nel 1730, poi, sorge la chiesa parrocchiale, mentre pian piano, le famiglie ferraresi, proprietarie delle campagne, subentrano ai veneziani con funzioni strategiche, commerciali, amministrative: Strozzi, Donà, Foscari, Morosini, lasciano la loro preziosa impronta architettonica, visibile ancor oggi grazie alle Ville, insieme ai Grimani, che 'regalano' la sede del comune, successivamente demolita in seguito ai danni causati dal ciclone del 1892.
Avvicinandosi al '900, nascono la ferrovia, strade migliori e nel 1899 viene costruito il ponte in chiatte sul Po, sostituito alla fine degli anni '80 e demolito completamente nell'82, per lasciare il posto all'attuale, superba costruzione in cemento.
"Non mi dirigo verso la solita passeggiata mattutina, ma il pensiero – continua Marco Cibin – mi sollecita verso quello spazio erboso della vecchia scuola d'avviamento professionale. Quanti ricordi sono legati a quello spiazzo di terra, anche se oggi è deturpato da un enorme viadotto! Forse quel manufatto è necessario, forse non fu possibile costruirlo altrove, ma io lo sento come un'offesa all'ambiente che mi vide bambino. Per non vederlo mi giro e guardo lo spiazzo inquadrando anche l'orto di Zadra che, se pur ridotto resiste ancora all'avanzata cementizia.
Quante partite a pallone abbiamo giocato fra quell'erba, utilizzando una calza vecchia piena di stracci. Ninetto in porta, Terzo e Severino terzini, Sauro destro, Franco centromediano Enzo sinistro, Giacomino ala destra, Romolo mezz'ala destra, Orlando centrattacco, Duilio mezz'ala sinistra, Ianco ala sinistra, Giorgino riserva. Se mi sforzo di ignorare il rumore del viadotto sono quasi certo che riesco a sentire ancora le loro voci che questa brezza strappa dall'erba… ma quale erba? Il prato della mia infanzia non esiste più, un tetro manto nero lo copre".
Cibin è come un libro aperto, dai suoi racconti riaffiora la semplicità di un'epoca, l'impossibilità di dimenticare: "Sento il sorriso salirmi alle labbra passando sotto il viadotto mentre il mio sguardo cerca la siepe di quell'orto, per vedere se anche oggi i bambini fanno buchi nelle siepi. Ma non ci sono buchi in quella siepe, né bambini che giocano sui prati. I bambini di Oggi! Quali ricordi avranno quando saranno vecchi come me?".
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “C’era una volta una “Bella Signora””. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/cera-una-volta-una-bella-signora/