È della poesia o della pittura il primato? Oppure sono discipline come la filosofia o la psicologia che danno risposte appaganti ai nostri quesiti più intimi, alle nostre inquietudini quotidiane, ai dubbi a volte maceranti che caratterizzano il cammino interiore di ogni uomo?
Roberto Pellegrini per scandagliare il suo animo, per rapportarsi in modo critico e creativo al mondo, ha scelto il mezzo espressivo della pittura, intuendo le ampie potenzialità del linguaggio artistico non solo sul piano della comunicazione ma anche – e forse prima ancora – su quello della ricerca. Quando infatti l'immagine non si limita ad essere copia fotografica di una realtà esistente, ma viene concepita come mezzo per esprimere emozioni, per sondare stati d'animo e perfino proporre personali concezioni della vita, possiede una forza comunicativa davvero sorprendente.
Tutto ciò risulta evidente osservando gli elaborati quadri di Pellegrini, ove il mondo della realtà si presenta completamente trasfigurato, plasmato non tanto seguendo modelli esterni e riconoscibili, ma piuttosto "assemblando", in un momento di forte creatività, immagini del reale con stati d'animo profondamente soggettivi.
E' così che Roberto Pellegrini riesce a portare sulla tela emozioni fluttuanti e pensieri "sorpresi" in zone arcane della mente, ove non prevale la piena razionalità ed ancora si agita e pulsa una forza vitale che troppo spesso la quotidianità della vita tende a soffocare.
Vagano in una dimensione astrale due grandi foglie: in un cielo, fermato nell'ora del crepuscolo, immote si allineano le due presenze vegetali, testimoni di inquietanti misteri; nel silenzio siderale si delinea la rappresentazione di un dramma già compiuto. E' trafitta la foglia – forse l'anima? – che lenta scivola sulla destra del quadro; possessiva ed arcigna, chiusa a controllare una preda agognata, la insegue senza tregua l'altra foglia. Una metafora del mondo trasposta in spazi astrali? Una rappresentazione artisticamente sublimata dell'eterno conflitto tra la vittima e l'oppressore, tra la mite dolcezza e l'arrogante sopraffazione?
E'in effetti questo l'inquieto messaggio che leggiamo in vari quadri di Pellegrini. Ed anche la donna racchiusa nella gabbia ovale è testimone di tale condizione di tirannica esclusione. Ma lo sguardo della pellerossa, ancora indomita nel cuore sebbene bloccata nello spazio angusto, si protende lontano nell'insolita prateria senza barriere. La stessa pianura, silenziosa ed infinita, che in un altro quadro accoglie una immota presenza senza volto: è muto ed impotente il solitario testimone del tempo che fugge, scandito dal volo di due aquile, dominatrici incontrastate degli spazi celesti, cui all'uomo è negato l'accesso.
In queste e nelle altre tele del Pellegrini si legge spesso una sofferenza antica, una inesausta riproposta delle domande che assillano l'uomo da quando la luce dell'intelligenza ha illuminato il suo agire, da quando ha scoperto la forza della pittura, a volte motivo di stupore puramente estetico, altre magico mezzo per fermare una "visione" preservandola dall'inesorabile scorrere del tempo, altre volte ancora mezzo per comunicare con altri e aprire un dialogo su avvincenti tematiche.
Tutti registri questi utilizzati da Roberto Pellegrini, autore indubbiamente originale, la cui pittura colpisce al primo approccio sia per l'ardita inconsuetudine delle immagini, sia per la perizia tecnica e le evidenti capacità artistiche che le tele chiaramente rivelano.
L'osservatore più attento è però portato ad un'analisi esaustiva, alla ricerca del significato più profondo delle raffigurazioni, al fine di cogliere il valore simbolico, il motivo dell'ispirazione o l'essenza della tematica affrontata dall'autore.
E' solo allora che si rivela appieno il talento di un giovane artista, che nella pittura ha trovato una importante via per esprimere la sua ricca interiorità e per favorire l'innata predisposizione verso il disegno, raggiungendo momenti estetici di indubbio pregio creativo.
Roberto Pellegrini vive ed opera a Villanova del Ghebbo con studio in via Canton Esterno 16 – Tel. 0425 669638.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Le inquietanti rappresentazioni di Pellegrini”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-inquietanti-rappresentazioni-di-pellegrini/