HIROSHIMA
Non con fucili carichi
né con mitragliate aeree
ordinarono la strage spietata:
vollero invece piantare un “albero”.
Piovve un germoglio, qui, nel mezzo,
e trovò un popolo che cantava, pregava, lavorava.
Schiantò uomo, animale, pianta
affocò nuvole e crebbe alto, con una grande chioma…
Crebbe in pochi accecanti istanti,
ardendo con una taciuta sillaba di orrore
Non suono, né volume terrestre
Nemmeno un lamento, lasciò…
L’albero della tempesta, l’albero della morte,
nutrito di morti senza corpo, di morti mutilati
e di feriti, dai volti impassibili
ha distillato sangue e i suoi semi insidiano la terra…
Ma io ho un sogno:
che gli oppressi non vogliano arare i campi seminati
dal male e raccogliere i frutti dell’albero
perché
sono un popolo, un popolo infinito
che dalle ceneri rinascerà…
e solo “pace” canterà, solo “pace” pregherà,
solo per “pace” lavorerà!
LA BEFFA DI MORFEO
Mi ostino a credere, da molto tempo ormai,
e ci credo davvero,
che questa vita e tutte le sue angherie,
i suoi sberleffi ed i suoi calci,
i suoi graffi ed i suoi insondabili segreti,
non siano che un’invenzione del dispettoso Morfeo.
Onirica è questa perenne indolenza,
irreali queste giornate tutte uguali,
dove l’eroe del giorno, al tramonto, è
metodicamente sconfitto;
iperbolica è questa mia fuga,
dove il Mondo, atleta invincibile, mi perseguita,
persino sulle vette più alte, nelle foreste più nascoste,
nel silenzio più profondo.
Una mattina mi sveglierò
– quando, non ve lo so dire – forcine nei capelli e
grembiulino bianco e,
prima di andare a scuola, ancora angosciata,
guarderò mia madre e le dirò:
– Ho fatto un sogno. Ero grande…
Mi asciugherà le lacrime,
colate come olio rovente a bruciarmi le gote,
ridendo, mi prometterà
che sarò grande e forte,
“tu non sbaglierai, mai”.
IL PIPISTRELLO
Al romanzesco pipistrello,
savio, sinistro
oscuramente sanguinario, tendenzialmente solitario,
io sento di potermi paragonare,
in tutta onestà, senza reticenza vanesia o dubbio:
Ad esso, infatti, che solenne volteggia
nel riflesso lunare,
io sento di somigliare,
possedendo, al pari del temuto mammifero,
un’anima sfortunata ed infelice
incompresa dagli umani intelletti,
resa muta da questa inesprimibile angoscia,
perché oscura e maledetta.
MADRE
È un angelo custode
Calza fiori di giglio
e dispiega le rughe del Mattino
per far serena
la Notte
Veglia sempre
sulla strada
del Ritorno
e quella, più lontana,
dell’Avvenire
Rappezza lacrime
e tesse buoni consigli, devota
Aliti mefistofelici
con un solo sbadiglio
allontana!
VENEZIA
Una Signora – aristocratica e maestosa come poche –
m’ha condotto, in una fosca mattina ottobrina,
per vie d’acqua e di pensiero.
Sostando nelle calli,
traversando il campo dei Frari,
il Cannareggio, e superando Rialto
m’ha raccontato vicende durate millenni.
Romani, Veneti e Turchi ha menzionato! –
E una fiera Basilica bizantina m’ha indicato.
Menandomi alla Salute
m’ha domandato, con fare malizioso:
“Sai dunque dirmi chi io sono?”.
Un tremito mi ha presa,
credeva di ingannarmi,
ma io, pronta, ho risposto:
“La Storia!”.
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Come citare questo articolo
Erica Tiozzo. “Il pipistrello”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-pipistrello/