L’antica famiglia loredana di costruttori di imbarcazioni di piccolo cabotaggio, con un famoso cantiere operante dal XVII secolo lungo le sponde del Canale di Loreo, da alcuni anni passato di proprietà, costituisce il riferimento di origine di Archimede Doni, musicista, esecutore, compositore ed insegnante.
Archimede, primogenito di sei fratelli, fu l'amministratore del cantiere dal 1953, anno di morte del padre, fino ai suoi ultimi giorni di vita. Nato a Loreo il 20 luglio 1914 e sempre vissuto nel suo amato paese, sin da giovanissimo manifestò uno spiccato interesse per la musica, intraprendendo i primi studi ad Adria. Si diplomò quindi in violino presso il Conservatorio di Bologna, sotto la guida del maestro Consolini.
Il desiderio di approfondire ulteriormente le conoscenze in campo musicale lo porta poi a Roma ove studia composizione con don Lorenzo Perosi e Pietro Mascagni. Si dedica ben presto all'insegnamento privato e contemporaneamente inizia ad esibirsi in pubblico, partecipando anche alle stagioni operistiche dei teatri di Adria e Rovigo come violinista.
Polistrumentista (suonava anche, oltre al violino, pianoforte, contrabbasso e fisarmonica) Archimede Doni era un esecutore pulito e preciso, ottenendo per questo sempre consensi sia col repertorio classico che leggero. Ha fatto parte anche di grandi orchestre sinfonico-liriche e da camera dirette dai grandi maestri Tullio Serafin, La Rosa Parodi, De Fabritiis, Bruno Maderna, Nello Santi e da questi musicisti fu apprezzato.
Durante la seconda guerra mondiale fu richiamato alle armi presso il corpo dei Granatieri, e si recò sul fronte greco-albanese. Ma, per un principio di congelamento al piede sinistro, fu ridestinato a Roma. Nella capitale fu incaricato di formare un'orchestra per eseguire i concerti per i feriti di guerra, per l'esercito e per l'E.I.A.R. (l'allora ente radiofonico di stato) e si trovò a collaborare con altri validi musicisti tra cui Severino Gazzelloni, Beniamino e Rina Gigli, il maestro Renzi e il pianista Graziosi.
Dai primi anni '50 fino agli anni '70 Archimiede fu l'instancabile animatore della tradizionale festa annuale, famosa in tutto il Basso Polesine, dei "Combattenti e Reduci" (associazione di cui Doni fu parte attiva). La festa si teneva, sempre con grande partecipazione di pubblico, a Loreo, nel Teatro Zago durante il periodo di carnevale. Per decenni Archimede ha inoltre fatto parte anche dell'orchestra d'archi "Guarnieri" di Adria.
A Loreo collaborò per molti anni, con passione, impegno ed a titolo gratuito, con la scuola elementare "Marconi", preparando con serietà moltissime generazioni di alunni nel canto corale. Forse il cruccio più grande di Archimede fu quello di non aver avuto figli propri.
Doni, uomo di alta statura e di una certa imponenza, non era molto incline al riso e alle confidenze, e spesso la sua riservatezza veniva confusa con altezzosità. Invece chi lo conosceva bene sapeva che dietro la facciata austera c'era una persona modesta, sensibile, dall'animo buono e gentile, senza altre ambizioni che migliorarsi e migliorare la sua musica ed i suoi tanti allievi, trattati come un buon padre tratta i suoi figli. Molti di essi lo ricordano ancor oggi con affetto e stima, riconoscenti per ciò che da lui hanno imparato. Archimede sapeva insegnare la musica e gli strumenti con semplicità sorretta da rigore e trasmetteva le conoscenze con pazienza ed incoraggiamenti.
Doni si impegnò anche nel campo giornalistico: collaborò infatti coi quotidiani "Il Gazzettino" ed "Il Resto del Carlino", scrivendo soprattutto articoli di carattere culturale e musicale.
Non pago di tanti impegni, verso la metà degli anni '70 fondò il "Quartetto Polesano", del quale fu direttore e primo violino, portando in giro per il Polesine, le province e le regioni limitrofe musica cameristica integrata dalle sue composizioni, ottenendo sempre lusinghieri successi di critica e di pubblico.
Archimede inoltre partecipò per lungo tempo alle stagioni operistiche dei teatri di Padova, Vicenza, Bologna e dell'Arena di Verona. Nel 1983 gli fu assegnata la "Medaglia d'Oro per la Musica" e nel 1985 l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini gli conferì l'onorificenza di Cavaliere Ufficiale per meriti artistici e culturali. Nel 1986 la Regione Campania lo premiò col trofeo "Benemerenza Artistica" per il suo impegno di qualificato operatore artistico e per le sue doti di valido insegnante e compositore. Fra i suoi brani cameristici sono da ricordare "Rondò Polesano", "Passo di danza", "Il trillo" e "Melodia nella notte", più volte eseguiti in Italia e all'estero dal flautista Severino Gazzelloni e dal pianista Arnaldo Graziosi, concertisti di fama mondiale.
Negli ultimi anni di vita aveva abbandonato quasi del tutto l'insegnamento per dedicarsi alla composizione, diradando anche le esibizioni pubbliche. Il suo inconfondibile mezzo di trasporto era la "Vespa", ultimamente sostituito dalla bicicletta: da casa al cantiere, dal cantiere alla posta ed alla banca, da casa al cimitero per far visita, quasi giornalmente, alla moglie Rosi, prematuramente scomparsa.
Frequentava raramente gli ambienti pubblici: era quasi sempre solo e si fermava per la strada a far due chiacchiere soltanto se interpellato. Per questo fu più stimato che amato. In cuor suo Archimede però amava la gente ed il suo paese.
Doni ha lasciato la vita come l'ha sempre vissuta: con compostezza, riservatezza e dignità. Morì il 24 ottobre 1991 al Lido di Venezia, dove era ricoverato, a causa di un ictus cerebrale. Chi lo ricorda con affetto sa che, oltre alle doti umane, possedeva grande nobiltà d'animo e grandi doti artistiche quali si addicono ad un musicista di valore.
NOTA DELLA REDAZIONE
I lettori di Ventaglio Novanta non troveranno più la firma di Giampaolo Tiengo. Dopo Umberto Dallemulle un altro redattore della rivista ci ha lasciato. Giampaolo Tiengo è scomparso il 16 febbraio scorso.
Da un anno combatteva con quello che troppo spesso le cronache quotidiane definiscono "un male che non perdona". Una malattia sopportata con grande coraggio, con la decisione, strenuamente mantenuta, di continuare in ogni caso la propria vita. Con questo spirito combattivo aveva assunto anche il compito di amministratore del comune di Loreo, impegnandosi come Assessore alla Cultura. E con altrettanta forza di volontà ha continuato l'attività giornalistica e quella di insegnante.
L'ultima telefonata alla redazione del Ventaglio Giampaolo l'aveva fatta ai primi di febbraio, quindi solo pochi giorni prima della crisi finale. Con l'indomità volontà che lo contraddistingueva, volendo fino all'ultimo ingannare il male che ormai non gli dava tregua, aveva detto – quasi si trattasse di una banale malattia di stagione – che in quei giorni non stava molto bene, e che gli era dispiaciuto di non poter essere stato presente all'incontro programmato a Ca' Cornera per festeggiare i dieci anni di attività della rivista. Poi aveva aggiunto che stava preparando un articolo su un importante personaggio di Loreo, la cui memoria non andava dimenticata: Archimede Doni.
E l'articolo è arrivato, puntuale come sempre, facendo pensare che Giampaolo avesse ancora risorse per continuare ben oltre il 2000 la sua collaborazione alla rivista e le sue molteplici attività. Invece, qualche giorno dopo, la tristissima notizia…
Ciao Giampaolo. Non ti dimenticheremo. Un abbraccio per tutti. Lino.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Giampaolo Tiengo. “Archimede Doni (l914-1991)”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/archimede-doni-l914-1991/