Gentilissimo Sig. Michele, Oggi, per la millesima volta ho sfogliato l’album con le fotografie delle mie vacanze estive e, come sempre, ho provato un tuffo al cuore rivedendo quelle delle giornate trascorse nel Delta del Po. Emozioni che si ricollegano al paesaggio tanto affascinante quanto inusuale per noi… cittadini. Momenti indimenticabili, legati al ricordo dell’escursione in barca insieme a te quando, con tanta cortesia, competenza, simpatia ed entusiasmo mi hai portata, assieme a mio marito, dentro al tuo paesaggio: quello che ami tanto e che tanto, in così poco tempo, mi (ci) hai insegnato ad amare.
Le canne, i riverberi del sole, il rumore del mare ed il silenzio della laguna. Il volo degli aironi e dei gabbiani e di quant’altro ci circondava, compresi i “pesci volanti”, mi (ci) ha rapito, facendoci sentire come vecchi amici, ed ora ho sempre in mente il tuo volto soddisfatto perchè capivi che, quello che ci dicevi e mostravi, arrivava dritto dentro al nostro cuore.
E che dire dell’Isola dei Gabbiani? Lì ci hai svelato uno dei tuoi tanti segreti.
Camminare a piedi nudi su quella sabbia fina, morbida e fredda. Avvicinarci, dapprima sospettosi, e poi confusi sul da farsi, a quel gabbiano ferito, per poi prendere la decisione di intervenire. Sollevargli la testa, lavargli il becco, rifocillarlo, tentare di curarlo, abbracciarlo con la speranza di poterlo salvare per ricondurlo alla sua isola, al suo cielo. Momenti di grande intensità che tu ci hai permesso di vivere!
Purtroppo il nostro gabbiano non ce l’ha fatta e se ne è andato all’alba del giorno dopo, lasciandoci, con grande sorpresa, senza tristezza ma con la sicurezza di aver donato con il cuore quanto era nelle nostre possibilità.
A volte ci svegliamo la mattina e ci sorprendiamo a guardare le cose che abbiamo portato a ricordo di quel giorno: le conchiglie della “secca”, le “scopete” che tu hai colto, i tronchi che tenevi da parte all’ormeggio. Mostriamo agli amici le pubblicazioni e gli articoli che ci hai dato e, nel metterli al corrente della nostra esperienza, ci sentiamo partecipi del tuo mondo e riusciamo a farlo amare anche a chi non sa neanche che esiste. Torneremo e porteremo anche loro con noi!
La penna per scriverti era pronta da tanto tempo, ma abbiamo voluto farlo in un momento di assoluta tranquillità e serenità, per meglio tornare a gustare la magìa di quei giorni indimenticabili. Guardando la foto che ti invio, ti ricorderai di noi e forse sorriderai ripensando a quei due… cittadini. Approfitto per augurare tanta felicità e gioia a te e a tutte le persone a te care.
Cordialmente
Lucilla e Antonio
P. S. Che emozione averti rivisto alla televisione!!!
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Come citare questo articolo
Lucilla e Antonio. “Caro Delta, ti scrivo”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/caro-delta-ti-scrivo/