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STORIA - TRADIZIONI

Le Muneghette di Rovigo

Il Conventino sorgeva presso il tempio della Rotonda

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 26 2003 pp. 54–57

Girando per le strade della Rovigo vecchia, se si osserva attentamente, si può comprendere quanto l’evoluzione temporale abbia inciso su questa città. Si possono riconoscere, ad esempio, tratti delle mura antiche il cui perimetro, delineato sulla pianta stellare della città, da Pierre Mortier nel XVII secolo, era lungo non più di un miglio e mezzo. Se ne riscontrano resti in prossimità del castello medioevale, dell’ospedale vecchio e di altri punti corrispondenti alle antiche porte¹.

Se si percorre la linea del tempo, si possono individuare anche le varie trasformazioni di molti edifici dovute ai dominatori di turno: estensi, veneziani, francesi, austriaci, fino a ritrovarci la città odierna alquanto cambiata rispetto ai Catastici². Suffragata da alcune nozioni basilari, mi lascio affascinare dal linguaggio delle pietre che sanno suggestionare l’immaginazione, senza nulla togliere al nostro passato per certi aspetti legato alle vicende nazionali ed europee.

E’ nota la miseria endemica nel territorio polesano dovuta a malattie, guerre, epidemie ricorrenti e dannosissime alluvioni; eppure nella Rovigo del Settecento, ad esempio, che contava circa 6000 abitanti e i poveri certo non mancavano, si respirava un clima di vivacità culturale, artistica, economica, religiosa di notevole rilievo³, risentendo di una buona amministrazione da parte dei nobili rappresentanti del Governo della Serenissima e della notevole proliferazione di congregazioni religiose, ospedali e opere di carità incentivate dalla Riforma cattolica seguita al Concilio di Trento (1545).

Tale religiosa effervescenza si manifestò con la presenza a Rovigo, prima del 1770, di ben 7 conventi⁴, di cui, dopo il 1771, vennero soppressi dalla Repubblica Veneta quelli minori: di S. Antonio Abate, detto dei Domenicani, degli Agostiniani e dei Padri di S. Gerolamo, detti della Fraglia. Tra gli ordini femminili, le monache di S. Filippo e S. Giacomo, le Agostiniane e le monache Terziarie Francescane, note come le “Muneghette” o Monachette o ancora Monachelle, a cui qui si intende dedicare particolare attenzione.

Rimasero invece attivi altri ordini: i monaci Benedettini della congregazione degli Olivetani situati nel borgo di S. Bartolomeo, dediti alla lavorazione della lana; i Minori Conventuali di S. Francesco, il cui convento comprendeva un ampio orto e la Scuola della Concezione (oggi, la bella chiesa del Cristo)⁵; i Cappuccini, presenti a Rovigo dalla fine del 1500 e situati inizialmente nel borgo di S. Bernardo dove avevano eretto il convento e la Chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo, un complesso monastico poi ampliato e divenuto successivamente sede dell’Istituto Magistrale “C. Roccati”. Era rimasto anche un convento delle monache agostiniane della SS. Trinità, fondato nel 1499.

Dopo il 1805, in applicazione alle leggi napoleoniche sui beni ecclesiastici, queste comunità religiose seguirono il destino della maggior parte dei monasteri subendo la soppressione.

A Rovigo fu definitivamente assoggettato a questa sorte anche l’attivo gruppetto di suore del Terzo Ordine di S. Francesco d’Assisi che, nonostante la precedente interdizione della Repubblica Veneta, continuava ancora, con amore e zelo, a svolgere il suo devoto servizio a Dio e al prossimo. La mia attenzione si è soffermata proprio su queste religiose, tra le più umili del tempo, anche in considerazione del fatto strano che, ancora oggi, pur essendo stato tale Ordine soppresso da quasi due secoli (1805), è diffusa la reminescenza relativa a queste monache chiamate, come detto le “Muneghette”.

Probabilmente il vivo permanere del loro ricordo si deve anche all’Associazione Suor Maria Felicita Baseggio che, mediante studi e pratiche devozionali rivolti alla mistica rodigina, frequentemente ne ravviva la memoria. La Serva di Dio, infatti, apparteneva al convento delle Terziarie Francescane fino alla sua soppressione e all’unione con quello delle eremite Agostiniane. Tra le più povere degli ordini mendicanti, le Terziarie Francescane giravano discrete di casa in casa per la questua e devono essere rimaste nel cuore della popolazione per la loro estrema mansuetudine e modesta condizione di vita.

Non si è persa la memoria nemmeno del luogo dove sorgeva il loro minuscolo convento, ossia nei pressi del Tempio della Beata Vergine del Soccorso, comunemente detto della Rotonda. Riferimenti circa l’ubicazione esatta del convento delle Terziarie Francescane si riscontrano nel citato Catastico del 1775 conservato presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo nel quale viene registrata la sede delle RR. MM. Terziarie di S. Francesco con il loro recinto di casa, chiesetta e corte⁶.

Le fonti – per la verità piuttosto avare di informazioni relative a queste monache⁷ – ci informano che, precedentemente, all’inizio del ‘700, le Terziarie Francescane alloggiavano in una casa con cappella privata situata non lungi dal duomo, presso il vecchio seminario, edificio che oggi è occupato dalla Questura.

Il trasferimento nella casa comune situata di fronte al bellissimo campanile del Longhena, il quale sorge nell’area retrostante il tempio della Rotonda, avvenne in seguito ed è documentata dalla trasformazione ad uso convento dell’edificio avvenuta nel 1738. Un ampliamento si registrò successivamente, grazie ad una permuta in base alla quale le suore ottenevano la confinante casa del sagrestano della Rotonda, che fu così facilmente incorporata nella nuova struttura, mentre cedevano una casa di loro proprietà posta nella contrada chiamata “Stradon della Madonna” (oggi piazza XX Settembre) attaccata alle mura della città⁸.

L’ubicazione del convento in questo luogo, è confermata anche da una petizione rivolta al Vescovo nel 1737, perché concedesse di celebrare in convento. Papa Clemente XII, nell’accogliere la richiesta, concesse la celebrazione per sette anni; papa Benedetto XIV concesse poi all’Ordinario la facoltà di scegliere il Sacerdote per la Terziarie⁹.

Presso il convento fu costruita una piccola chiesa privata con campanilino a cavaliere che, nel 1782 fu aperta al pubblico per le funzioni quotidiane, tramite la realizzazione di una porta sulla piazzetta.

Il tempietto era munito di un unico elegante altarino in marmo con una pregevole pala dell’Immacolata Concezione in gloria di Angioletti e nel piano S. Francesco d’Assisi e S. Chiara, con un altro bell’angioletto ai piedi, un po’ nascosto dal piccolo tabernacolo. La graziosa opera era del ferrarese Giacomo Parolini¹⁰.

Nell’anno successivo le Francescane ottennero di poter seppellire nella propria chiesuola le Monache estinte che prima usavano inumare nella chiesetta vicina dedicata a S. Maria della Neve, detta la “Madonna del Terzo Ordine”. Dal Catastico citato, tale Oratorio risulta corrispondere a quello segnato antistante il sagrato della Chiesa di S. Francesco sul confine tra l’orticello ed il chiostro dei Frati Conventuali, ossia tra la contrada S.Francesco e la stradella della Concezione. Esso costituiva la sede frequentata dal Terzo Ordine di Laici francescani di ambo i sessi¹¹. Che i Fratelli e le Sorelle del Terzo Ordine Francescano fruissero di tale chiesetta può essere comprovato da una iscrizione risalente al 1573 di cui si dà notizia nella parte interna di una Copertina del fascicolo 1 “Istrumenti e Testimonianza” dove si legge: “Memoria della nostra pietra sepolcrale fratibus et sororibus Terzii Ordini”¹².

Pur rimanendo nella vita secolare questi pii uomini e donne cercavano di vivere secondo l’esempio di S. Francesco d’Assisi. Essi portavano lo scapolare e praticavano determinate regole in base ad uno statuto approvato dall’Autorità Religiosa. La Chiesetta comune esisteva già nel 1572 ed il Campagnella la descrive e ne dà le dimensioni: “…nello entrar nel convento dei PP: Francescani, sulla sinistra ritrovasi essa piccola chiesuola, detta il Terzo Ordine, dedicata alla B. V. della Neve; è a un solo altare di legno, con cappella dipinta rappresentante la sudd. B. V.; essa è larga 22 piedi, lunga lo stesso. Fu demolita nel 1806”¹³. Il Bartoli ne elenca una quindicina di quadri nei quali G. B. Tosi e Alfonso Aldiverti dipinsero la vita e la passione di Gesù con i Santi S. Francesco d’Assisi e S. Antonio da Padova¹⁴.

Tornando all’edificio delle Muneghette che sorgeva di fronte al campanile della Rotonda, sappiamo che, dopo lo scioglimento della comunità, lo stabile venne usato come abitazione civile, poi caserma della Finanza, ed infine, venduto dal Demanio Statale, fu demolito nel 1860, compresa l’annessa chiesetta.

Del conventino è rimasta solo una bella immagine disegnata dal rodigino Eugenio Piva. L’area scoperta fu donata dal nobile Venezze al Comune di Rovigo, divenendo Piazzale Soccorso che di recente è stato debitamente lastricato e sottratto al parcheggio disordinato delle auto.

Si conosce dunque la data precisa di scioglimento delle Terziarie del Serafico S. Francesco a Rovigo, ma non è possibile dire altrettanto per la loro origine a Rovigo. Tuttavia l’iscrizione citata, scolpita su una lapide sepolcrale delle Terziarie Francescane, attesta la loro presenza in città già nel ‘500.

Le monache osservavano la regola di S. Francesco approvata da papa Nicolò IV nel 1299, erano dirette dal Parroco di S. Giustina riguardo ai Sacramenti e soggette alla “Pastoral Vigilanza” di due Cittadini Nobili della città di Rovigo eletti con funzione di Protettori e Commissari per tutte le necessità del Convento. Non possedevano fondi, solo i beni derivanti dall’attività spirituale, dalla questua e dalle contribuzioni delle giovani convittrici per ricevere una conveniente educazione cristiana e civile. Tra di loro c’era chi recitava l’Ufficio in Coro, dette coriste, e chi si dedicava alle faccende domestiche, dette converse, ma tutte erano impegnate nelle pratiche di pietà.

Lo spirito religioso era tenuto vivo più dalla prassi che da regole scritte, per cui il vescovo mons. Arnaldo Speroni, nel 1772, pose delle norme fisse a vantaggio della serenità del chiostro. Lo stile di vita era caratterizzato da preghiera, lavoro e pratica della questua, che avveniva con la benedizione prima dell’uscita e al rientro in convento da parte della superiora.

Povertà, modestia, spirito di adattamento, silenzio, ubbidienza erano, dunque, alla base del vivere comune. Seguendo l’insegnamento di S. Francesco (ancora oggi molto vivo nel cuore di un enorme stuolo di seguaci nel mondo) queste “Muneghette”, non di nobile lignaggio, ma misere tra i miseri e devote incarnatrici dello spirito francescano, in umile operosità si adoperarono per il bene e la pace. Per questo, accolte e amate dalla gente semplice, vivono ancora nel ricordo finché ci sarà qualcuno che ne rammenta l’esistenza.

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “Le Muneghette di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 26, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-muneghette-di-rovigo/

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