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STORIA - TRADIZIONI

Il primato di S. Martino di Venezze

Presso l’Adige nel 1718 fu installata la prima macchina a vapore d’Italia

di Luigi Polo

Ventaglio Novanta n. 24 2002 pp. 72–73

E’ noto che il primo utilizzo della macchina a vapore prese avvio in Inghilterra, motivo per cui ebbe luogo nel Paese oltre-manica la Rivoluzione Industriale. È certamente meno noto che Anguillara ebbe un ruolo importante per quanto riguarda l’introduzione della macchina a vapore in Italia, come prova un recente saggio del prof. Giuseppe Gullino, ordinario di Storia Moderna presso l’Università di Padova¹.

L’invenzione della macchina a vapore è attribuita a Denis Papin che nel 1690 realizzò un dispositivo, basato sulla espansione e successiva condensazione del vapore d’acqua, in grado di muovere uno stantuffo. Questa primitiva macchina presentava non poche difficoltà che ne impedivano un utilizzo conveniente, tuttavia stimolò altri a trovare soluzioni più pratiche, atte ad un utilizzo “industriale”.

Thomas Savery brevettò nel 1695 la prima macchina utilizzabile, impiegata per pompare acqua dalle miniere. Un ulteriore passo avanti fu compiuto con le modifiche e gli accorgimenti apportati da Thomas Newcombe, ingegnoso fabbro ferraio che si avvaleva della collaborazione di John Cawley, vetraio appassionato di studi di meccanica.

Newcombe e Cawley, interessatisi ai lavori di Papin e Savery, brevettarono nel 1707, in associazione con lo stesso Savery, una macchina analoga a quella di Papin che però risolveva il problema della condensazione del vapore con aspersione di acqua fredda. Ulteriori perfezionamenti tesi ad aumentare il rendimento si succedettero per opera di Newcombe che nel 1712 realizzò una macchina il cui lavoro, prodotto dall’alternarsi dell’espansione e della condensazione del vapore in un cilindro, era per la prima volta trasformato nel movimento di uno stantuffo nel cilindro stesso e nel 1713 un ragazzo di nome Humphrey Potter, cui competeva di chiudere ed aprire i rubinetti che regolavano il flusso del vapore, desideroso di andarsene a giocare con i compagni, risolse con un ingegnoso sistema di funicelle il problema della regolazione automatica delle valvole.

Fu proprio una macchina di questo tipo ad essere montata qualche anno dopo ad Anguillara, la prima fuori dell’Inghilterra.

Infatti nel 1715 giunse a Londra, ambasciatore della Serenissima presso la corte d’Inghilterra il nobile veneziano Niccolò Tron. Questi si rilevò un pessimo ambasciatore, poco attento agli interessi della Repubblica, dimostrandosi per contro fortemente attratto dalle novità in campo scientifico e tecnico. Divenne amico del grande Isaac Newton e fu introdotto alla Royal Society, entrando in contatto con illustri fisici e matematici. Sotto la guida di J. Théodore Désaguliers, fondatore della moderna massoneria, visitò fabbriche e laboratori di scienze, ammirando le pompe idrauliche funzionanti per mezzo del fuoco.

Richiamato a Venezia, il Tron lasciò l’Inghilterra portando con sè gli uomini e il materiale necessario allo scopo di allestire in terra veneta le macchine ammirate oltremanica.

La famiglia Tron possedeva una vasta tenuta ad Anguillara, comune padovano a ridosso dell’Adige il cui toponimo si estendeva anche oltre il fiume, ove oggi trovasi il comune polesano di S.Martino di Venezze.

Ed è proprio qui, nella località ora denominata appunto Trona, che i tecnici giunti dall’Inghilterra montarono almeno due macchine a vapore del tipo Savery Newcombe, la prima delle quali fu collaudata nel settembre 1718. È provato che a seguire i lavori parteciparono tra gli altri il celebre matematico, allievo di Newton, James Stirling e un giovane di nome Potter, forse quello stesso Humphrey Potter che aveva introdotto il sistema di regolazione automatica nella macchina di Newcombe. Purtroppo tra i resoconti delle spese sostenute per la costruzione delle macchine risultano anche quelle per il funerale del Potter, annegato nell’Adige, dove si era recato per un bagno.

Mentre in riva all’Adige si lavorava alla costruzione delle macchine, ricerche avviate nei pressi di Schio rilevarono la presenza di giacimenti di carbone. Quale luogo più adatto per costruirvi delle macchine a vapore? Così di lì a poco le macchine, già collaudate ad Anguillara, furono montate a Schio, dove il Tron fondò un lanificio destinato a diventare famoso. Un secolo dopo, infatti, sarebbe stato rilevato da Francesco Rossi per diventare la più grande industria tessile italiana. Ma il primato del primo rumor di stantuffo nel Continente spetta alle genti in riva all’Adige.

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Come citare questo articolo

Luigi Polo. “Il primato di S. Martino di Venezze”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-primato-di-s-martino-di-venezze/

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