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EDITORIALE

Diritto alla memoria

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 3–7

Dimenticare il passato, fatto di stenti e sofferenze, per cancellare una sorta di senso di inferiorità nei confronti di popolazioni residenti in zone più evolute o fortunate del pianeta?

La massificazione dei comportamenti e delle idee, diffusa dai grandi mezzi di comunicazione, alla quale il mondo si sta sempre più assoggetando, potrebbe portare ad una risposta di assenso. Ma sarebbe un’operazione colpevole, una sorta di matricidio culturale per mettere in atto un progetto di negazione di un diritto naturale: il diritto alla memoria collettiva.

Se è indubbio che il passato del nostro Polesine è fatto di patimenti, emigrazione e tragici eventi alluvionali, è assurdo pensare che il ricordo tali episodi drammatici vada visto come un ripiegamento isolazionista o peggio un tentativo di autocommiserazione. Va invece inquadrato nel percorso della storia, con le sue tappe di rilievo e gli imprescindibili punti di riferimento da non dimenticate, a cui attingere linfa per il presente e per proporre qualificanti progetti da realizzare nel futuro.

Con questa consapevolezza abbiamo deciso di dedicare varie pagine di questo numero del Ventaglio al ricordo dell’alluvione del 1951. E' bene infatti non dimenticare che – come sottolinea il sociologo Ulderico Bernardi – è proprio "attraverso le crisi e le tragedie che una comunità acquista il suo patrimonio di memorie e definisce la sua identità collettiva".

Il Polesine viene dall’acqua, anche nel senso etimologico del termine: i "polesini" erano infatti porzioni di territorio emergenti dalla liquida distesa. Questo va ricordato anche nel momento in cui si vuol ribadire la determinazione di perseguire moderni obiettivi per quella che, giustamente in positivo, viene oggi designata come "la terra dei grandi fiumi d’Italia".

Dal dominio delle acque al dominio sulle acque dunque. Questa la lunga storia del Polesine di cui non possiamo che essere fieri. Un’impresa titanica, iniziata in tempi lontanissimi e portata avanti con continuità nel corso dei secoli, con momenti di crisi, ma anche con mirabili vittorie e rinnovata volontà di ripresa.

Per il Polesine del terzo mellennio si delinea dunque un’immagine nuova: non più zona a rischio, ma terra originale, in cui l’uomo interviene con mezzi adeguati per creare sicurezza, recuperando un’antica alleanza con la natura. In quest’ottica le acque si presentano allora col loro volto più consono, quali apportatrici di vita, naturali vie di comunicazione, occasioni di svago ed ispiratrici di nuove poesie.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Diritto alla memoria”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/diritto-alla-memoria/

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