LA SIESTA
È il primo pomeriggio d'un caldo giorno estivo e la vita intorno s'è quasi fermata. Le cose hanno tanta sete di pioggia che stanno immobili, bramando di rinverdire in mille gradazioni quel loro verde polveroso ed arso e, mute, ascoltano una brezza leggerissima che viene da lontano. Intorno, nel silenzio della canicola, protetta dall'abbraccio della folta chioma del noce, si alza stridula una voce … È quasi un articolare di una lunga foglia di canna, presa per la punta, sul labbro di un sottile vaso di cristallo … simile al suono indescrivibile che un archetto mal preso strappa ad una corda non tesa di violino e solo a due note che si alternano piano e più forte, lente e più veloci, monotonia inarrestabile … E la mente riporta ad un vecchio motivo che ne ha pronta la "base"…, ma gli occhi si chiuderebbero a riposo sotto quest'ombra … solo se potessero!
Continua la cicala imperterrita anche quando ho finito le parole del mio "rep", anzi, più in là, un altro musicante si mescola al concerto, con voce diversa, ma con lo stesso spartito. Al secondo tocco del campanile si fermano però, inaspettatamente, entrambi, e con uno strano rumore, simile al rotore di un lontano elicottero, portano altrove il loro stridire e abbandonano finalmente i miei pensieri, che ritornano a te.
LO STORNO
Anche stamattina il piccolo storno dalla siepe cerca di catturare la mia attenzione con delle litanie di versi a trombetta …
Balzella sotto l'alto platano e, scattando la testa di qua e di là, pare invitarmi ad ascoltar qualcosa.
Il sole di luglio è già alto, e in giro c'è solo l'odore di umido che ha lasciato la fredda pioggia di ieri. Nuvole senza contorni navigano in un cielo di chiara madreperla. È domenica oggi, una pigra domenica d'estate.
Qualcuno parlotta non lontano, cadenzando parole indistinte e monotone, e lo storno riprende più vicino il suo monologo coi miei pensieri.
Sembra gracile, ma è paffuto e sicuro sulle zampucce …
Mi provoca, io non ci bado. Ritenta, ed allora io provo a rispondergli schioccando la lingua, piano. Lui zittisce, poi finge indifferenza, raspando su una zolletta di muschio, che al graffio rinverdisce.
Anch'io mi fermo, ma subito lui riprende … ed io rispondo. Adesso pare fissarmi incredulo e contento: è riuscito a coinvolgermi di certo.
Stiamo vicinissimi ed in silenzio, mentre le grandi foglie profumate salutano altre foglie più in là, alla carezza di un soffio leggero. Ma ecco: d'un balzo la piccola bestia si perde tra i rami, invisibile, in quel che una coppia di storni più grossi – ad ali spiegate – plana leggera sul platano.
Ora il conversare s'è fatto musica …
Il mio piccolo amico non è riuscito forse a tenersi il segreto; di certo starà raccontando a quei "grandi" la pazzia d'un uomo … che voleva (o avrebbe voluto) parlare anche con lui.
LUCCIOLE
Quelle due lucciole che, danzando leggere stavano confabulando sul cancello, anche stasera sono entrate nel mio giardino. "È tempo che il grano scolori … " si dicevano, ed aggiungevano altre cose che non potevo capire, ma volteggiavano disinvolte tra le piante con maggior entusiasmo dell'altra sera.
Intorno, i piumini rosa dell'acacia non riescono più a contenere il loro profumo, che si è perso in quello dei minuscoli calici del tiglio. Anche la nandina, dopo la pioggia, ha aperto piano i suoi piccolissimi tulipani gialli, sotto l'acero imponente e, più in là, ciocche di campanule rosa fanno ondeggiare appena il vecchio oleandro sempre aggrappato al bianco muro … ma i colori si possono solo sentire perché è sera, una sera calda e buia, senza luna.
Le lucciole intanto non si sono fermate, anzi continuano a curiosare e a far foto da posizioni sempre diverse con quel loro strano flash a luce intermittente, morbida e pastosa, quasi gialla. Perfino il mio cane si muove con circospezione, quasi per non disturbare questa misteriosa attenzione alle cose che respirano nel buio, in posa …
Anch'io, d'istinto, ho tolto gli occhiali, ho aperto di più gli occhi e mi sono tirato su "in vita" da questi comodi vimini, pronto per la foto … (atteggiando fors'anche un sorriso).
Ma loro, le mie lucciole, disegnando imprevedibili fili di vita, se ne vanno, col mio disappunto certamente … quand'ecco una, di scatto – la più piccola credo – si ferma, compie come un cenno di riverenza e sussurra: "Arrivederci … per questa sera ci basta la foto dei tuoi pensieri … Buona notte!" e se ne va.
Ora io non ho più voglia di sorridere, ma mi sento leggero … forse perché tra questi pensieri hanno di certo fotografato anche te.
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Renzo Zerbinati. “Appunti per lei”. Ventaglio Novanta, n. 21, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/appunti-per-lei/