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STORIA - TRADIZIONI

Il “Moro” e la spiaggia di Rosolina

Una fontanella a ricordo della prima impresa turistica di balneazione avviata nel 1949

di Gabriella Bergo

Ventaglio Novanta n. 21 2000 pp. 70–73

Dallo scorso luglio, una fontanella che alza il suo spruzzo d'acqua da una barca in cemento, domina l'ingresso dei "Bagni dal Moro".

È stata voluta da Tonino Donà a ricordo dello "sbarco" della sua famiglia in quella che, a distanza di 50 anni, è divenuta la spiaggia di Rosolina Mare, che registra oggi un milione e mezzo di presenze all'anno di turisti provenienti dall'Italia e dall'estero.

Ma nel 1949, a soli quattro anni dalla fine del conflitto mondiale, era una lingua di litorale selvaggio ed incontaminato, dove ci si recava solo per pescare e per far legna, nel lussureggiante bosco planiziale. Ad Ulderico Donà, che in quel mare e nelle contermini valli, procacciava per sé e la famiglia di che vivere, l'intuizione: quel litorale sarebbe potuto diventare una meta turistica.

Allora la voglia di vivere, dopo tanti anni di sofferenze e tribolazioni, era grande, come grande si è rivelata la lungimiranza di quel pescatore, che aveva nel sangue l'intuito e la capacità del manager. Fu così che nel maggio del '49, Ulderico Donà, detto il Moro, con la famiglia sbarcò sulla spiaggia di Boccavecchia, con una "burcella" o "canarola", con diciotto capanne di legno per i villeggianti ed una più grande (quattordici metri per cinque, comprendente il locale per la cucina e due stanzette) per la famiglia, che avrebbe dovuto vivere lì per l'intera estate.

Fu proprio in quell'estate, come aveva profetizzato il Moro, che cominciarono ad arrivare i primi turisti sulla bianca spiaggia polesana. La vita della famiglia Donà trascorreva intensa: durante il giorno si lavorava per la manutenzione della spiaggia, e di notte si andava a pescare.

Ben presto sorse un problema essenziale per favorire il flusso dei frequentatori nell'arenile: occorreva creare una strada che collegasse la spiaggia all'attuale via Boccavecchia. Durante i tre successivi inverni, con l'ausilio di varie persone, tra cui in prima linea gli uomini dipendenti dalla Forestale, furono spianate le dune e si ottenne una piccola strada, che avrebbe permesso alla corriera della ditta Fusetti di Porto Tolle di arrivare al ristorante che nel frattempo era stato avviato.

Allora pochi erano quelli che raggiungevano la spiaggia in auto: i più utilizzavano la bicicletta e il motorino, portando con sé grosse sporte di viveri e teli per costruire rudimentali capanne e ripari dal sole; giungevano attraverso uno stretto e pericoloso sentiero che, all'altezza dell'attuale inizio di via delle Valli, si inoltrava ed attraversava le valli, il Ghehho.

La biciclettata e le varie difficoltà non spaventavano allora le numerose e allegre comitive che da Rosolina, ma anche da più lontano, nelle giornate estive si recavano al mare, per passarvi la giornata.

Molti erano allora gli anziani, che usavano fare le saune speciali, le "sabbiature", per alleviare i dolori frutto dell'età. Era curioso vedere ben allineate, le une vicine alle altre, nella zona dell'arenile più lontana dal mare, quelle particolari "fosse" entro cui le persone, nelle ore più calde della giornata, si facevano "seppellire", lasciando fuori da quelle particolari "tombe" solo la testa, che veniva protetta da ombrelli da pioggia aperti all'occorrenza.

Il Moro era ancora però l'unico imprenditore a credere nelle possibilità di Boccavecchia, e la cosa lo preoccupava non poco: così la spiaggia non poteva avere sviluppo. Finalmente arrivano altri imprenditori locali: Avanzi "Balestra" e Crivellari "Capeto". E la cosa fu salutata con soddisfazione da Donà, che vedeva in ciò una concreta speranza di sviluppo.

Ma della località si innamorarono anche grossi imprenditori, provenienti da Province venete ricche, Padova e Vicenza, come le famiglie Mazzonetto e Stefanelli, che decisero successivamente di investire nella spiaggia polesana e che ottennero quasi integralmente le concessioni demaniali; il che si rivelerà poi un handicap per la spiaggia, per la mancanza di concorrenzialità. E le ottennero per un tempo lunghissimo: ben 40 anni. Molte le spinte che Donà ricevette perché abbandonasse la spiaggia, e forse un pensierino il Moro anche lo fece, però poi l'amore per la "sua" spiaggia, gli impedì di andarsene.

Per il pioniere della spiaggia le prove da superare furono non poche: i debiti per l'ampliamento delle strutture, la grande mareggiata del 4 novembre '66, con l'acqua che era penetrata nel fabbricato e che fu espulsa con motopompe, i cui danni ammontarono a circa 7 milioni. Solo nel '67, servizi indispensabili quali l'energia elettrica, l'acqua potabile, l'allacciamento della linea telefonica, furono portati ai Bagni dal Moro; la località diventava intanto sempre più meta turistica internazionale. Ma la salute del Moro cominciava a manifestare quei problemi che lo avrebbero portato alla morte nel giugno del 1970.

La sua opera sarà portata avanti con uguale impegno dal figlio Antonio, neppure al quale, tuttavia, furono risparmiati momenti duri, come la distruzione delle 43 cabine, il 17 luglio '70, abbattute da un fortissimo vento.

Nel '79, il 22 dicembre, un'altra grande mareggiata mette in ginocchio la famiglia Donà che vive, durante quelle ore, momenti tragici: non si trova Ulderico, il bimbo di Antonio che porta il nome del "grande nonno". Fortunatamente però il dramma non assunse dimensioni tragiche. Il bimbo, nella confusione generale, era stato portato in salvo dal sindaco Libio Lazzarin, accorso a dare una mano.

Gli anni '70, comunque, decretano l'importanza della località balneare: il flusso del turismo si consolida articolandosi in quello da campeggio, in tenda e roulotte, in quello in bungalow ed in quello tradizionale, interessato all'albergo o all'appartamento. La località si sviluppa progressivamente con l'arrivo di commercianti, albergatori, gestori di bar e pizzerie che videro in Rosolina Mare la possibilità di buoni investimenti.

Frattanto le mareggiate e le correnti marine producono delle modificazioni della linea di spiaggia: i bagni dal Moro, ad esempio hanno visto, grazie a ciò, il loro tratto di spiaggia allungarsi di oltre 80 metri in questi anni. Quando fu costruito, il primo nucleo dell'albergo "Stella marina" distava dal mare una cinquantina di metri, ora ne dista circa 150.

E oltre a ciò cosa è cambiato?

"Il rapporto con i clienti – risponde Tonino -. Anche se ancora c'è un clima molto familiare, che spinge a tornare, perché l'ambiente che abbiamo è particolarmente tranquillo e adatto alle famiglie (manca ad esempio, per nostra scelta, il ballo, proprio per garantire agli ospiti tutta la tranquillità necessaria), non c'è più la grande amicizia di un tempo".

Di che cosa ha bisogno Rosolina Mare?

"Decisamente di una svolta generale. Finora è stata diretta solo da poche persone. È necessario allargare il numero delle concessioni demaniali. E poi c'è bisogno di una grande professionalità: il cliente è sacro e va rispettato; quindi assoluta cortesia e disponibilità. Ed ancora adeguare le strutture alle esigenze ed alle richieste dei turisti: le cabine, ci siamo accorti, non vanno più; bisogna però rinnovare lettini, ombrelloni, mettere a disposizione docce con acqua calda. Bisogna creare cooperative cui affidare il servizio di assistenza in spiaggia e salvataggio, e la pulizia della spiaggia e del bagnasciuga anche nella stagione invernale. Un grande problema da affrontare con serietà, è costituito dalla viabilità, l'unico accesso a Rosolina Mare attualmente esistente, è insufficiente alle migliaia di persone, italiane e straniere, che giornalmente d'estate raggiungono la spiaggia".

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Come citare questo articolo

Gabriella Bergo. “Il “Moro” e la spiaggia di Rosolina”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-moro-e-la-spiaggia-di-rosolina/

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