Il riordino dell’archivio del comune di Castelguglielmo, effettuato dal Cedi di Rovigo con i suoi addetti Francesca Pivirotto, Alfredo Sigolo ed Emiliano Ferlin, ha portato ad interessanti ritrovamenti. È stato necessario un anno di lavoro, anche se i tre incaricati hanno riscontrato una situazione abbastanza buona per un precedente riordino fatto nel 1956.
“Questo è stato uno degli archivi più interessanti tra quelli in cui siamo intervenuti – hanno detto – sia per la sua completezza che per la cura in cui è stato tenuto”.
Molti sono stati i documenti esaminati, con decorrenza dal 1821; quelli precedenti furono portati in quegli anni all’archivio distrettuale di Lendinara ove finirono distrutti nel 1866.
“Abbiamo voluto lasciare la catalogazione degli atti nello stesso ordine in cui l’abbiamo trovata – riferiscono gli incaricati – perché il riordino storico fatto nel 1956 da Delfo Mazzucchi è risultato ottimo sotto tutti i punti di vista”.
Le testimonianze incontrate sono state moltissime e si sono rivelate molto importanti e significative; testimonianze già trovate negli scritti di Pio Mazzucchi e nelle sue “Cronache”, che hanno percorso settant’anni della storia del paese e del Polesine dal 1866 al 1932.
Nell’archivio si sono ritrovate notizie che non riemergono facilmente, come quelle sui dibattiti fatti in merito alla progettata ferrovia Badia Polesine-Ferrra; sulle lunghe vicende per l’estensione dell’energia elettrica nel territorio; sulle tragiche epidemie che hanno colpito i polesani; sul contrabbando in epoca austriaca e sui briganti che scorrazzavano in tutta la zona; sui primi lavori dei consorzi di bonifica; sulla storia delle confraternite; sulla costruzione dei ponti sul Canalbianco, la loro distruzione nelle varie epoche e la successiva ricostruzione; sull’edificazione del palazzo municipale; sull’apertura delle scuole nei vari ordini, dapprima soltanto maschili poi anche femminili, sia nel capoluogo che nella frazione di Bressane; sulla costruzione del primo impianto di illuminazione pubblica nella piazza con caratteristici lampioni in ghisa sormontati da fioriere (eliminati negli anni sessanta e sostituiti con pali di ferro); e poi ancora sulla costruzione di altri palazzi come quello sorto in via Roma, di fianco alla chiesa ed in seguito adibito a canonica (ora demolito) e su tutti quegli avvenimenti che fanno parte della storia di Castelguglielmo, ma anche un po’ di tutto il Polesine.
Parlando, infatti, della classificazione del Comune secondo il numero dei suoi abitanti, dell’assegnazione dello stesso ai vari dipartimenti e cantoni, si viene a conoscenza di come era disegnato e poi modificato tutto il comparto territoriale già nel 1805 o nel 1810 in epoca napoleonica o successivamente quando il territorio torna sotto la dominazione austriaca. Ed ancora, esaminando queste ricerche, risulta che in quel periodo il territorio era per due quinti incolto perché vallivo mentre il resto era coltivato per lo più a mais e frumento e che il raccolto era sufficiente ai bisogni della popolazione. Notizie, quindi, il cui interesse si estende a tutto il Polesine come quando riferiscono sulla consistenza dei lavori artigianali come quelli dei fabbri, dei falegnami, dei muratori o di piccole fabbriche (come quella di cappelli) per lo più a conduzione familiare.
Interessanti anche le notizie sul periodo della dominazione austriaca in cui Castelguglielmo era considerato un punto strategicamente importante. È documentata la presenza dei vari reparti militari, dei soldati accantonati nel 1828 e 1829 lungo la “via finanziale del Po e Canalbianco” con lo scopo di reprimere il contrabbando, dei numerosi passaggi di truppe nel 1848 (battaglione Faenza) e lo stanziamento di forti contingenti come i cavalieri del reggimento degli Ulani nel 1861 o dei granatieri del reggimento Gorizzuti nel 1859 e i fanti della Brigata Molinari nel 1864.
I documenti esaminati dai tre incaricati del Cedi, Francesca Pivirotto, Alfredo Sigolo ed Emiliano Ferlin, sono stati molti, specialmente quelli che vanno dal 1821 al 1914, data in cui si verificò presso il palazzo municipale un furioso incendio che causò un “buco” in alcuni settori dal 1908 al 1914.
Ora tutto il lavoro svolto e i ritrovamenti effettuati (fino al 1956) sono stati riportati su dischetto.
Da quanto è stato riportato qui sopra è possibile, quindi, capire quanta importanza può assumere un archivio comunale e quello di Castelguglielmo ne è una dimostrazione.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “L’archivio di Castelguglielmo”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/larchivio-di-castelguglielmo/