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MUSICA & TEATRO

Ande, Bali e Cante

Per tre giorni Rovigo capitale della musica e delle tradizioni popolari

di Sofia Teresa Bisi

Ventaglio Novanta n. 30 2005 pp. 92–95

Per il terzo anno consecutivo la città di Rovigo è divenuta per tre giorni la capitale della musica e della cultura popolare. Il festival “Ande Bali e Cante”, che si è svolto dal 10 al 12 settembre, ha letteralmente travolto moltissimi cittadini e visitatori in numerosi spazi, con iniziative che hanno riscosso consensi dalla critica e da un pubblico davvero eterogeneo.

Le musiche e-migranti hanno rappresentato il filo conduttore dell’edizione 2004 del Festival di musica e cultura popolare, che si è avvalso dell’esperienza maturata nelle edizioni dei due anni scorsi, in cui è stato messo a punto quell’insieme di manifestazioni e soprattutto di scambi tra vecchie e nuove espressioni della musica popolare e tra diverse culture, creando in città un polo nazionale per la musica di tradizione. Il tema di quest’anno è stato scelto per approfondire le contaminazioni che la nostra musica e la nostra cultura hanno subito nel confronto con diverse realtà in vari paesi europei, a seguito di spostamenti migratori. In molti degli spettacoli in programma si è visto come le tradizioni venete siano riuscite a coniugarsi con quelle estere, originando prodotti nuovi e interessanti. L’evento, organizzato dell’Associazione Minelliana, assieme all’associazione Calicanto di Teolo, al Centro etnografico adriese e all’Associazione Inis Italia Nord Isere, è stato inaugurato con la proposta al pubblico del video realizzato nell’edizione del 2003, fotografando i momenti e gli artisti più significativi del festival, che ha saputo dimostrare una grande capacità di coniugare musica, spettacoli, cultura, animazione per le strade e le piazze.

Roberto Tombesi, direttore artistico del festival, oltre che eccellente musicista e polistrumentista, ha sottolineato come il tema dell’emigrazione, in tempi recenti, sia divenuto sempre più di attualità e discusso a diversi livelli. “La questione”, ha affermato, “si allaccia all’emigrazione veneta iniziata alla fine dell’800, diretta verso il nord Europa e le Americhe. L’obiettivo è quello considerare anche migrazioni di altri periodi e zone, comprendendo la cultura e la musica. Si intende fare il punto della situazione sulla società che è in continua evoluzione, ma soprattutto su un mondo in cui ci sono spostamenti sempre più importanti.” Attorno al tema delle musiche e-migranti sono state imperniate tutte le iniziative di “Ande bali e cante”, in un complesso itinerario che ha voluto diventare un momento di dialogo e di conoscenza reciproca, un’ottima occasione di scambio umano e culturale che ha avvicinato e fatto conoscere reciprocamente realtà assai lontane tra di loro, ma soprattutto che ha coinvolto un pubblico numeroso, formato da grandi e piccoli, musicisti e passanti, tutti attirati o incuriositi dal clima festoso che si poteva percepire in ogni angolo della città.

Al festival è intervenuto anche il dott. Angelo Tabaro, a nome della regione Veneto, che ha sostenuto l’iniziativa. Ha sottolineato il valore crescente della manifestazione, che in soli tre anni ha assunto una dimensione europea e un notevole livello culturale, creando le premesse perché Rovigo possa continuare anche nel 2005 ad essere la capitale della musica e della cultura popolare.

I concerti

Il fulcro delle iniziative è stato rappresentato dalle tre serate presso la sala Bisaglia al Cen.Ser., con l’esibizione di gruppi italiani ed esteri che hanno trasportato il folto pubblico in un lungo viaggio attraverso luoghi, suoni e culture di diversa provenienza.

Nella prima serata si sono esibiti “The Casco Bay Tummlers”, un gruppo di americani del Maine che suona il klezmer dell’Europa orientale e il dixieland, arricchiti da influssi eterogenei. Il duo formato dal musico circense Bernardu Pazzoni e dalla cantante Anghjula Doria, con canzoni tradizionali, ninne-nanne, serenate e canti di lavoro ha creato un’atmosfera tipica della Corsica. Infine le “Storie di Storia”, di Emilio Franzina, accompagnate da Fabrizio De Tata alla chitarra, Mirco Maistro alla fisarmonica, Debora Petrina al pianoforte e dalla bella voce di Patrizia Laquidaria hanno proposteo delle riflessioni in parole e musica sulle migrazioni e sulle metamorfosi del Nordest.

Tutto esaurito al Cen.Ser. anche per la seconda serata, aperta dalle eclettiche tendenze musicali del duo S-Confinando di Sandra Catteneo e Cosimo Gallotta, uniti dalla passione per la musica etnica, per le sonorità dello yddish e per le influenze tipicamente mediterranee. È stata poi la volta dei pugliesi Uaragniaun, con la carismatica figura di Maria Moramarco, che hanno interpretato un repertorio tratto dal patrimonio antico dei canti religiosi, delle villanelle e degli stornelli. Grande successo per il quartetto basco guidato dal chitarrista Balen Lopez De Munain, con temi caratteristici della tradizione arcaica mediterranea e danze vivaci. Sul piazzale di fronte al Cen.Ser, molti presenti sono stati coinvolti dopo il concerto per una gioiosa festa a ballo. A notte fonda, il fiore all’occhiello della serata, al chiostro del Monastero Olivetano, dall'1.30, con l’intimo e suggestivo Concerto Notturno, del Trio Adriatica e di Jan Mari Parlotti, che hanno continuato a fare musica fino a notte inoltrata per un buon numero di appassionati, alla luce delle candele e delle lanterne del portico.

Chiusura alla grande per la terza serata di concerti con i danesi Dansk Fars assieme al trio vocale “Tera e aqua”. Animatore di questa esibizione Sergio Marini, a suggello della contaminazione tra Veneto e Danimarca, in un incontro che sottolinea i temi dell'emigrazione, dell'integrazione e della conservazione delle radici, con un mix di suoni e danze danesi e scandinave, canzoni dello stesso Marini e brani della tradizione veneta riarrangiati con gusto nordico.

Affascinante la musica del trovatore provenzale Jan Mari Carlotti, che è stato accompagnato da Armelle Choquard, sofisticata danzatrice di barata natyam, tipica dell’India meridionale. Conclusione spiritosa con i “Musicanti di Riva”, che hanno rivisto il Piemonte con gli occhi e con gli strumenti degli immigrati veneti di una volta.

L’animazione di piazza

Il centro storico della città è stato piacevolmente coinvolto per due pomeriggi dall’animazione di piazza, con le esibizioni di numerosi gruppi di diverso genere. I veneti “Gruppo danze di Castelfranco Veneto”; “Festa Continua”; “Ande Cante e Bali”; “La bandella di Arquà Petrarca” hanno intrattenuto e coinvolto passanti e curiosi in canti e danze popolari. Forte interesse è stato dimostrato per Julie Goell e la sua rivisitazione di “Carmen” nello stile della commedia dell’arte, per l’italo-americano Christopher Sblendorio e per l’italo-cileno David Moncajo, oltre che per gli spassosi Musicanti di Riva.

Le mostre

“Virtuosi senza pretese”, la collezione di strumenti musicali del mondo contadino raccolti da Domenico Torta in 25 anni di lavoro, ha aperto in modo significativo la terza edizione di “Ande, bali e cante”. Il festival di musica e cultura popolare ha preso il via con un’esposizione dalle forti radici agresti. Bello il percorso ideale attraverso la geniale inventiva che ha portato le generazioni passate a riutilizzare e elaborare materiali poveri o di uso comune per farne oggetti sonori e veri strumenti musicali. Nella mostra, si poteva restare affascinati o stupiti, osservando i più singolari richiami sonori da caccia creati da corna o zucche, le conchiglie, gli strumenti primaverili fatti con vegetazione stagionale, i giocattoli sonori dei bambini, gli strumenti ricavati da spugne, zucche binarie e uova, il “torototela” e i tipici oggetti sonori della settimana santa. È stato creato un ideale percorso attraverso spazi paradossali, a conferma dell’inarrestabile forza creatrice della fantasia umana, che sa dar vita, grazie a una musicalità innata, a materiali di per sé sterili.

Accanto agli strumenti della tradizione povera, un espositore è stato dedicato a quelli baschi raccolti da Balen Lopez de Munain e a quelli andini di David Moncayo, offrendo un bel confronto tra culture tanto distanti ma con forti similitudini.

Gli incontri

Durante la prima giornata del festival, quasi a volerne sottolineare le finalità e le valenze culturali, si è tenuta una tavola rotonda intitolata “La musica in valigia. Suoni e immagini della cultura veneta dell’emigrazione”. Emilio Franzina, Gianni Secco, Roberto Starec, Alain Pongan, studiosi ed esperti avvicinatisi alla cultura popolare per diversi percorsi formativi, coordinati dall’etnomusicologa Paola Barzan, si sono espressi e confrontati sul tema conduttore di tutta la manifestazione. Le varie testimonianze hanno messo in evidenza le tante sfaccettature dell’emigrazione per capire se gli spostamenti abbiano comportato anche contaminazioni culturali. È emerso che nei movimenti intervengono molte varianti, che determinano a quale livello e modo le iniziali difficoltà di comunicazione possano contribuire all’omologazione, all’integrazione, alla fusione o all’isolamento; la cultura dell’emigrante perde gradualmente il contesto originario di utilizzo, per divenire patrimonio da custodire gelosamente.

Sergio Marini, il musicista che ha fatto conoscere le tradizioni della terra veneta alla Danimarca, è stato invece l’atteso protagonista dell’incontro tenutosi nell’ultima giornata. "Storie e Canzoni" è stato il significativo e apprezzato viaggio con ritorno dalla terra danese dopo molti anni di sperimentazioni e contaminazioni tra stili popolari diversi in cui è stato possibile trovare interessanti punti di contatto. È stato anche un modo per illustrare l’esperienza di un veneto emigrato in Danimarca il suo inserimento difficile, ostacolato dalla lingua e da usi completamente diversi.

Solo la musica, attraverso il suo linguaggio universale è in grado di unire e far comunicare immediatamente popoli tanto diversi e lontani. Il cantautore ha illustrato alcune delle tappe salienti della sua vita, degli spostamenti fatti con la famiglia, prima dalla Croazia e poi da Altamura, per andare incontro a una realtà piuttosto ostile e fredda. La musica è stato il modo a lui più congeniale per comunicare, per esprimere affetti, sogni, esperienza, difficoltà, come l’inserimento a scuola, all’età di dodici anni, l’allontanamento dalla famiglia, la nostalgia per i suoi cari lontani e per la terra d’origine. Accompagnato da chitarra, flauto dolce e fisarmonica ha interessato e allietato il numeroso pubblico con alcune delle sue canzoni, radicate nell’esperienza e nella formazione musicale degli anni 70.

Hanno avuto ottimi riscontri anche gli stage di danze scandinave, con Karin Skoubo; di canto, con Maria Moramarco e Tamburello con Silvio Teot, che hanno raccolto numerose adesioni di dilettanti e appassionati. Tutti gli iscritti hanno poi potuto offrire un saggio pubblico di quanto appreso durante i graditi “aperitivi musicali”, degli spazi liberi per l’improvvisazione, per esibizioni estemporanee in cui si sono unite e confrontate realtà culturali tanto lontane, con un benefico risultato di dialogo e di scambio reciproco.

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Come citare questo articolo

Sofia Teresa Bisi. “Ande, Bali e Cante”. Ventaglio Novanta, n. 30, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/ande-bali-e-cante-2/

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