Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Antonio Eugenio Baruffaldi

Oltre agli interessi storici coltivò l’amore per la natura

di Ivan Tardivello

Ventaglio Novanta n. 24 2002 pp. 68–71

La ricerca attenta e il cuore di badiese hanno caratterizzato il lavoro di Antonio Eugenio Bruffaldi, come studioso di storia locale. Nel passato avevo trovato qualche suo scritto, a volte casualmente, pochi appunti, ma sufficienti per desiderare di conoscerlo, per avvicinarmi a lui, anche se era deceduto lontano da Badia e da tanto tempo.

Solo una decina di anni fa ebbi modo di rintracciare, a Vicenza, l’indirizzo di dove aveva abitato e di qui fui in grado di risalire a chi era venuto in possesso della sua biblioteca: la dott.ssa Laura Scaetta di Vicenza, che lasciò per testamento ai suoi nipoti l’impegno di consegnare, alla sua morte, la biblioteca Baruffaldi al Museo Civico di Badia Polesine.

La dott.ssa Scaetta, in vita, aveva già donato il bel ritratto eseguito a pastello del Baruffaldi, esposto oggi nel museo badiese. Alla famiglia Scaetta dobbiamo essere grati per averci dato la possibilità di accostarci ad uno storico valente, al quale abbiamo intitolato il Museo Civico di Badia Polesine, fin dal 1977.

Nato il 16 dicembre 1862, Antonio Eugenio Baruffaldi, conclude la sua vicenda terrena il 29 gennaio 1940, a 78 anni, pochi mesi prima di essere coinvolto nella Seconda Guerra Mondiale: la provvidenza gli ha risparmiato i pesanti avvenimenti che hanno segnato tutti negli anni del conflitto e nel dopoguerra.

Durante la Prima Guerra Mondiale, invece, Baruffaldi si trovava a Vicenza, città che, specialmente dopo Caporetto, era divenuta retrovia del fronte.

Nella sua corrispondenza si fa cenno a fatti accaduti in questo periodo, specialmente nello scambio epistolare con Pio Mazzucchi.

E’ di appena sei anni fa il casuale ritrovamento del secondo volume delle sue “Notizie Badiesi”, ritrovamento che si deve ad un badiese. In questa raccolta troviamo, tra le altre cose, il testo delle lettere di compiacimento giunte al Baruffaldi dopo la pubblicazione dei suoi opuscoli storici, inviategli dall’archeologo badiese Gherardo Gherardini e da don Antonio Spagnolo, pure badiese, direttore della Biblioteca Capitolare di Verona, nonchè da altri personaggi illustri.

Il manoscritto è ricco di documenti sulla storia di Badia e del Polesine, trascritti dallo stesso Baruffaldi, rinvenuti presso archivi e biblioteche; materiale utilizzato poi nelle sue pubblicazioni.

Altrettanto interessanti sono due volumetti che si possono consultare presso il museo badiese, relativi ad una polemica sorta tra il Baruffaldi e il critico d’arte Giuseppe Fiocco, in merito al bassorilievo un tempo murato all’ingresso del palazzo Picinali (Via S. Alberto a Badia Polesine), oggi a Ferrara sulla Torre della Vittoria, in piazza Trento Trieste. Il Baruffaldi lo ritiene parte di un sarcofago estense, mentre il Fiocco dice trattarsi di una fontana.

Il fatto che lo storico lendinarese Cappellini, in due pubblicazioni di argomento polesano, accolga l’interpretazione del Fiocco, fa sì che il Baruffaldi decida di riprendere l’argomento in una seconda pubblicazione – la IX della serie dei suoi opuscoli – dal titolo “L’Ultima parola sul bassorilievo estense”.

Baruffaldi ripete che le sue conclusioni si fondano su notizie di carattere storico, e cita varie testimonianze: l’archeologo Ghirardini, l’ispettore ai monumenti ing. Gian Battista Migliorini e il cav. Camillo Dal Fiume, i quali chiesero ai signori Picinali di eseguire dei sondaggi attorno alla pietra.

Detti signori – riferisce il Baruffaldi a sostegno della sua tesi – poterono verificare che questa cassa marmorea conserva parte del fondo e dei lati.

Del Baruffaldi va inoltre ricordato un interesse che lo completa come uomo: lo studio e l’amore per la natura, le piante e in particolare gli insetti. Tutto questo lo ritroviamo nei quattro manoscritti dal titolo “Miscellanea di memorie e di appunti”, iniziati nel 1922 e continuati fino alla fine della sua vita.

Egli è stato, come già accennato, in costante corrispondenza e amicizia con Pio Mazzucchi, ma anche con Jacopo Zennari, Antonio Cappellini e Alessandro Carlo Bellettato.

Se dedicare il nostro museo civico è stato, da principio, il desiderio di proporre alla nostra città il riferimento di un personaggio badiese poco noto, oggi sento, dal più profondo del cuore, che Baruffaldi merita questa nostra riconoscenza.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Ivan Tardivello. “Antonio Eugenio Baruffaldi”. Ventaglio Novanta, n. 24, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/antonio-eugenio-baruffaldi/

Pubblicità