Diciamoci la verità: chi di noi ha mai fatto caso a quei piccoli manufatti ai lati dell’argine del Po e se ne è preoccupato della loro esistenza e conservazione? Penso siano veramente pochi.
Sono gli “stanti”, presenze di marmo a poco più di 40 cm. dal suolo che misuravano e misurano tuttora la distanza del fiume e sono (o meglio erano) distribuiti regolarmente da un unico lato del percorso arginale, partendo da Melara sino a Polesella. Iniziano dal n. 1 al confine col mantovano e proseguono regolarmente riportando i numeri progressivi, divenendo gli unici punti di riferimento idraulico.
Sono lì da più di due secoli però tutto fa pensare che ormai avranno vita breve. Se nessuno interverrà, infatti, la loro fine è segnata e saranno distrutti nel più completo anonimato e senza che nessuno faccia qualcosa.
Si ha un bel dire oggi di rivalutare i segni del passato, ma le cose sembrano andare diversamente visto che non si riesce neppure a salvaguardare questi piccoli importanti segni messi appositamente dagli ufficiali idraulici tanti anni fa.
L’allarme è venuto da alcuni volontari del paese di Melara che hanno notato come negli ultimi anni questi oggetti di marmo a forma quadrata (25 x 25 x 40), che fungono da segnalazione terrestre del corso del Po, siano stati bistrattati e rotti, al punto che ne mancano parecchi di quanti dovrebbero apparire per una corretta visione delle distanze.
In particolare mancano all’appello cinque stanti (i numeri 1, 3, 7, 9 e 13). Non solo, ma altri sei sono rovesciati in modo preoccupante, tanto che oramai aspettano solo il colpo di grazia per sparire (nn. 2, 4, 8, 11, 19 e 22), uno è abbassato rispetto al piano arginale (il 14). Solo dodici si possono ammirare nel loro originale aspetto e funzione.
Ma il pericolo non è solo questo: sono infatti letteralmente spariti quei piccoli cippi che segnalavano la zona delle golene, almeno sette non ci sono più. Per fortuna è rimasto il più antico: quello che funge da confine fra Melara e Bergantino in località Mariconda, in trachite, databile alla fine del Settecento.
Quali le cause di tanta trascuratezza? I lavori del 1951 e successivi aggiustamenti della sommità in zona S.Croce, ma anche lo sfalcio dell’erba con mezzi meccanici ha provocato danni. Da qui scatta la denuncia: possibile che non si riesca a salvarli dal degrado, ripristinando anche le originali scritte e dandogli sopra una vernice protettiva contro gli agenti inquinanti?
In fondo sono talmente piccoli che per salvarli basterebbe solo un po’ di buona volontà, unita ad accortezza quando si va a sfalciare periodicamente l’erba. Sempre però che si voglia veramente salvaguardare i “testimoni” del nostro passato, che certamente non danno fastidio ad alcuno ed anzi ci fanno compagnia nelle passeggiate sull’argine. E non si cominci il rimpallo della responsabilità sul chi tocca farlo (Aipo, amministrazioni comunali ecc.).
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “Gli “stanti” a rischio di estinzione”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-stanti-a-rischio-di-estinzione/