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ARTEOGGI

I disegni di Gulmini

Le vedute della vecchia Rovigo nelle opere dell’artista rodigino

di Angioletta Masiero

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 97–100

Si è rivelata un vero successo per l’artista Giancarlo Gulmini la mostra sulla “Vecchia Rovigo” tenutasi presso la Tavernetta del Roncale. In molti hanno acquistato i suoi preziosi disegni unici di vedute e ricostruzioni fedeli d’epoca, realizzati in china su pergamena e raffiguranti quartieri, monumenti, chiese, ponti e riviere ormai scomparsi della “Rovigheto” di un tempo.

Nelle sue opere l’autore, originario di Rosolina, ma ormai rodigino da diversi anni, fa rivivere il ponte del Sale, il ponte delle Zemelle, la Riviera Pescheria, il ponte Roda, il ponte dei Cappuccini. Gulmini, con le sue raffinate chine su pergamena, ricrea antiche atmosfere e luoghi romantici d’altri tempi, quando, a cantare la vecchia Rovigo con il suo Adigetto, erano poeti del calibro di Gino Piva, Ferdinando Palmieri, Livio Rizzi.

È una Rovigo di romantiche passeggiate lungo le riviere quella raffigurata con profonda sensibilità da Gulmini, una città che vedeva l’Adigetto come spina dorsale e centro coagulatore di tante attività, e manifestazioni di rilievo.

Allora la scansione dei ponti era un elemento “euritmico” che anche psicologicamente legava le due parti della città.

Quanto lontani ci appaiono oggi, osservando le belle opere di Gulmini, i tempi in cui i Chioggiotti portavano in città il sale con i loro barconi… Con vera maestria Gulmini rievoca monumenti e chiese scomparse come, ad esempio, la chiesa di S. Rocco. Le sue chine sono delicate ed intense, intrise della sensazione di abbandono al flusso del tempo.

“Le mie non sono semplici copie di vecchie fotografie o stampe d’epoca – spiega l’artista – infatti, mi sono accorto che i fotografi di certi luoghi di Rovigo davano sempre la medesima veduta e la riprendevano da un’unica angolatura lasciando in ombra le zone circostanti.

Grazie ad uno studio approfondito ho potuto “ricostruire” anche i luoghi adiacenti, le zone mancanti e ho “ricreato” nel vero senso della parola intere vie, angoli scomparsi, riviere dimenticate… È stata un’operazione faticosa che mi è costata molto tempo ma credo ne sia valsa la pena”.

Ma, oltre che grafico valente, Gulmini è pittore raffinato. Artista di razza, spontaneo, ha una tavolozza sincera e ricca di fantasia. Predilige il figurativo perché attraverso questo il suo messaggio giunge con suggestione ad un vasto pubblico per esprimere la reale sensazione di un mondo sognato, un mondo suggestivo e romantico.

Le sue opere ad olio trasudano di umanità e danno la misura della sua preparazione artistica e della sua capacità di saper tradurre in eccellenti espressioni cromatiche il mondo che lo circonda. La suggestione e la scenografia ricca e raffinata dei suoi quadri gli perviene da una sensibilità profonda che si estrinseca in chiave cromatica.

Gulmini è attratto anche dai paesaggi di mare, “quel mare di Toscana ondeggiante, quasi a cullare le coste dell’Elba”, che permane, insistentemente, nei suoi occhi e nel suo cuore fin dalla tenera giovinezza.

Ti sembra di penetrare in quelle scene, di vivere stranamente a tua insaputa in quel paesaggio. Ti ritrovi accanto ad eleganti dame che si riparano con un grazioso ombrellino, ti senti felice passeggiando lungo le riviere, attraversando antichi ponti, ascoltando il fruscio delle foglie lungo i viali e l’odore del mare, di quello che solo una volta si poteva sentire.

Amante del bello, del caratteristico, il pittore non si lascia scappare l’occasione di fissare con tavolozza e colori quanto di positivo esiste nella natura e nei luoghi che lo circondano. È così che il bello si perpetua e rimane intatto e intangibile, e la mano dell’uomo (troppo spesso ai nostri giorni spinta a distruggere, a sopprimere) come per magia diventa a sua volta creatrice.

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Come citare questo articolo

Angioletta Masiero. “I disegni di Gulmini”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-disegni-di-gulmini/

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