PROFUGHI
Sulla strada violenta,
una donna cammina
L’andar nell’ignoto
dà tenebre al cuore
non pianto agli occhi
Lo sguardo non gira la spalla
a guardare la casa:
dalle annerite macerie
salgono solo
voci di morte
Con lei, altre donne
vanno, tante…
nella mano stringendo
quella di un bimbo
nell’altra, la solitudine
La paura è rimasta
negli occhi dei vecchi,
che trascinano i logori passi
verso patrie lontane
Su di loro, nell’azzurro,
la vergogna delle mitraglie
Gli altri, i giovani,
non sono lì: nei boschi
un tempo rifugio
d’incontri d’amore,
preparano insidie al fratello.
LANTERNE ROSSE
Dalle azzurre terrazze
spande il glicine
cascate di profumo
sulla via
che risuona di voci
tese a scoprire
orizzonti al cuore.
Si turba sul tetto
della chiesa antica
la colomba, nell’intreccio
di timidi richiami.
In varietà di forme
fra petali di rosa
e foglie d’alloro,
le creature,
falene alla luce,
tendono fili di ragno
all’amore.
Ma il tempo brucia
i castelli di carta,
frantuma i cristalli.
Sul sentiero dei giorni
le ore si colorano
di malinconia.
C’è di lanterne rosse
accese solo una via
per chi ha doni d’amore
per passi portati
su tracce di altri passi,
per cuori senza bilancia,
per mani aperte.
Il cuore, appagato d’amare,
non altro richiede.
Se guarda lo scrigno,
sorpreso, vi scopre
un tesoro di ori e di gemme.
VITTIMA
Capelli di grano
occhi di cielo
un bimbo cammina;
trema la selce antica
al tocco dei legni
che sostengono
il piccolo passo
Molte ore ha consumato
spiando la tregua
per correre al sole
nel chiuso cortile
violato da schegge taglienti
Le corse nel vento
nel profumo dei prati,
i castelli di sabbia
sulle spiagge rosate
farà ancora l’infanzia
tradita?
Lo sguardo già adulto
pone tanti perché:
Dov’è la mia gamba?
La pace dov’è?
Il mondo arrossisce
e tace.
OMBRA
Il sogno e la fame
lontano mi portarono
ed il partire
non mi diede tormento:
amavo l’America,
su verdi sentieri
correva il pensiero al futuro,
indietro non mi voltai.
Ma là, nella terra
dai lunghi inverni,
inaspettata,
silenziosa,
venne lei, la nostalgia
e aveva voci, colori, odori
che pensavo dimenticati.
Mi parlò della mia terra,
delle tiepide dune
odore di mare,
dei verdi sentieri d’acqua
segreti fra le canne palustri;
dei giochi di sole
fra i rosei pioppi,
della danza dell’onda
che in liquide colate
trasparenti
si distende a lambire
la sabbia.
Ma, altre radici avevano messo
i miei virgulti
e non potei tornare
se non per ripartire.
Lei non mi lasciò più:
ombra segreta
pianto nascosto
ad ogni addio.
LA SERA
Nuvole lievi
rosse di sole
vanno incontro
alla sera
che passa chiara
sul fiume di seta
Voli radenti
tagliano l’aria
che imbruna
S’accendono i lumi
e vespero in alto
sfavilla
Nel silenzio
che profuma di verde
la sera apre lo scrigno
dei sogni alle ore
che intrecciano
ghirlande d’amore.
PO, IL MIO FIUME
Il mio fiume ha voce
che viene da lontano
e muta al variare
del tempo
La spuma bianca dell’Alpe
riposa nel verde
vibrare dell’onda
dove si posa lento
il volo del gabbiano
Sa il fresco fruscìo
del vento
fra i tremuli pioppi,
i colori di albe e tramonti,
il passo della garzetta
e l’incanto delle stelle
cadenti d’agosto.
Il canto di vita e di morte
non conosce silenzi
o vie già percorse;
l’andare
non trova riposo,
se pur si fa lento
e sognante.
La voce si tace
nell’azzurrità
del mare:
diventa onda che frange,
risacca che mormora.
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Come citare questo articolo
Bruna Stoppa. “Lanterne rosse”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/lanterne-rosse/