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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Palazzo Bentivoglio

Dopo il restauro, torna la vita nello storico complesso architettonico di Giacciano con Baruchella

di Maurizio Tramarin

Ventaglio Novanta n. 25 2002 pp. 14–17

In località Caladon (già via Mure, oggi via Fiocco), al confine tra i paesi Giacciano e Baruchella, esiste un grande complesso rustico del Settecento, tutto circondato da mura: Corte Fiocco, poi Furini e Roveroni, che per la sua ampiezza e conformazione si distingue nettamente dai vari altri edifici rustici (le boarie) piú o meno della stessa epoca che esistono nel territorio comunale. La poliedrica struttura fu fatta innalzare dai nobili Bentivoglio d’Aragona (benemeriti per la grande bonifica dell’Alto Polesine) circa un secolo dopo l’erezione della Chiesa parrocchiale di S. Ippolito Martire di Giacciano, abbellita poi dalle lapidi sepolcrali di alcuni membri della dinastia, tra le quali il celebre bassorilievo della “Dolente” (per Adelaide Foscarini Bentivoglio) attribuito al Canova.

Parzialmente coperto alla vista dall’edificio della Cantina Sociale Altopolesana, la vastità del complesso si coglie meglio per chi proviene da Trecenta, percorrendo la strada provinciale che corre sull’argine della Fossa Maestra (anticamente sede della Rotta del Castagnaro).

Per la data di costruzione vanno tenuti presenti due anni successivi: il 1734 e il 1764. Il primo è quello in cui il perito ferrarese Bonfadini disegna una grande “Topografia della Tenuta Bentivoglio” e dove non figurano ancora né il palazzo né le mura, forse perché il terreno dove ora sorge il “brolo” (anticamente riserva di caccia) era ancora soggetto alla Mensa vescovile di Ferrara. Il secondo sarebbe quello in cui, stando ad una lettera dell’archivio della famiglia, il marchese Guido Bentivoglio, sposato in seconde nozze con la ricca nobildonna venez iata Elena Grimani, fatta una permuta di terre con l’arcivescovo di Ferrara, decise di costruire “nella villa di Giazzano, presso l’argine del Castaganaro, un gran palazzo per sua abitazione con delizie e giardini degne d’un suo pari”.

L’anno in questione va probabilmente anticipato un po’, perché già il 22 maggio del 1764 l’arcivescovo di Ferrara concede di far dir messa nella cappellina ricavata all’interno del palazzo, una cappellina con un minuscolo campanile a vela (sulla quale è stata da poco ricollocata una campanina, come già un tempo. All’edificio apparteneva anche l’altorilievo con l’incontro della Vergine con S. Elisabetta, attualmente collocato all’esterno dell’edificio principale.

Nel 1850 le varie proprietà Bentivoglio d’Aragona (l’antica Tenuta di Giacciano e Presa) nel Comune di Giacciano con Zelo (non ancora unito a quello di Baruchella), intestate ai figli ed eredi del marchese Carlo Guido (un fratello e quattro sorelle) passano tutte (oltre 1000 pertiche) nelle mani del marchese Nicolò Bentivoglio, il quale a sua volta – per difficoltà finanziarie e per le spese che comportava vivere ormai a Venezia (stando agli studi del Fiocco) – tra il 1850 ed il 1857 le mette in vendita ad alcuni degli antichi livellari (fittavoli) come Nalli e Sitta, ma anche ad esponenti della nuova possidenza agraria altopolesana: Dal Fiume, Levi, Maggioni e Fiocco.

Il maggiore acquirente risulta Maggioni Francesco, probabilmente di Trecenta, che nel 1857 acquista circa 342 pertiche, inclusi il palazzo e la corte. Si tratta, però, di un breve passaggio destinato a non lasciare traccia nella denominazione del complesso, in quanto già nel 1877 una parte della proprietà Maggioni, con inclusi corte e palazzo per un totale di oltre 274 pertiche, viene venduta a Fiocco Giovanni Battista, che nel 1856 aveva già acquistato circa 19 pertiche dai Bentivoglio.

Ecco allora che, con l’arrivo della ricca famiglia di possidenti a cui appartenevano buona parte delle vicine Valli grandi veronesi, il complesso prende la nuova definizione di Corte Fiocco, legata anche alla nascita dell’illustre storico dell’arte Prof. Giuseppe Fiocco, al quale qualche anno fa fu intitolata la via su cui sorge il complesso, per interessamento dell’allora presidente di Italia Nostra Prof. Dott. Ugo Grisetti.

Oltre ai cambi di proprietà, inizia così per la Corte anche il cambio d’uso: non più residenza nobiliare ma borghese con le adiacenze e le lunghe barchesse date in affitto a numerose famiglie, fino a ben oltre il secondo dopoguerra o adibite ad allevamenti avicoli, magazzino, piccolo caseificio, rivendita di vino, falegnamerie ed officine.

Tramontato il progetto di una sua acquisizione da parte di qualche ente pubblico o culturale, il complesso che ha anche ottenuto la qualifica di Villa Veneta dalla Regione (cfr. “Ville Venete in provincia di Rovigo”, pp.297-299), si presenta oggi in buono stato di conservazione, anzi molto migliorato grazie ai recenti lavori di ripristino e riutilizzo intrapresi dagli ultimi proprietari, la Ditta edile Milan Luigi che ha affidato l’incarico del relativo progetto all’Arch. Vito Antonio Troiani di Melara.

I lavori, eseguiti a stralci sotto la direzione dei Geom. Enzo Castello e Francesco Verzola, del luogo, sono già a buon punto e hanno permesso di riportare a nuova vita lo storico edificio.

Anche la corte è stata rivitalizzata, soprattutto grazie alle manifestazioni equestri (legate al maneggio sorto all’interno) che da qualche anno si svolgono regolarmente in primavera, nel mese di aprile: si tratta del Concorso Ippico Nazionale Interregionale di Salto ad Ostacoli, organizzato dalla F.I.S.E., con la collaborazione della Camera di Commercio di Rovigo e della Pro Loco Comunale. Una gara che attrae numerosi partecipanti anche da fuori regione e che ha dato un importante contributo sia per far conoscere la villa che il comune altopolesano.

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Come citare questo articolo

Maurizio Tramarin. “Il Palazzo Bentivoglio”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-palazzo-bentivoglio/

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