CALYCANTHUS
Un ramo di calycanthus
inambra il mio tavolo.
Odora la mia stanza.
Non sono più sola.
MATTUTINO A SCARDOVARI
Aleggia, espande
si eleva porpora d’oro,
l’aurora. Carezza
tamerici fruscianti
canneti fluenti, crespo
palpito-argento sulle barene,
e sfuma variegar di trine
trasparenze di reti sospese
in vago azzurreggiar novello
frizzante
brezza marina.
È libertà! Libertà
d’ala fremente.
ESTASI
Un attimo,
vorrei essere il sole,
un attimo,
bruciare al riverbero di felicità
che trascolora il mondo
quando si tinge di rosa l’oriente.
DI TE
Di te,
solo mi resta
quel tuo volto nel lido di Rosapineta,
tutto aperto all’abbraccio
di un amore segreto.
Non era ancora tutta l’estate,
lampare lontane fiorivano fuochi
e richiami.
Il mare ti cingeva perle
alle caviglie
e nella gola il salso
e l’offerta del vento
fra le alghe ramate dei tuoi capelli
in brividi di gioia,
di tormento.
Negli occhi di gazzella
portavi fuoco
e desiderio di baci, di baci di baci.
E il cuore mi si è fermato,
un poco,
per quel tuo gioco d’amore segreto,
così scoperto
nel lido di Rosapineta.
UNA ROSA DI GENNAIO
Non è vero che tutto finisce
quando i capelli non sono più neri
e i sogni muoiono
nell’alba bianca.
Ho visto soltanto ieri
fiorire una rosa.
Una rosa di gennaio.
DELTA
Qui
nella piana
sono le cose che cerchi
da sempre.
Nel mare dei canneti
sfiorano speranze
sciacquii d’arcobaleno.
Resta…
Guarderemo insieme la luna
imbiancare la terra,
fili di stelle orlare le onde
nei suoni dell’ombra
e candide mani
di quiete ninfee
offrire chissà quali sogni
nel tempo
scandito dai rami.
Resta!
A te verranno
lunghe
carezze di maree
dolci d’attesa tenerezza,
e alate voci
di gabbiani al vento
spiegare azzurro
l’eco
dell’infinito.
STÉLA BOARA
Stanote chi c’à durmì?
Iersira a-ierno vìssin.
Lu el m’insegnava el ziro di stele
quele del caro
– Quatro in ti rode,
tri in t’el timon… –
El iera tuto sbasì.
L’ultima stela
a luzeva in ti so oci.
A me gnù ’n sgrisolon.
El scciocava
el punzeva
el pajon su i me insuni…
Un leto de turmenti
de voje sofgà
do stele luzenti.
A m’ò alvà
stamatina bonora
par vedre la Stéla Boara.
Chissà
se lu el l’à vardà…
Stanote chi c’à durmì?
IL CIELO DEI TUOI OCCHI
Il cielo dei tuoi occhi
tutta mi allaga.
Nell’immenso di luce
mi è dolce
esserti piccola vela.
SCARDVARI
Pele incrustlì
schine cucià
rai c’a sguissa,
man c’a ruma c’a serca c’a dà.
Vita c’a sgussa
sota i oci dal vento
paron.
E meraveia do Zente
col cuore in man
senpre.
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Come citare questo articolo
Giovanna Manzolli Modonesi. “Calycanthus”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/calycanthus/