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ARTEOGGI

Le realizzazioni di G. P. Giuriati

Una produzione espressiva, spesso ispirata a tematiche religiose

di Leobaldo Traniello

Ventaglio Novanta n. 25 2002 pp. 95–98

Giovanni Paolo Giuriati ha il diploma di liceo artistico ma anche quello di geometra: grazie a quest’ultimo lavora alle dipendenze di un Ente pubblico, e così non ha molto tempo per dedicarsi all’arte, ma in compenso lo può fare in piena libertà.

Giuriati non fa mostre, o quasi: la prima risale al 1972, e da allora ad oggi, in trent’anni, ne ha realizzate altre quattro; la penultima, alla galleria “L’Incontro” (oggi non più esistente), nel 1984, presentava la Via Crucis destinata alla chiesa rodigina di S. Maria delle Rose; l’ultima, alla galleria “Il Castello” (anche questa chiusa), nel 1991, era anche piuttosto inconsueta: anziché mirare ad esibire l’abilità creativa dell’autore, la mostra voleva illustrare la figura di Maria Felicita Baseggio (sorella di Sante Baseggio, l’architetto dell’Accademia dei Concordi e del Teatro Sociale di Rovigo), morta nel 1829 in odore di santità. Figura che ha affascinato Giuriati e gli ha suggerito una nutrita serie di bassorilievi e di quadri ad olio, mediante i quali ha interpretato visivamente i momenti salienti della vita di quella donna straordinaria.

Giuriati, in sostanza, lavora per se stesso, e questo gli consente di sperimentare e sbagliare senza dover rendere conto ad un mercato che esige costanza di caratteristiche del prodotto, ma proprio per questo anche nelle sue opere meno riuscite è salva la sincerità delle intenzioni. Certo: non basta che la sincerità sia nelle intenzioni; essa deve passare alle opere realizzate, e talvolta, invece, la cosa non avviene per insufficienza di maturazione formale (che si spiega con la discontinuità di applicazione); ma generalmente i risultati raggiungono il livello qualitativo che li rende significanti. Penso, per esempio, a Con la sua morte addosso, terracotta dipinta e invetriata del 1971: è un ritratto di Alexandr Solzenicyn, a cui l’anno prima era stato assegnato il premio Nobel per la letteratura, che doveva fare i conti con la politica di repressione culturale voluta da Leonid Breznev. La testa dello scrittore è sovrastata da un gufo, simbolo notturno e dunque metafora del pericolo su lui incombente. Ma questo sarebbe un accostamento banale se non si risolvesse in forma espressiva: ciò che invece è raggiunto con la forza del modellato, che anima una testa impostata con classica nobiltà, suggerendo l’idea di quanto il personaggio sia non estraneo ma superiore alle vicende drammatiche di cui è stato protagonista e testimone, e dunque vincitore morale anche se dovesse rimanere fisicamente sconfitto.

Giuriati spesso prende spunti dalla cronaca per inventare i soggetti delle sue opere; spunti che possono ridursi anche alle suggestioni di una fotografia vista su un giornale. Questo indizio del suo aggancio alla realtà materiale trova conferma nei modi “figurativi” (per dirla in modo sbrigativo) con cui si esprime, ma senza mai cadere nella banalità della “copia dal vero” anche se eseguita con scioltezza.

Al contrario: le forme che richiamano direttamente quelle naturali sono ogni volta re-inventate, sfuggendo così al rischio della stereotipicità che è il male oscuro di tanta arte d’oggi; e questa considerazione vale sia per i singoli elementi della figurazione, sia per le composizioni, dove generalmente emerge una suggestiva originalità di concezione iconografica. Lo si vede bene, per esempio, nella Via Crucis della chiesa di S. Maria delle Rose, dove gli episodii delle singole “stazioni” sono spesso riassunti in un particolare scelto per la sua potenzialità espressiva e di sòlito reso con adeguata efficacia drammatica.

L’intensità delle rappresentazioni tuttavia non esclude affatto i toni lirici: favorito dallo stesso materiale che usa (la terracotta è materiale morbido e luminoso come pochi) Giuriati rivela un temperamento sostanzialmente lirico e contemplativo, e tuttavia forte: ciò che gli permette anche di riproporre schemi “classici” senza cadere nella banalità della citazione: basta considerare la decorazione che circonda il tabernacolo nella chiesa di S. Maria delle Rose per scoprire la modernità con cui è reinterpretata un’impostazione rinascimentale (con una punta particolarmente felice nella figura di Maria); oppure il rilievo posto sopra l’ingresso dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia, sempre a Rovigo, dove l’antico tèma della Madonna che accoglie sotto il proprio manto i fedeli che a lei si rivolgono è riproposto con quella vigorosa vivacità che lo rivela ancóra attuale.

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Come citare questo articolo

Leobaldo Traniello. “Le realizzazioni di G. P. Giuriati”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-realizzazioni-di-g-p-giuriati/

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