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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Lo stadio Verzaro di Badia Polesine

Una visita all’ex “Polisportivo del Littorio”

di Claudio Vallarini

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 22–25

Lo stadio comunale “Ex polisportivo del Littorio – Verzaro” di Badia Polesine, edificato nel 1928 su progetto dell'ing. Aldo Chieregato, costituisce un notevole elemento paesaggistico-architettonico all'interno del contesto urbano della cittadina altopolesana.

All'elemento strettamente connesso alla valenza ambientale, va altresì aggiunto quello a carattere storico, in quanto il complesso sportivo si colloca all'interno di un interessante piano urbanistico sviluppatosi a Badia Polesine tra il 1922 ed il 1936.

Nel quindicennio preso in esame, dopo la momentanea crisi economica del 1929 che vede in città l'estinzione di alcune realtà produttive e di un ente bancario¹ si assiste ad una notevole ripresa economica ed una nuova tensione morale, certamente tipica di ogni società giovane ed innovativa, ma che a Badia Polesine trova i presupposti per un maggiore sviluppo, se confrontato con le altre città della provincia.

Infatti, dai primi anni venti alla metà degli anni trenta, la città rammoderna il proprio impianto edilizio e urbanistico in un intervento che ha confronti solo con quello sviluppatosi attorno al 1500, sotto il dominio veneziano².

È in questo variegato contesto che si concretizza, nel 1927, l'idea dell'edificazione del "Polisportivo del Littorio", che viene pensato in funzione "scenografica" sulla provinciale per Rovigo. Fu il progetto più ambizioso nei due anni di governo del podestà Dreifuss Leaty, a favore della gioventù badiese e dello sport. Per le sue doti di amministratore capace, Dreifuss Leaty era stato posto alla guida del comune badiese, comune già all'epoca di rilievo. Ferrarese di nascita e di residenza, frequentava gli ambienti intellettuali e sportivi bolognesi ed era particolarmente sensibile alle innovazioni promosse dalla politica del regime, soprattutto quella di Leandro Arpinati, podestà della città felsinea e presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio dal 1926 al 1933, la cui sede, a seguito della sua elezione, venne spostata da Roma a Bologna.

E a Bologna Arpinati già dal 1925 aveva dato avvio alla costruzione dello Stadio Comunale del Littorio, che fu inaugurato il 29 maggio del 1927, lo stesso anno in cui Leaty giunse a Badia impegnandosi subito per realizzare il nuovo stadio, come ben testimonia lo scritto che segue: "quando (…) venti mesi or sono presi le redini di questo importante centro, non potei, tra le altre attività, trascurare lo sport (…). Come ella può comprendere (…) esso è la nostra opera, finora la più bella e la più completa del genere nella provincia (…). L'appello lanciato alla cittadinanza ha dato in pochi giorni L. 60.000 ma, la somma raccolta, per quanto notevole, non permette di portare a termine l'opera che già appare magnifica”³.

Così definiva lo stadio, già allora, il podestà Leaty, rivolgendosi all'on. Marinelli di Adria, Segretario Amministrativo del Partito Nazionale Fascista, per ricevere gli ultimi contributi, “affinché l’opera venisse ultimata senza alcun aggravio alle finanze comunali già tanto provate".

Ma la costruzione dello stadio badiese, non era solamente, come diceva Leaty, "la più bella opera del genere nella provincia", bensì uno dei primi impianti sportivi realizzati in Italia, nella nuova età degli stadi.

L'impiantistica sportiva nazionale, di stampo ancora prebellico, era distribuita in poche grandi città italiane (Roma, Torino, Milano, Genova), mentre in molte altre città di provincia i campi erano propriamente aree di terreno senza edilizia, spesso con tribune di legno.

A Bologna il "Littoriale" di Arpinati aveva segnato l'inizio di una nuova stagione degli stadi italiani, già timidamente iniziata a Udine e a Padova con il "Moretti" e l’“Appiani” (1924), a Torino e a Milano con il “Filadelfia” e il "San Siro" (1926), a Genova con il "Ferraris" (1928).

È evidente da questo elenco cronologico, che quello di Badia Polesine appare essere uno tra i primi realizzati in Italia, ben prima tra l'altro, di stadi più noti, come quelli di Palermo, Firenze, Trieste (1932), del "Mussolini" di Torino (1933), di quello di Catania (1935) del "Menti" di Vicenza (1937). Quello di Rovigo, deturpato in anni recenti con una nuova tribuna davanti alla originaria, è del 1931.

In anni successivi, la realizzazione del "Polisportivo del Littorio" di Badia, venne presentata come uno dei fiori all'occhiello dell'architettura fascista polesana, nella voluminosa edizione speciale della Rivista Illustrata del Popolo d’Italia⁴. Il rapporto idealmente professionale tra Leaty ed Arpinati, permise quindi l'eccezionalità di una serie di coincidenze favorevoli, utili alla realizzazione di un impianto sportivo che altrimenti avrebbe dovuto relizzarsi in città più importanti.

Il giorno dell'inaugurazione dello stadio badiese "La Voce del Mattino", in una estesa cronaca, si sofferma sulla magnificenza dell'opera realizzata, e di seguito sottolinea: "Tutti hanno risposto alla chiamata, dal povero al ricco (…). Il "Polisportivo del Littorio" è un'altra opera che sta a dimostrare la resurrezione del fascismo badiese politicamente e sportivamente”⁵.

Il "Polisportivo del Littorio" al momento dell'inaugurazione, poteva contare su una superficie di 20 pertiche censuarie, su cui trovavano posto un campo per il football, uno per la palla al cesto, piste podistiche per lunghi percorsi, un campo per il tennis, un percorso di guerra per esercitazioni premilitari, pedane per lancio del peso, tiro a volo attrezzato con armeria, due palestre per scherma e attrezzi ginnici.

Nel fabbricato vi era pure l'abitazione per il custode. Il tutto era limitato da una monumentale cinta muraria della lunghezza di circa 200 metri.

Le tribune in muratura e cemento, capaci di 680 spettatori vennero coperte attorno al 1967, e sempre attorno a quell’anno furono approntate due tribunette laterali con gradinata in tubi innocenti, senza copertura.

L’edificio, in stile imperiale, con largo utilizzo di archi e pilastri, presenta la facciata di un delicato ocra giallo. In essa trovano posto 20 pilastri, (di cui quattro sorreggenti il balcone) originariamente muniti di asce, in modo tale da apparire monumentali fasci littorii.

Le asce vennero asportate attorno al 1945, modificando in modo non indifferente l’aspetto visivo dell’immobile, ma non quello di natura strutturale.

L’immobile (escluse le tribune) misura circa metri 11 (h) x 6 (larg.) x 25 (lung.); le tribune (circa metri 12 x 25), sono contornate da ringhiere in ferro con modulo a diagonali.

Sulla facciata, ripartiti sui due piani, compaiono dieci archi (sei finestre, una porta al piano superiore e tre portali al piano inferiore).

Sulle pareti aggettanti le tribune, un arco sul lato sinistro ed uno sul lato destro. Cinque portali ad arco, infine, sovrastano la parte centrale delle tribune verso il campo di gioco. Un così elevato numero di archi e pilastri in uno spazio così monumentale, rendono il “Littorio” un edificio di notevole valore architettonico e paesaggistico.

Questo stadio, infine, rappresenta il luogo più suggestivo e ricco di fascino della lunga storia dello sport cittadino, luogo da sempre radicato nella memoria visiva ed affettiva degli abitanti di Badia Polesine.

NOTE

¹ F. ZAPPONI, Ricordi come volande, pag. 295 in: Badia Polesine “contributo per la conoscenza della città”, Lendinara 1993 a cura della Biblioteca Civica di Badia Polesine.

² Questo rinnovamento promosso dalla Pubblica Amministrazione riceve notevoli stimoli dai nuovi impianti industriali comparsi ai limiti della città, verso i quali, per soddisfare le esigenze di trasporto, si tende, verso il 1925, a creare un’area industriale a ridosso della ferrovia, aggettante sul ferrarese. È di quel periodo infatti l’apertura di una strada nei pressi dello zuccherificio ed altre ad esso limitrofe (via Ghirardini, via Vittorio Veneto, via Cappuccini). Sempre in quegli anni vennero aperte altre strade a ridosso del centro cittadino (via XXIV Maggio, via Piana, via D’Espagnac), in alcuni casi per edificarvi case popolari.

In questo periodo di crescita si pensa anche a soddisfare la vocazione agricolo-commerciale, di Badia in un'area apposita all'interno del centro storico edificando il nuovo Foro Boario (coperto nel 1925) e successivamente creando il mercato dei bozzoli da seta e la pescheria (arricchito con una gradevole fontana).

Sul lato posteriore del Municipio, collegandosi longitudinalmente con l'area della pescheria, viene edificata la nuova caserma dei carabinieri e la prigione. Verso il 1931 a fianco del Foro Boario, vengono abbattute le vecchie abitazioni del Sindacato Industriali, per edificarvi le scuole elementari, imponenti e di notevole valenza paesaggistica, inaugurate nel 1933. Nel 1935 la strada provinciale Castagnaro-Badia-Rovigo viene asfaltata ed alberata: è questo sostanzialmente l'ultimo intervento urbanistico rilevante in città, che trovando ormai conferma nella propria vocazione di capoluogo economico dell'Alto Polesine, l'anno successivo potrà contare uno dei suoi massimi storici di abitanti, 12.797.

³ Archivio Comunale Badia Polesine, cartella Polisportivo del Littorio, comunicazione del 16/10/19328 Leaty-Marinelli.

⁴ ALFIERI e LACROIX, Milano, 1937.

⁵ Come il cronista specifica, l'opera è stata realizzato soprattutto grazie al contributo di una estesa sottoscrizione di oltre 200 offerte di privati, tassatisi per raggiungere una somma notevole.

È da tener presente, quindi, che il Polisportivo del Littorio risulta essere un bene pubblico nel più autentico significato del termine, in quanto desiderato e sostenuto economicamente dalla cittadinanza, probabilmente l'unico, realizzato a Badia Polesine, con un consistente contributo dei cittadini. Anche questo elemento dovrebbe essere tenuto in considerazione per la valutazione dell'interesse storico del monumento.

Sul valore storico-artistico dello stadio ritengo utile citare anche l'intervento dell'Ing. Pier Paolo Modonesi, curatore (unitamente all'Arch. Leda Bonaguro) del Piano Regolatore Generale di Badia Polesine (1998). Così al cronista del Gazzettino di Rovigo, si esprime: “non so se l'edificio è vincolato ( … ) ma non può essere trascurato che si tratta di un edificio di valore". (Il Gazzettino di Rovigo 15/10/00).

INDICAZIONI ARCHIVISTICHE E BIBLIOGRAFICHE

Archivio Centrale dello Stato (Roma); Ministero degli Interni, Dir. Gen. di Pubbl. Sicurezza 1927-1933, II sez., busta 64 cat. D 14 "Gare sportive".

AA.VV. 75° Anniversario Fondazione F.I.G.C. Roma, 1973.

BRERA G. Storia critica del calcio italiano. Milano, 1978.

GHIRELLI A. Storia del calcio in Italia. Torino, 1990.

VALLARINI C. Il pallone e la memoria. Badia Polesine, 1995.

Istituto di studi e ricerche storiche e sociali “B. Gidoni" di Badia Polesine; Calendario 2000 (aspetti dell'edilizia fascista a Badia Polesine).

Museo Civico "A.E. Baruffaldi" di Badia Polesine (archivio fotografico).

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Come citare questo articolo

Claudio Vallarini. “Lo stadio Verzaro di Badia Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/lo-stadio-verzaro-di-badia-polesine/

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