Pubblicità

EDITORIALE

Progetti & Polesine

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 26 2003 pp. 3–7

Polesine schizofrenico? La domanda nasce spontanea dalla quotidiana lettura dei giornali che si interessano del territorio racchiuso tra Adige e Po. Se è vero infatti che di giorno in giorno si susseguono sottolineature sulla vocazione turistica della terra dei grandi fiumi (idea che, se non altro dalle enunciazioni, sembra ormai coralmente condivisa da tutte le istituzioni, dalle varie Pro Loco e dalle molteplici associazione culturali e ricreative presenti sul territorio) è altrettanto vero che, dalla lettura degli stessi quotidiani, emerge viva e tutt’altro che immotivata la preoccupazione riguardo a progetti in totale contrasto con la valorizzazione ambientale necessaria per la fruizione turistica. E le nubi più minacciose si addensano proprio nel Delta, l’area indubbiamente più interessante per programmi di visitazione turistico-ambientale.

Maxi-progetti, dapprima predisposti in sordina, sono ormai divenuti di dominio pubblico: parlano di una macroarea industriale in prossimità della foce di Porto Levante, di un terminal gasifero, cui dovrebbero approdare navi oceaniche per alimentare un metanodotto destinato ad altre province della pianura padana, di una nuova centrale termoelettrica a Loreo per produrre elettricità da utilizzare lontano dal Polesine, e ancora di altre navi oceaniche afferenti orimulsion, una sorta di bitume destinato all’amatissima centrale di Porto Tolle. E si parla ancora dell’arrivo di tanti rifiuti dalle altre province da bruciare nel Delta per…. valorizzarlo (l’impianto, con una buona dose di cinismo, viene infatti chiamato termovalorizzatore) o da trattare in altre zone del Polesine, magari in prossimità del nuovo Interporto di Rovigo.

Dall’altra però non mancano informazioni di tutt’altro tenore che evidenziano il lavoro di chi è impegnato in realizzazioni che davvero valorizzano la terra dei fiumi: porticcioli turistici, percorsi di visitazione, attivazione di musei, recupero di palazzi di pregio, ripristino di edifici del passato connessi con la civiltà contadina o industriale, itinerari nelle pinete, oasi naturalistiche, attivazione di iniziative che richiamano flussi di visitatori da varie regioni d’Italia e dall’estero, ricerche storiche che aprono interessanti squarci sul nostro passato da proporre anche come utili occasioni di conoscenza e visitazione, avviamento di strutture pensate per un’accoglienza turistica in sintonia con l’ambiente e così via.

Il Polesine dei nostri giorni sembra insomma proprio affetto da una sorta di schizofrenia, da uno sdoppiamento di personalità per cui, a giorni alterni o perfino in contemporanea, vengono sostenuti interventi in completa antitesi tra di loro, che soltanto chi difetta di realismo può pensare di far coesistere.

I progetti del primo gruppo ovviamente muovono masse di denaro molto consistenti, causando però, se realizzati, ferite ambientali difficilmente rimarginabili in futuro, nonchè provocando un immediato degrado dal punto di vista della salubrità dei luoghi; aspetto questo già tristemente evidente per alcuni impianti attivi, i cui fumi nocivi suscitano allarmi anche oltre i confini del Polesine. Quelli del secondo gruppo sono molto più discreti e puntano a migliorare l’esistente non solo per conseguire positivi risultati sul piano estetico e perfino sanitario (motivi pure questi da tenere nella debita considerazione) ma anche per creare risorse in grado di assicurare interessanti ritorni economici: non mirabolanti, ma adeguati agli investimenti.

La realizzazione di questa pubblicazione non lascia spazio a dubbi circa la scelta auspicata. E le pagine che seguono si aprono con proposte di visitazione ed occasioni di apprezzamento di alcuni progetti (piccoli o grandi che siano) realizzati per rendere piacevolmente fruibile l’ambiente del nostro Polesine: dai murales di S. Bellino, all’Autodromo di Adria; dal Museo dei Grandi fiumi, al restaurato del Caffè Grande di Lendinara; da una visita a Villaregia per un momento di spiritualità, ad un itinerario per le vie di Rovigo alla ricerca di antichi palpiti del Medioevo; da una puntata a Ficarolo per ricordare la sosta di Cristina, regina di Svezia, ad un itinerario a cavallo per scoprire la suggestione delle ampie corti e dei placidi gorghi dell’alto Polesine, ed altro ancora. Un Polesine insomma da vivere ed apprezzare, non da stravolgere con iperbolici progetti, né da inquinare con nocive emissioni.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Progetti & Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/progetti-polesine/

Pubblicità