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UN RICORDO

Rosetta Pampanini (1896-1973)

L’indimenticabile grande soprano di Corbola

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 31 2005 pp. 82–83

Le note musicali del cancello della casa chiamata “Villa Pampanini”, a Corbola, sono una delle caratteristiche che colpiscono piacevolmente chi, accostatosi a questa dimora, ricorda la figura della soprano Rosetta Pampanini, definita “La Signora della Scala”. Sono note di “… Un bel dì vedremo…” della “Madama Butterfly” e di “Iris” di Mascagni, suoi cavalli di battaglia, nel corso di una carriera splendida, che l’ha vista raggiungere mete altissime nel panorama italiano ed internazionale della musica.

Nata a Milano il 2 settembre 1896, da padre corbolese e madre milanese, Rosetta Pampanini visse a Corbola fino all’età di sei anni; poi, dato che il padre era maresciallo di fanteria, si assoggettò a diversi spostamenti.

All’età di 11 anni abitava a Milano, città in cui ebbe l’opportunità di studiare canto. A 21 anni debuttò a Roma, interpretando la parte di Micaela nella “Carmen” di Bizet, sotto la direzione di Lorenzo Molajoli, ottenendo un grande successo che le aprì le porte del mondo della lirica.

Dopo la “Carmen”, allieva di Emma Malajoli, fu chiamata al Regio di Torino per la parte di Siebel nel “Faust” di Gound, diretto dal maestro Tullio Serafin e, nel 1922, interpretò la “Bohème” di Puccini.

Nel 1923 il maestro Serafin la volle al San Carlo di Napoli, poi a Modena e a Bergamo. Successivamente cantò al teatro di Novara nell’opera “Iris”, diretta da Mascagni. Nel 1925 fu al Comunale di Bologna per la “Bohème”.

Toscanini, che in quel periodo aveva registrato l’insuccesso della “Butterfly” alla Scala, avendo sentito Rosetta Pampanini al teatro di Catania, pensò che quella era la voce adatta per il suo riscatto: la proposta fu accettata e fu un grande successo. A Milano Rosetta interpretò anche la “Mimì” della Bohème, ricevendo strepitosi applausi. Con Toscanini la soprano rimase la regina della Scala per 12 anni, presentando molte opere pucciniane. E nel 1930 inaugurò il “Festival Pucciniano” a Torre del Lago, sotto la guida di Mascagni.

La sua voce fu paragonata a tre Stradivari ed il successo arrise alla soprano che, nonostante ciò, non scordò mai il suo paese: tornava spesso a Corbola, non disdegnando di interpretare brani lirici. Infatti nel 1931-32 cantò in pazza del suo paese la “Bohème” e “Madama Butterfly”, e l’incasso fu devoluto in beneficienza per esigenze locali. Nel 1935 inaugurò il teatro comunale di Corbola, sotto la direzione di Tullio Serafin e Ferrante Mecenati, e continuò la sua apprezzata attività in diversi teatri in Italia e all’estero, anche oltre oceano.

Fu un tripudio continuo, perché la soprano era dotata di una voce limpida, soave, ampia e di intonazioni intense. Il grande critico musicale Rodolfo Celletti ha parlato dello squillo, del colore, dello smalto, dell’intensità e della spontaneità del suono, quali sue doti tipiche.

Oggi, chi va a Corbola, davanti alla villa della Pampanini, dove attualmente vive la nipote, signora Orfeo Zago Strigelli, può sostare, colpito dal cancello con le note musicali e rivedere con la mente i periodi nei quali Rosetta tornava a Corbola e riceveva gli amici che andavano a trovarla. La Pampanini a quei tempi era considerata, in Italia e all’estero, alla stessa stregua della Callas o della Tebaldi per il successo che otteneva nel melodramma italiano.

Durante il conflitto, nel 1942, abbandonò le scene e si dedicò all’insegnamento, dando vita ad una scuola di canto da cui uscirono validi interpreti, quali Vittoria Elliott, Amy Shuard e l’adriese Florindo Andreolli. Nel suo repertorio erano comprese opere di Verdi, Giordano, Leoncavallo, Mascagni, Catalani e Puccini.

L’ultima opera cantata fu la “Tosca”, interpretata nel 1943 in Svizzera a Basilea. Con quest’opera chiuse la sua splendida carriera, durante la quale ebbe varie onorificenze, quali la medaglia d’oro “Litteris et Artibus” ad Oslo, consegnatale nel 1934 da re Gustavo V di Svezia e, sempre in quell’anno, la medaglia “Norge Konge” da re Haakon VII di Norvegia, ed altre ancora.

Nell’estate del 1972, colpita da un male incurabile, la soprano fu trasportata a Corbola dove cessò di vivere il 2 agosto 1973, alle ore 8,20. Negli ultimi mesi aveva avuto il conforto del cardinale Colombo, arcivescovo di Milano, più volte giunto a farle visita per recarle assistenza spirituale.

Alla sua morte non sono mancati i telegrammi del presidente della repubblica Giovanni Leone, dello stesso cardinale Colombo, del papa Paolo VI, della regina d’Inghilterra Elisabetta II e di altre personalità.

Nel 1998 è stato commemorato il 25° anniversario della sua scomparsa ed in tale occasione sono state organizzate varie manifestazioni a Corbola, Adria ed in altre città per ricordare la grande interprete delle opere di Puccini e la generosità sempre dimostrata verso la terra d’origine. Il 24 Ottobre 1998 ad Adria è stato presentato il volume, edito dalla “Tima Club” con quattro compact disc che riguardano interpretazioni inedite della Pampanini. Durante la serata il musicologo Paolo Padoan ha ricostruito la vita e la carriera della soprano, presentando alcuni rari documenti dell’artista, alcuni ascolti e documenti video. Presenti alla serata, come ospiti d’onore, la signora Orfea Zago, cugina della Pampanini, e Rosetta Pizzo, considerata l’erede della tradizione canora del Polesine.

Una documentazione dell’arte di Rosetta Pampanini si trova presso il Conservatorio Musicale di Adria “A. Buzzolla”, dove c’è un’intera sala contenente oggetti personali dell’artista, autografi, onorificenze, nonchè il pianoforte, donati dal marito Giuseppe Diomede. Molti spartiti d’opera appartenenti alla soprano, con annotazioni e puntature sulle parti, sono inoltre conservati nella biblioteca del Conservatorio.

Nella sala dedicatale presso il Conservatorio adriese la presenza dell’artista risulta quasi palpabile, e per un attimo ci si spuò illudere di vederla apparire vestita da Madama Butterfly, ed udire la sua voce armoniosa e suadente. Ma Rosetta Pampanini dorme il suo sonno eterno nel cimitero di Corbola, dove sembra proteggere la località e trasmettere alle future generazioni il suo amore per la musica e per la lirica.

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “Rosetta Pampanini (1896-1973)”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/rosetta-pampanini-1896-1973/

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