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RECENSIONI

Libri in redazione

di Autori Vari

Ventaglio Novanta n. 21 2000 pp. 122–129

Marco Guerzoni, Davide Malavasi
LA PALUDE FIORITA
Patron Editore, Bologna, 1999

In un tempo ormai lontano l'ambiente padano era caratterizzato da estesi boschi di pianura, all'interno dei quali si aprivano vasti acquitrini. Un paesaggio che non esiste più, completamente mutato dall'intervento dell'uomo, manifestatosi particolarmente pesante nel corso del XX secolo con l'avvento dell'agricoltura meccanizzata e la costruzione di edifici sia ad uso civile che industriale completamente slegati dal contesto del territorio.

Bergantino, centro altopolesano a cui è in modo esplicito dedicato questo libro, forse trae il suo toponimo da Brankous Antos, il cui significato è quello di palude fiorita, ambiente quindi caratterizzato dal regno della natura. Un ambiente del quale è forse possibile trovare ancora qualche traccia nella vasta golena del Po lambita dalle acque del grande fiume.

Ma la palude fiorita è solo un ricordo del passato o può essere riattualizzata? O meglio: è possibile individuare un modello di vita improntato al rispetto delle leggi della natura così a lungo dimenticate dall'uomo moderno?

A queste domande vuole dare risposta il volume scritto in compartecipazione dai due autori de La palude fiorita: Marco Guerzoni, laureato in Urbanistica e Pianificazione del Territorio e ricercatore presso l'Università di Venezia, affronta nei primi capitoli le problematiche della pianificazione e della gestione del territorio in un'ottica di ecocompatibilità; Davide Malavasi, laureato in Scienze Naturali e consulente ambientale, si sofferma sulla conoscenza del mondo naturale e passa in rassegna i vari sistemi di fare agricoltura, dal modello antico, a quello attuale per proporre quello sostenibile. Occorre favorire il ritorno delle siepi e delle specie arboree autoctone, indispensabili per preservare la flora e la fauna della pianura. Particolare attenzione viene dedicata allo studio della vegetazione degli ambiti fluviali e delle zone umide e viene infine illustrato il progetto di parco golenale da realizzare su un'area di circa 20 ettari nell'ansa del Po presso Bergantino.

Il volume si chiude con un vero e proprio Compendio di ecologia quotidiana, in cui vengono affrontati i problemi dell'agricoltura ecocompatibile: dalla lotta biologica, alla gestione naturalistica dei fossi e degli argini, fino alla realizzazione del compost di buona qualità.

La palude fiorita si sofferma dunque su tematiche che vanno ben oltre al territorio di Bergantino, dato che le informazioni e le osservazioni proposte possono facilmente essere estese a tutta l'area padana. E le istanze locali, base di partenza dello studio, rientrano in definitiva nell'ampio ventaglio dei problemi ecologici che interessano l'intero pianeta.

(Viviana Segantin)

Roberta Fava COME UN GIULLARE Edizioni Paideia, Firenze, 1999

Poesia come misura del tempo e delle emozioni nei versi che Roberta Fava ha raccolto e da poco pubblicato con il titolo di "Come un giullare". Un giullare che è, sì, l'autore che rasserena e rallegra gli animi degli altri con parole e canti, dimenticando le proprie pene. Ma è anche l'altro, il doppio dell'autore, che si prende, appunto, gioco di disperazioni e patetici malesseri sentimentali e morali. È però altro ancora: è l'essere amato, che si libera delle oppressioni e si immerge fra gli altri giocoso e buffone, chiedendo umilmente scusa tra le risate e la felicità. E c'è, nella figura di questo giullare, un misterioso e sottile rimando ad un'altra e lontana stagione culturale e artistica, ad una sorta di tensione trobadorica, rivissuta nella ricreazione di immagini e metafore e iperboli dolcissime. C'è la nostalgia di quei giochi fra innamorati che diventavano una sorta di tenzone verbale, intrecciata di doppi sensi e rimandi, quasi un preludio al fidanzamento o al matrimonio, in un tempo in cui la poesia era soprattutto amorosa, con belle affacciate al balcone e infelici poeti che intrecciavano sotto i torrioni versi e musiche in canzoni struggenti.

D'altra parte, queste poesie sono quasi l'eco di una cronaca quotidiana, interiore finché si vuole, ma sempre cosciente di quanto avviene intorno, con zone, però, in cui il riverbero del mondo esterno non riesce ad insinuarsi e neppure a lasciare eco.

È l'amore che intesse la fitta trama dei versi, carichi di immagini, che scivolano lungo i fili colorati di emozioni che sono anche e sempre le nostre. L'amore si presenta all'improvviso e poi si perde, si consuma nel volteggiare dei giorni e delle ore, si disfa nelle parole inevitabili, ripetute e perdute. Amore che è coscienza di sé e dell'altro, vedere e vedersi al tempo stesso. Non è propriamente nei termini di una coppia, ma piuttosto in un pulsare a due, in "un mondo dove le parole si sciolgono nel tempo". L'amore è medico e guaritore e stregone, anche perché il dolore e il disinganno vengono rimandati, differiti consapevolmente, ma non dimenticati.

Si aggiunga poi che il linguaggio poetico di Roberta Fava è immediato, attento a una semplicità che è depurazione, spoliazione di artifici verbali. Decantandosi, la parola diventa se stessa, vale a dire che acquista tutta la sua densità sonora e tutto intero il suo significato. La chiarezza e la naturalezza tuttavia non evitano una vera e propria enigmaticità, perché non si può dire tutto. Certi sentimenti, certi suoni, certi nomi, certe storie non hanno bisogno di aggettivi, ma di un po' d'ombra, per respirare poesia e mistero.

(Sergio Garbato)

Loredana Capellazzo PERCHE' SI RUBA UN ANGELO? Luigi Pellegrini editore, 1999, Cosenza

E' bene chiarire subito un particolare di fondamentale importanza per chi si accinge alla lettura del volume: non si tratta di un libro impostato nella dimensione del trascendente, anche se nel corso della vicenda in effetti si verifica un evento prodigioso, con il quale la protagonista deve fare i conti per il resto della sua vita. Una protagonista tutta ritagliata nel nostro tempo: ragazza disinibita ed estroversa, che vive senza problemi o censure moralistiche l'esuberante sessualità dei suoi vent'anni.

Giuliana, studentessa universitaria di architettura, ammiratrice dell'eleganza neoclassica del Canova, conduce a Venezia una vita libera, lontana dalle costrizioni della famiglia, alternando momenti di studio ad altri di svago e frequentando le amicizie giovanili tipiche delle città universitarie. Per Paolo prova un'attrazione fortissima sul piano fisico, che inutilmente cerca di tenere a freno. La sfrontata sicurezza del giovane la fa fremere in ogni fibra, agitando fantasie e scatenando passioni difficilmente controllabili.

Finchè arriva Angelo, e a poco a poco per Giuliana si profila un nuovo mondo, col recupero di valori che sembravano per sempre sepolti. E poi nella sua vita si affaccia Yasser, medico palestinese che la coinvolge, dapprima sul piano ludico, rendendola partecipe di una festa caratteristica del suo popolo, per farle poi considerare ed infine abbracciare una nuova prospettiva di vita.

Una trama intrigante e ben congegnata quella che ci propone Loredana Capellazzo con la sua più recente opera, la cui pubblicazione è giunta quale premio del concorso nazionale bandito dal Centro Arte e Ricerche Meridionali per opere inedite.

Il romanzo, fitto di dialoghi, con lo sfondo caratterizzato per lo più da ambienti veneziani, è coinvolgente e privo di cadute di tono, confermando le doti di narratrice già riscontrate in altri lavori della stessa autrice.

(Lino Segantin)

Gianni Benetti GUIDA ALLA FLORA E ALLE VEGETAZIONI DEL POLESINE Quaderni Natura n.1, W.W.F Provincia di Rovigo, Rovigo, 1998

Crescono gli estimatori dell'ambiente naturale del Polesine e del Delta in particolare, ma non è sempre facile trovare strumenti che diano informazioni utili, fruibili anche da parte di chi già non possiede una preparazione basilare.

A questa esigenza offre una sicura risposta il bel volumetto Guida alla flora e alle vegetazioni del Polesine, curato da Gianni Benetti per quanto riguarda i testi, da Massimo Benà, Gianni Benetti ed Eddi Boschetti per le immagini fotografiche, e da Eddi Boschetti e Daniele Todaro per le schematizzazioni grafiche degli ambienti vegetali esaminati.

Dopo una breve introduzione, in cui viene delineata in modo essenziale l'evoluzione della flora nella pianura padana dal periodo postglaciale, fino agli invasivi interventi del XX secolo, troppo spesso privi di rispetto verso il mondo della natura, la trattazione passa allo specifico. L'argomento viene allora affrontato nel modo più facilmente utilizzabile dal lettore, ovvero suddividendo l'esposizione nei cinque fondamentali ambienti rintracciabili in Polesine: I litorali, Gli ambienti alofili, (ovvero le lagune e le valli da pesca), Gli ambienti umidi e di acqua dolce, L'ambiente agrario e Gli ambienti antropici (con la flora dei ruderi e le associazioni vegetali dei vecchi muri).

Si tratta dunque di una guida pratica, facile da consultare innanzitutto per il modo in cui il tema viene esposto nella suddivisione in precisi ambienti, poi per la chiarezza del linguaggio e la scelta di privelegiare i termini di uso comune, senza però trascurare il riferimento alla classificazione scientifica. Le spiegazioni si presentano sintetiche ma esaurienti, e – aspetto molto importante per una guida alla conoscenza – in immediata sintonia con le immagini fotografiche sempre molto chiare.

Anche gli schemi grafici risultano sicuramente utili alla comprensione degli argomenti, facendo del volume un vademecum basilare per la conoscenza della vegetazione polesana. Un'opera a lungo pensata dalla sezione polesana del W.W.F., che ha visto la luce grazie all'interessamento dell'assessorato al Turismo della Provincia di Rovigo.

(L.S.)

Don Giorgio Pasqualini LA CHIESA DI BERGANTINO La storia, i suoi valori

Si legge con piacere il libro di Don Giorgio Pasqualini "La Chiesa di Bergantino. La sua storia, i suoi valori", un'agile pubblicazione, in cui l'autore, parroco del centro alto polesano dal 1968 al 1998, guida i lettori a "gustare il senso teologico, l'evoluzione storica ed il contenuto artistico" della chiesa parrocchiale. Si tratta di un piccolo opuscolo che "non è e non vuole essere una guida turistica, un memoriale di cose passate, ma una rassegna viva che ancor oggi parla, provoca, evangelizza". E se questo è l'intento dell'autore, l'opera coglie sicuramente il suo obiettivo.

Colpisce, fin dalle prime righe, il profondo legame che unisce l'anziano sacerdote a quella che egli considera la sua terra e la sua gente, nonché l'intima passione della sua chiesa, intesa come comunità, popolo di Dio, e come edificio sacro, "espressione di arte, ma soprattutto retaggio di fede, di pietà e di carità". Ne risulta una lettura scorrevole, curiosa, attraverso la quale, anche visivamente, grazie alle numerose immagini fotografiche, si ripercorrono le navate della chiesa parrocchiale, si osservano, soprattutto nei loro particolari, gli altari, le pale, i quadri, il battistero, i vari elementi che costituiscono i sacri arredi. Tutto pare acquistare una luce nuova, in particolare per chi, come i bergantinesi, è abituato a frequentare la propria chiesa, ma forse mai ad osservare attentamente.

L'agile volumetto con la sua moderna impaginazione ed una grafica coinvolgente e accattivante, non si ferma all'interno della chiesa, ma accompagna il lettore nella visita ad altri monumenti, vecchi e nuovi, come il settecentesco campanile, la canonica con le preziose opere parrocchiali annesse, fino ad un "viaggetto" fra le cappelle ed i vari oratori che sorgono sul territorio del Comune di Bergantino. Non mancano mai i consigli del vecchio parroco per il recupero di tali opere.

Ogni paese, ogni comunità dovrebbe curare una simile pubblicazione e probabilmente ci sentiremmo tutti più ricchi, sia spiritualmente che umanamente.

(Corrado Ferri)

Dino Tinti MELARESI DA RICORDARE A cura della sez. storica Mellaria della Biblioteca Comunale di Melara Ed. Prisma, 1999

Dino Tinti, punto di riferimento primario per ogni ricerca storica su Melara, autore di vari scritti sul centro altopolesano, ha realizzato quest'opera nel 1995, ma non ha potuto vederne la stampa, poichè la morte lo ha raggiunto nel corso del 1998, l'anno prima della pubblicazione.

Si tratta di una galleria di ritratti di melaresi che nel corso della loro vita hanno lasciato una traccia di un certo rilievo nel paese.

Il volumetto parte dalla biografia di Amos Bernini (1842-1909), seguace di Garibaldi nella terza guerra di Indipendenza, e successivamente sindaco di Melara, poi parlamentare, presidente della deputazione provinciale e infine sindaco di Rovigo.

Segue una carrellata di personaggi illustri, tutti vissuti a cavallo tra l'800 e il '900, tra cui ebbero sicura fama fuori del territorio comunale: il pittore e scultore Policronio Carletti (1861-1922) molte delle cui opere si trovano a Venezia; il docente universitario Timo Pastorelli ( 1885-19589) che, laureatosi in scienze economiche, visse a lungo in Giappone e divenne poi docente di lingua giapponese presso la Bocconi di Milano; Pasquino Soriani (1898-1964) il traghettatore del Po; e altri ancora.

La realizzazione del volume è stata portata a termine grazie all'interessamento della sezione storica Mellaria, che vide proprio il maestro Tinti tra i fondatori nel 1989.

E a cura della stessa Mellaria il volume – a conclusione dello scritto originale di Dino Tinti – presenta un'appendice con notizie biografiche inerenti ad altri tre melaresi, in primis, doverosamente, quelle relative allo stesso "maestar" (1915-1998), il cui ricordo è destinato a durare a lungo nel paese rivierasco.

Dino Tinti – scrive Raffaele Ridolfi nella sua prefazione al volume – "ereditò la passione per la storia locale dalla sua maestra Maria Cugola, che a sua volta l'aveva ricevuta dal padre Cesare, in una sorta di ideale staffetta protratta nel tempo". E proprio a Raffaele Ridolfi – aggiungiamo noi – che ha appreso dalle labbra del maestro Tinti le prime appassionanti narrazioni di storia, è ora passato il testimone, con l'impegno di tener viva la memoria del passato di Melara.

(Lino Segantin)

POETI NEL POLESINE A cura di Danila Dicati Provincia di Rovigo – Circolo della Stampa, Rovigo, 1999

Il bel volume nasce a seguito dell'interessante ciclo di conferenze attuato dal Circolo della Stampa di Rovigo con l'obiettivo di far conoscere i poeti della terra polesana. Sedici sono stati, nel corso dell'ultimo biennio di attività del Circolo, gli autori presentati, le cui liriche in lingua italiana o dialettale, hanno trovato spazio nel libro, realizzato grazie all’intervento dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Rovigo. Un'opera dedicata al presidente del Circolo Toni Ricchieri che la ideò, ma che fu impedito dalla sorte di portarla a compimento, per la prematura scomparsa.

Si tratta di un'antologia poetica degli autori che più incisivamente hanno caratterizzato la cultura letteraria della "terra dei grandi fiumi" nel corso del XX secolo. L'iniziativa editoriale si è concretizzata grazie all'interessamento di Danila Dicati, vice presidente del circolo della stampa polesana, che nella sua prefazione al volume traccia un sintetico ma efficace profilo di ogni poeta, che ci piace qui di seguito riportare.

"Non so se i poeti presentati dal Circolo della Stampa sono i migliori della nostra terra, ma certamente le loro poesie hanno dignità letteraria. S'è discorso infatti di molti poeti e molti sono d'eccellente virtù. Perché: Chi sa se è un poeta G.A. Cibotto ma certo egli usa prose vibranti di frasi poetiche che toccano corde profonde.

E Alda Cortella ci parla da luoghi segreti da tempi lontani ma le sue parole sono sempre fresche, struggenti e terribili.

E Flaminio De Poli scrive poesie superbe di metafisica bellezza.

E turbano ancor oggi i versi di Gigi Fossati, "Tera e aqua, aqua e tera!" "Sempre aqua e sempre tera!", mutati in melodia.

E Carlo Lezziero, poeta di sensibilità squisita confida: "Vorrei essere l'ombra che s'adagia sulla siepe dell'orto".

E Paola Giovanna Manzolli Modenesi, tragica e ardente, ne suo Delta "sull'argine rotto – ara sacrale di tristi alluvionati -" richiama seduce: "Resta … "

E Marino Marin da le rive del Canalbianco declama: "quest'aqua, che va ma non canta, che va, come l'olio alle basse".

Ed Eugenio Ferdinando Palmieri è sarcastico e aspro e consunto dalla nostalgia; e tenero.

E Bortolo Pento gode della poesia come d’una “giovinezza, lungo drappo che schiocca alla finestra nel luminoso vento della terra”.

E Gino Piva è l’aedo che canta d’acque terre e cieli del Polesine.

E Angelo Rasi punge con acre ironia, ma ci resta dentro ché è triste e amaro.

E Livio Rizzi distilla le parole con sapienza e candore, e quelle ci levitano intorno a tramare versi senza peso; soavi amorosi gentili.

E Gaetano Romanato si dichiara poeta ché “La poesia è il sublime della vita”.

E Angelo Savaris propone rime sonore di sentimenti e passioni e rabbie ed è arguto e graffiante e duro.

E le poesie di Delmina Sivieri sono una sottile splendida “trama di luce razionale, senza vizio di materia”.

Sono tutti poeti e tutti di qualità singolare.

Lino Scalco
STORIA ECONOMICA DEL POLESINE
Vol. I. Dalle municipalità democratiche all’unità (1797-1866), Minelliana, Rovigo, 1999

È stato pubblicato il primo dei tre volumi della Storia economica del Polesine dello storico Lino Scalco, ideatore del progetto per conto della Camera del commercio, industria artigianato e agricoltura di Rovigo, seconda, nel Veneto, solo a quella di Vicenza, promotrice di un’analoga iniziativa editoriale. Un libro denso e complesso, questo, reso possibile dalla ricchezza delle fonti cartacee e cartografiche che l’autore ha consultato in una dialettica spazio-temporale, in cui prendevano forma l’ambiente culturale e umanizzato, terra di frontiera, i caratteri e la morfologia del paesaggio, i diversi insediamenti, i processi di costruzione del territorio con le relative rappresentazioni cartografiche, ma anche le gerarchie sociali e le stratificazioni della società urbana, mercantile e rurale, i ceti dirigenti delle èlites con le lore culture, le dipendenze e le interdipendenze, le subordinazioni e le insubordinazioni, la presenza della operosissima comunità israelita di Rovigo, prima, durante e dopo l’emancipazione; e, ancora, le masse popolari, i moti di protesta antifrancese e antiaustriaca, le spinte contrapposte alla promozione sociale e alla decadenza, e soprattutto l'organizzazione economica, sia nella manifattura sia nel mercato, che nella Camera di Commercio ha il suo perno fondamentale.

Il testo è diviso in due parti. La prima riguarda l'età napoleonica: le considerazioni sulla nascita, lo sviluppo e le trasformazioni della Società dei commercianti sono affiancate da un approfondito studio sul background politico, sociologico e culturale polesano che permette di avere un quadro esaustivo della situazione del Polesine in tutti i suoi aspetti.

La seconda parte riguarda il periodo fra il 1815 e il 1866, caratterizzato dalla dominazione austriaca. Ci sembra che sia da sottolineare quanto lo studioso ha qui potuto mettere a fuoco: sfumature a parte e, semplificando, la società polesana si può cogliere secondo una schema ternario: in primis l'Austria con i suoi apparati politici-ideologici e la sua occhiuta amministrazione nel Regno Lombardo-Veneto; in seconda posizione una minoranza, rappresentata dagli ebrei polesani, sempre meno mimetizzata perché come un fiume carsico emergerà prepotentemente in superficie manifestandosi come centro di potere economico-finanziario senza soluzione di continuità negli affari e nei traffici, nelle mercature e in tutte le principali dinamiche economiche; in terza posizione, le masse popolari solitamente gregarie, per il potere, preferibilmente non vocianti.

Un panorama inedito, sconosciuto persino alla storiografia regionale più avvertita, emerso grazie a quel contenitore, scrigno di tanto sapere e spessore storico, di una così preziosa memoria tradita che è l'archivio storico camerale, conservato presso l'Archivio di Stato di Rovigo; un archivio, quello della Camera di Commercio, finora sottovalutato rispetto alle potenzialità delle sue fonti per la storia economica.

Dall'opera del prof. Scalco emerge, insomma, un Polesine diverso, molto più attivo, intrapendente e dinamico, molto diverso dall'immagine che gli stessi Polesani hanno, a torto, del loro territorio.

Paolo Zambonin UN'ALBA NUOVA VERRA' Nike Kai Dike, Fiesso U., 1999

Un testimone diretto della pagina più tragica vissuta in Polesine nel corso della seconda guerra mondiale si è spento lo scorso 6 Marzo. Si tratta di padre Amedeo Savoj, stimato e conosciuto da molti per essere stato a lungo abate della basilica del Pilastrello di Lendinara. Non tutti però sanno che il religioso ebbe a trovarsi presente alle fasi più efferate dell'eccidio compiutosi a Villamarzana nel triste autunno del 1944. Aveva raggiunto il paese proprio per portare l'estremo conforto della fede ai condannati a morte, vittime del rastrellamento dei giorni precedenti.

La notizia della scomparsa di padre Savoj è giunta inattesa proprio nei giorni nei quali ci dedichiamo alla lettura del romanzo di Zambonin, ambientato, all'epoca dei drammatici giorni, avvelenati dall'odio viscerale che diede vita, anche in Polesine, agli scontri cruenti tra partigiani e nazi-fascisti.

I fatti sono noti: a seguito del rinvenimento dei cadaveri di quattro miliziani fascisti, si scatenò nelle campagne di Precona, tra Castelguglieimo e S. Bellino, una ricerca sparmodica dei partigiani, un vero e proprio rastrellamento con incendi di fienili dove potevano occultarsi gli oppositori, cui seguì la cattura e la fucilazione di 43 persone, tra cui alcuni minorenni.

Un episodio di violenza inaudita, indissolubilmente legato al paese di Villamarzana, dove si attuò l'epilogo sanguinario, che oggi, a 55 anni dai fatti, i giovani ben poco conoscono. E forse è questo uno dei meriti maggiori del libro di Zambonin: riattualizzare quei giorni di tragedia con la tecnica del romanzo.

In primo piano non vi sono più i numeri desolanti dell'eccidio, i 43 fucilati appunto, ma una storia di giovani, di un ragazzo e di una ragazza in particolare, che, nei giorni della tragedia, vivono l'angoscia del rastrellamento, il timore della cattura, il sollievo temporaneo della quiete dopo la tempesta, e poi il ritorno dell'incubo, riuscendo a mantenere, nonostante tutto, sempre viva la speranza e ritagliando, anche nei giorni più neri, dolcissimi momenti d'amore.

Il libro si chiude con un messaggio di speranza, come fa presagire il titolo, e non può che far riflettere, in quest'epoca di sfrenato consumismo, sul valore della vita e il significato che assume anche l'estremo sacrificio in nome di un ideale superiore.

(L. S.)

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Autori Vari. “Libri in redazione”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/libri-in-redazione-15/

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