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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Valorizzare San Basilio

Risale all’Alto Medioevo la bella chiesetta completamente restaurata

di Michela Marangoni

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 18–21

Tra le iniziative intese a valorizzare il patrimonio architettonico polesano, va segnalata la giornata di studio svoltasi il 14 dicembre 2000 presso il Centro turistico di San Basilio di Ariano nel Polesine dedicata al restauro della piccola pieve intitolata a Basilio di Cesarea, padre della Chiesa e legislatore del monachesimo d'Oriente.

Durante l'incontro, organizzato grazie alla partecipazione di enti diversi (Comune di Ariano, Ente Parco del Delta, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Provincia di Rovigo in collaborazione con il Ministero per i beni e le attività culturali e la Soprintendenza archeologica per il Veneto) gli studiosi hanno presentato alla comunità i risultati delle ricerche e dei lavori compiuti nell'ultimo decennio.

Dopo i saluti e gli interventi preliminari del sindaco di Ariano, del presidente della Provincia e del vice presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo riservati ai temi della tutela del territorio e della valorizzazione della memoria, l'architetto Giuliano Stoppa ha dettagliatamente illustrato – con l'ausilio di materiale fotografico – i restauri effettuati sotto la sua direzione dal 1992 al 1994 e dal 1998 al 1999. L'opera di sensibilizzazione portata avanti dalla stampa, dalla Pro Loco e dalla Provincia, la presenza attiva della Soprintendenza archeologica di Verona e i finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo hanno interrotto un lungo periodo di abbandono e incuria aggravati da eventi naturali rari e devastanti come la tromba d'aria che nel 1985 dissestò chiesa e campanile. Il salvataggio della pieve ha imposto per prima cosa la sostituzione delle capriate in legno (tutte tranne una), irreparabilmente danneggiate dall'acqua, la demolizione dell'intonaco che copriva pitture e nicchie e la sabbiatura (cioè pulitura) della parte interna ed esterna della muratura. Quando non è stato possibile il recupero dei coppi e delle mattonelle originali, le strutture sono state risarcite con materiali recuperati nei dintorni dalla demolizione di vecchi fienili.

Infine il restauro della campana della piccola torre e lo smantellamento dell'altare in cemento armato hanno ridato dignità e sobrietà al luogo sacro, talvolta ferito dalla capricciosa violenza della natura, talaltra abbruttito dalla irrazionale attività dell'uomo.

Va ricordato però che, valutata l'abbondanza di reperti di età romana e preromana raccolti nelle campagne circostanti la pieve, per volontà della Soprintendenza archeologica di Verona gli interventi di restauro sono stati preceduti da indagini georadar con lo scopo di verificare la presenza "di strutture di interesse archeologico" sotto il pavimento della chiesa. Queste specifiche indagini, condotte dal dott. Sandro Veronese – presente al tavolo dei relatori – hanno permesso l'individuazione della fondazione di una antica facciata e il ritrovamento di numerose tombe di epoche diverse (secc. XVI-XVIII) portate alla luce dal dott. Paolo Bellintani (con l'assistenza della dott.ssa Cristina Vallicelli e la collaborazione del prof. Ottorino Turolla) durante la campagna di scavi del 1994. Oggi alcune tombe settecentesche a copertura centinata (cioè di mattoni sagomata ad arco) sono visibili grazie ad apposite finestre ricavate nell'attuale pavimento.

Alla direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Adria dott.ssa Simonetta Bonomi è toccato quindi il compito di riassumere gli scavi del 1994 (da lei diretti) e di ripercorrere a grandi linee la storia di un territorio che nel corso dei secoli ha ospitato le civiltà paleoveneta, etrusca, romana e medievale, sino alla decadenza dell’età moderna (*).

Il dott. Stefano Tuzzato ha trattato delle principali modifiche strutturali apportate in più riprese alla chiesa di S. Basilio. Fino ad oggi la chiesa più antica individuata con certezza risale all’Alto Medioevo; l’edificio, molto piccolo, aveva un’ abside di soli 2 metri e mezzo di diametro, un pavimento in cocciopesto e probabilmente degli affreschi alle pareti.

Più tardi tra X e XI secolo i Benedettini ricostruirono la chiesa ampliandola; per la nuova pavimentazione recuperarono laterizi e mosaici romani provenienti dalla mansio Hadriani (nome dell’antico abitato di San Basilio lungo la via Popillia) e affiancarono al luogo sacro un nuovo edificio, forse per dare ristoro ai pellegrini diretti a Roma, o per ospitare i convertiti che si preparavano a ricevere il battesimo. Altri importanti interventi furono effettuati dal XV secolo in poi con un progressivo innalzamento di quote fino al XVIII secolo.

Ma il sottosuolo della chiesetta potrebbe presto riservare altre sorprese. Infatti sotto l’abside altomedioevale sono state individuare le tracce di due strutture semicircolari affiancate, forse in origine non visibili dall’esterno perché nascoste da una parete muraria piena secondo moduli propri dell’architettura longobarda. L’ascendenza longobarda (ancora da verificare e valutare) non dovrebbe stupire considerata la presenza in territorio polesano di una abbazia di sicura origine longobarda, l’ormai scomparsa Santa Maria di Gavello.

Il dott. Luigi Contegiacomo ha ricostruito la storia di San Basilio attraverso le fonti archivistiche (che purtroppo non datano oltre il 1233) e i testi delle visite pastorali dei vescovi di Adria Ferretti (1536-39), De Cuppis e Canani protagonisti della Controriforma. Restano tuttora da chiarire i rapporti esistenti fra la diocesi di Ravenna che includeva Pomposa, Crespino e Sant’Apollinare, la diocesi di Adria, l’abbazia di Gavello e la pieve benedettina di San Basilio la cui appartenenza alla diocesi di Adria data con certezza solo dalla metà del XV secolo.

Il dott. Roberto Roda ha concluso la giornata di studio trattando di alcune leggende etnografiche legate alla pieve di San Basilio. Ecco dunque i Paladini di Francia concepiti – nella cultura contadina – come giganti costruttori; la tradizione attribuisce a questi eroi l'edificazione della chiesa che – fatto singolare e curioso – non presenta i fori alle pareti destinati ad ospitare temporaneamente le impalcature delle maestranze umane. Ecco gli effetti miracolosi della colonna del latte conservata a destra dell'abside. Ecco la leggenda del passaggio di Dante Alighieri che, abbarbicato fra i rami della secolare quercia, ritrova la strada e suggerisce, per via di metafora, un metodo assai valido di conoscenza del territorio.

Al termine dell'incontro l'assessore provinciale al Turismo ha auspicato la creazione di una rete museale capace di collegare e coordinare le risorse paesaggistiche e culturali del Polesine.

Così il viandante può finalmente contemplare la raffinata eleganza della pieve sottratta all'oltraggio dei tempi e all'oblio dell'uomo e, ragionevolmente, sperare nel recupero e nella preservazione di un territorio ricco di peculiarità naturali e culturali (**).

* Ricordo che per il Ventaglio novanta la dott.ssa Simonetta Bonomi ha pubblicato San Basilio e dintorni (v. 11, pp. 12 e ss.).

** Nel corso della mattinata è stato presentato l'opuscolo Chiese e oratori di Ariano nel Polesine pubblicato dal Comune di Ariano con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo: si tratta di un testo utile per rintracciare le prime brevi notizie sul luogo; per i visitatori è disponibile anche un pieghevole dedicato al Centro turistico culturale di San Basilio con testi e fotografie a cura della cooperativa Next Land che ha in gestione il Centro stesso ed ha curato il coordinamento della giornata di studio.

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Come citare questo articolo

Michela Marangoni. “Valorizzare San Basilio”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/valorizzare-san-basilio/

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