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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Le amiche della Puazza

Una originale iniziativa per far nascere occasioni di rilancio per Lendinara

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 152–155

Lendinara, fra le cittadine del Polesine, ha sempre goduto di un ruolo di prestigio per le memorie storiche che la caratterizzano e per la presenza di palazzi e monumenti la cui costruzione, avviata fin dal tempo in cui gli Estensi estesero la loro signoria oltre il Po fino all'Adige, fu poi continuata, con ronnovato slancio, nei secoli dominati dalla Repubblica di San Marco.

Allo sviluppo sul piano dell'architettura civile, delle istituzioni e della cultura, ha corrisposto un analogo impegno sul versante religioso, cosicché la cittadina è stata dotata di chiese tra le più belle della provincia, meta di fedeli ma anche di estimatori dell'arte che nei templi lendinaresi hanno modo di ammirare opere dei grandi maestri dei secoli d'oro della pittura quali il Veronese, il Tintoretto, il Vicentino, Domenico Mancini, Sebastiano Filippi, Angelo Trevisani, Tommaso Sciacca ed altri ancora.

E il parallelo procedere dell'impegno civile e di quello religioso ha talmente caratterizzato la storia di Lendinara, da essere chiaramente testimoniato nello stemma della cittadina, costituito da un castello con due torri, su cui si ergono il leone di S. Marco e la Madonna del Pilastrello.

Se questo è dunque lo stemma ufficiale, in cui tutti i lendinaresi si riconoscono, non mancano però altri emblematici riferimenti alla città, assunti a proprio simbolo da gruppi impegnati sul piano culturale o ricreativo: tra gli altri, la torre civica con i suoi merli ghibellini, l'arco ogivale di Castel Trivellin, lo slanciato campanile di S. Sofia e … la Puazza.

È questa una scultura enigmatica, decisamente unica non solo per il Polesine, ma certamente anche per il Veneto e l'Italia Settentrionale: su un busto sbozzato, privo della presenza del collo, si erge un faccione rotondo dalla sembianze vagamente femminili per l'acconciatura che lo incornicia. Uno strano sorriso, che pare a stento trattenuto, accentua il senso di mistero della bianca immagine, posizionata sul muro in cotto adiacente all'antico Palazzo Pretorio.

Se difficile è spiegare il significato della piatta scultura a mezzo busto, più complessa ancora si presenta la ricerca delle sue radici, tanto che per secoli si è parlato della rappresentazione di una qualche divinità pagana dalla provenienza incerta.

I più esperti si sono però sbilanciati, ipotizzando l'origine in terre lontane, toccate dalle acque orientali del Mediterraneo. Idea questa che fra l'altro si riallaccia ad un'altra tradizione, tenuta sempre viva a Lendinara pur nel succedersi delle generazioni, in base alla quale si vorrebbe che il toponimo della cittadina derivasse da Antenaria, ovvero città fondata da Antenore, profugo da Troia, dopo la distruzione cantata da Omero, in viaggio verso Padova dove trovò infine stabile dimora.

Alla ricerca di un riferimento attendibile per il bianco simulacro, nei secoli scorsi ci si è alfine orientati su Iside, divinità egiziana identificata con la luna; ma, in tempi più recenti, l'indagine si è indirizzata verso il Libano, terra dei Fenici. E a questo proposito rimandiamo al numero 10 di questa rivista, all'intervento proposto da Pier Luigi Bagatin che ben chiarisce i termini della questione, rifacendosi ad uno studio del mantovano Livio Zerbini. Il quale ha individuato "dei raffronti illuminanti tra la scultura lendinarese e le figure femminili scolpite sui sarcofagi fenici, d'ispirazione greca, ampiamente attestati a Sidone e nell'area circostante tra il VI e V secolo a. C.".

In ogni caso nessuno contesta il nome che i lendinaresi hanno attribuito alla bianca statua, la quale, per le sue sembianze poco aggraziate, è stata da sempre chiamata "la Puazza". Una "pua" non proprio bella dunque, che, se non ha evidenti pregi estetici, porta però con sé, oltre all'alone del mistero che per, secoli l'ha circondata, il fascino innegabile delle cose antiche, il valore dell'unicità che la contraddistingue e la simpatia del nome che ironicamente le è stato attribuito.

Per questi, e forse per altri motivi ancora, la Puazza è stata dunque scelta quale simbolo di azione di una associazione tutta al femminile che, in tempi di ripiegamento dei fasti cittadini, ha voluto far emergere il desiderio di un rilancio di quella che un tempo era chiamata l’Atene del Polesine. Le “Amiche della Puazza” con il sostegno di Gian Antonio Cibotto, indiscusso leader dei giornalisti polesani, hanno iniziato la loro operazione di ricucitura con il passato, dando vita ad occasioni di festeggiamento di personalità che hanno lasciato una positiva traccia nella cittadina polesana.

A ricordare il passato, ma anche a lanciare messaggi per l’atteso rilancio futuro, presso il ristorante Antico Camino di Lendinara sono convenuti, invitati dalle Amiche della Puazza, con ampio contorno di amici e sostenitori, vari personaggi che si sono distinti in vari settori, meritandosi il plauso dei lendinaresi.

È toccato a Carlo Zoppellari il compito di aprire gli incontri proposti dalle Amiche della Puazza, accogliendo l’omaggio dei lendinaresi non immemori delle sue prodezze sportive, come calciatore dell’Inter, passato poi alla Fiorentina, ed in seguito al Modena, al Vicenza ed infine al Bari, per iniziare, dopo il ritiro dai campi verdi, una nuova stagione agonistica sui rossi rettangoli del tennis, divenendo campione d’Italia di seconda categoria.

Il secondo festeggiato è stato il professor Giorgio Pomerri, per un ventennio, a partire dalla fine degli anni ‘60, primario chirurgo presso l’ospedale di Lendinara, la cui opera esemplare è stata ricordata con parole di stima ed affetto da Sandra Toso, dal dott. Giuseppe Vigna, dal sindaco Piero Bassani e dal direttore generale dell’ Ulss 18 Gianni Tessari.

È stata poi la volta dell'attore Nini Mandruzzato, che ha offerto ai lendinaresi l'opportunità di osservare la sua originale raccolta di manifesti e copioni teatrali, fotografie e documenti vari riguardanti Lendinara primi Novecento, cantata in versi dal poeta Angelo Rasi. Sulla raccolta conservata da Nini Mandruzzato e sulla sua figura di attore hanno parlato monsignor Bernardino Merlo e lo scrittore Gian Antonio Cibotto.

L’appuntamento successivo è stato dedicato a mons. Bruno Segala, delle cui doti di carità, di generosità, nonché della sua profonda umanità e cultura hanno parlato don Bernardino Merlo e don Silvio Baccaro.

I fratelli Amelio e Giuseppe Rigolin hanno portato tutta la loro simpatia nella sala dell'Antico Camino, dove è stato sottolineato il loro impegno in vari settori. Di Amelio è stato in particolare ricordato l'instancabile impegno di animatore nel campo musicale e di Giuseppe l'opera di insegnante, il ruolo di sollecitatore di iniziative economiche sfociato nella presidenza della Camera di Commercio, ed infine l'attività di apprezzato scrittore che sta contrassegnando la presente stagione.

Ha chiuso la serie dei personaggi lendinaresi un appuntamento col mondo dello sport rappresentato da Paolo Dal Fiume e Massimo Mastelli. Del primo Carlo Zoppellari ha sottolineato la preparazione atletica e i momenti fondamentali della carriera di calciatore in grandi squadre, dal Torino, al Varese, al Perugia, al Napoli all'Udinese. Ammirazione sconcertata per "l'uomo che sa camminare sulle acque" ha manifestato Gian Antonio Cibotto parlando di Massimo Mastelli, campione europeo di sci nautico a piedi nudi, che nella singolare specialità ha collezionato importanti premi e riconoscimenti.

Quella delle Amiche della Puazza si è dunque fin qui palesata come un'azione di stimolo, volta non solo a festeggiare alcuni lendinaresi che si sono ben distinti in vari settori, ma intesa a coagulare le forze vive della cittadina intorno a delle occasioni di periodico ritrovo. Questo avvio di un nuovo modo di stare insieme dovrà dare i suoi frutti migliori in un prossimo futuro, e costituire una sorta di lievito per iniziative di rilievo, in grado di rilanciare veramente Lendinara e riportarla a ricoprire, nell'ambito del Polesine, un ruolo più consono alla sua tradizione.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Le amiche della Puazza”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-amiche-della-puazza/

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